VI Relazione: Acquacalda, immagine delle Eolie

RELAZIONE SEMESTRALE : Capitolo VI

 Acquacalda, immagine delle Eolie (7 gennaio 1997 – 6 luglio 1997)

1. La stagione della raccolta

Mi metto a scrivere la mia sesta relazione semestrale sullo stato di attuazione del programma  appena di ritorno da Parigi, dove sono andato per capire e definire meglio che cosa potrà essere il “Laboratorio di ecologia marina” – o come alla fine si chiamerà – che dovrà nascere ad Acquacalda.

Potrei prendere altri temi come spunto per avviare questa riflessione semestrale e le possibilità di scelta non sono poche perché siamo entrati nella stagione della raccolta di ciò che si è seminato lungo tre anni. Potrei cominciare col parlare della società mista “Eolie servizi SpA” che è passata da poco sotto le forche caudine del Coreco provinciale; potrei parlare della attività di programmazione con il Piano Regolatore – di cui è stato esitato lo schema di massima – di quello Paesistico che dal 9 giugno è esposto alla casa municipale alla discussione popolare, a quello Commerciale di cui è stata già redatta la bozza, a quello dei Porti entrato in una fase cruciale di riflessione a tutto capo soprattutto per quanto riguarda la rada Pignataro-Sottomonastero. Potrei parlare dei “presidî municipali” nelle isole per i quali sono stati banditi i concorsi e del lavoro di riorganizzazione e risistemazione della macchina municipale ; e poi ancora del Centro servizi turismo che ha ottenuto il primo finanziamento dal Dipartimento turismo; di Festadimaggio e del suo grande successo; delle opere di decoro urbano su tutto il territorio comunale; del recupero della sentieristica e della realizzazione dei parchi; della creazione di luoghi museali, di incontro, di convegno e di spettacolo; e infine – last but not least – di questa stagione turistica sbocciata per tempo e così promettente, a vedere i dati di giugno…

Tutte cose che danno il segno di quale sia stata l’intensità e la dedizione con cui si è seminato in questi anni e di quanto sia ricco e promettente il raccolto che si va a vendemmiare.

2. L’avvenire delle Eolie

Ma, fra tutte queste cose, ho scelto il Laboratorio di Acquacalda. Un’ idea che è ancora allo stadio di progetto preliminare e che sicuramente non potrà essere realizzata entro la fine di questo mandato. Ma voglio partire da qui perché questo, più di tutti gli altri temi, mi permette di affrontare il nodo che riguarda l’avvenire delle Eolie. Le Eolie sono ad un passaggio cruciale della loro evoluzione ed Acquacalda è l’emblema di questo processo.

Acquacalda nasce come piccolo borgo minerario legato alla lavorazione della pomice. Un lavoro duro che però offre pane nelle Eolie povere ed immiserite dalla fillossera. Un pane salato che sa di lacrime e di sudore. Un pane che costa fatica, la silicosi, tante disgrazie mortali fino a quella di Nino Beninati alle 14.50 del 23 febbraio 1993.

È in seguito a questo evento che l’Italpomice licenzia la gran parte di lavoratori e di fatto dismette l’attività. Non si lavora ma rimane un’ipoteca sulla zona. È possibile pensare ad un altro destino che non sia quello minerario per questo borgo? È la gente che vi vive che dice di sì, ed Acquacalda in questi anni diventa una piccola stazione balneare estiva. C’è una bella spiaggia, si rimettono a nuovo le case che si danno in affitto, nascono nuovi residence, prospera qualche attività di ristoro. Ma tutto questo non basta a dare una svolta. Anzi nell’incertezza e nell’indeterminatezza dei pubblici poteri – così molteplici e più frazionati che articolati – la vecchia ditta sembra risvegliarsi, rivendica di avere continuato a lavorare in tutti questi anni in incognito, anzi asserisce di avere investito miliardi in una riconversione invisibile, sbandiera un prestito di circa 5 miliardi e mezzo ottenuti con la legge n.488/92. Non solo vuole riprendere a lavorare ma chiede l’esproprio per nuovi terreni circondando l’intero borgo con una grande cava. E tutto per 10-15 forse 20 posti di lavoro. Proprio quando a pochi chilometri di distanza l’altra azienda della pomice la Pumex SpA avvia il licenziamento di venti persone e denuncia una serie di difficoltà che possono superarsi solo con uno sforzo congiunto e consistente delle amministrazioni comunale, provinciale e regionale e con il sacrificio di un pezzo di paesaggio di inestimabile valore.

Scrissi cinque anni fa, di questi giorni, su “QuestEolie” – mensile che avevo fondato e dirigevo – un articolo dal titolo “C’è un futuro per la pomice?”. A cinque anni di distanza è un interrogativo che voglio riproporre anche perché mi sembra sia stato evidente – per tutti coloro che hanno partecipato all’incontro del 20 giugno pomeriggio nell’ufficio del Sindaco su “Piano paesistico e cave di pomice” – che si tratterebbe di un futuro al massimo di 20-25 anni. Il destino della pomice come industria – cosa diversa è la pomice come parco, come museo, come artigianato, come elemento di ricerca sperimentale – è quindi comunque segnato nel tempo. È giusto e doveroso quindi, fin da adesso, cercare alternative delineare un itinerario di riconversione guidata.

Bisogna evitare di cadere nella sindrome della casa del moribondo dove non si può parlare di come riorganizzare la famiglia fino a quando il decesso non è avvenuto ed il caro estinto portato al cimitero.

Ritengo invece che non solo sia giusto ma doveroso chiederci se le Eolie possono oggi vivere senza l’industria delle pomice. Soprattutto quando questa industria chiede un prezzo sociale a tutti i cittadini sia in termini di patrimonio paesaggistico, sia in termini di bilancio degli enti locali.
Ecco Acquacalda è l’emblema di questo discorso. Qui tutto è più semplice e più limpido. Non si è più nelle condizioni di venti anni fa quando Beniamino Saltalamacchia e il movimento che promosse dovette fare i conti con la dura legge delle esigenze di lavoro e subordinare a queste il diritto di una borgata a migliorare le condizioni ambientali e la qualità della vita dei suoi abitanti. Non si è nemmeno nelle condizioni del 1993, quando il Consiglio Comunale si mosse per tutelare il lavoro in atto di quindici persone.

Che senso avrebbe oggi riprendere una attività che ha un così corto futuro? È possibile mettere gli abitanti del borgo di fronte alla dura alternativa di rischiare la propria salute o lasciare le loro case? Non ci sono altre possibilità per la gente di Acquacalda?

Sì, bisogna dirlo con forza, le alternative esistono e sono anche di grande suggestione. Esse vanno realizzate nel tempo ma possono essere inquadrate in un piano di riconversione le cui linee sono già state tracciate. Questo piano di riconversione deve essere strutturato in tre momenti: uno di breve, uno di medio, uno di medio-lungo periodo.

3. Affrancarsi dall’industria della pomice è possibile

Nel breve periodo, che vogliono dire tre-cinque anni, va prevista una azione combinata fra le provvidenze della cassa integrazione guadagni o quelle della mobilità, un progetto di lavori socialmente utili, l’utilizzo di finanziamenti comunitari, comunali e regionali per un obiettivo di riqualificazione del territorio eoliano. Più precisamente ciò vuol dire impiegare i pochi lavoratori di Acquacalda, gli esuberi di manodopera della Pumex ed anche altri disoccupati iscritti da almeno tre anni nelle liste di collocamento, nella realizzazione sia di un parco geo-minerario ed in una operazione che potremmo battezzare “Eolie, giardino del Mediterraneo”.

Quella del parco geominerario è un’idea già strutturata ed, in parte, elaborata, collegata con un’analoga iniziativa del Sulcis in Sardegna, e può impegnare – nelle Eolie – fino a cinquanta unità. Essa deve collegare insieme un’opera di riordino e risistemazione delle aree dismesse dalla lavorazione della pomice, la riqualificazione tramite appositi corsi di formazione professionale delle risorse umane, la creazione di azioni imprenditive fra loro coordinate che strutturino ed organizzino appunto il parco.

Queste azioni devono realizzare in progress: percorsi guidati all’attività mineraria così come è evoluta nel tempo; luoghi di esposizione e di documentazione relativi alla pomice (come premessa per la realizzazione del Museo della pomice), relativi alla sua natura chimica, all’evoluzione geologica nell’ambito del vulcanesimo eoliano, alle varie forme di lavorazione nella storia ed alla cultura materiale cui queste forme hanno dato vita, ecc.; attività di manutenzione del parco; esperienze di artigianato artistico e turistico legati al prodotto (lavorazione dei “topolini” e di altri souvenir, verifica della possibilità di ricavare vetro dalla pomice, ecc.).

L’altra idea progettuale chiamata “Eolie, giardino del Mediterraneo” mira nell’immediato futuro (tre-quattro anni), al recupero organico del grande patrimonio di sentieri, terrazzamenti, ruderi di significato storico che rappresentano una caratteristica delle nostre isole ed alla contestuale riqualificazione del territorio con un’azione di piantumazione di alberi, piante e fiori compatibili col nostro paesaggio.

Un’ opera che investa tutte le sette isole, secondo un progetto triennale il cui costo rimarrebbe nell’ambito dei finanziamenti realizzati e progettati per le Isole Minori (legge regionale n. 18/87, POT misura 4 Isole Minori, nuovo disegno di legge regionale per le Isole Minori) e che oltre a qualificare il territorio strutturi, in questo arco di tempo, piccole e medie aziende specializzate in manutenzione e riqualificazione ambientale (rivolte dopo i tre/quattro anni anche – e soprattutto – alla committenza privata relativa alle numerose abitazioni, ville, giardini presenti ormai in tutte le isole e abitati solo pochi mesi l’anno).

Nel medio periodo – dai tre ai sei anni – le azioni di sostegno all’occupazione e di job creation di cui abbiamo parlato dovrebbero avere promosso sul territorio forme imprenditive autogestite sia rivolte alla realizzazione e contestuale gestione del parco della pomice sia alla manutenzione e riqualificazione del territorio. In questa fase via via non dovrebbero più operare gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilità, lavori socialmente utili, ecc.) ma potrebbe essere ancora presente – in misura progressivamente decrescente – una committenza pubblica per la manutenzione ed finanziamenti specifici per il parco ed il museo della pomice.

Dai sei ai dieci anni, invece, è il periodo di incubazione, realizzazione ed avvio del complesso di opere – collocate ad Acquacalda – che comprendono il Laboratorio di ecologia marina, la struttura ed il campus universitario per le Scienze del mare, il Museo della Pomice. E per avere un’idea di queste opere si rimanda all’incarico dato all’arch. Schivo (pubblicato in appendice) ed alle realizzazioni parigine de La Villette e “La Galerie de l’Evolution” de Le Muséum national d’histoire naturelle che sono in qualche modo le fonti ispiratrici del progetto di riqualificazione e di valorizzazione di Acquacalda.

La scelta di Acquacalda non è occasionale. La valorizzazione in termini turistici culturali di una frazione che si colloca geograficamente al polo opposto di Lipari vuol dire coinvolgere tutto il territorio dell’isola principale nel processo di sviluppo e qualificazione turistica e razionalizzare la distribuzione delle varie iniziative legate al turismo. Non avremmo più un centro ed una periferia, ma una realtà policentrica. La capacità di offerta turistica di Lipari, con il complesso del Castello e tutta la sua realtà urbana, viene riequilibrata sia dalla qualificazione forte di Acquacalda, destinata a divenire il centro del turismo naturalistico-scientifico, sia degli altri centri situati lungo il percorso. Ovvero Pianoconte con il termalismo, Quattropani con i parchi attrezzati e la cantina sociale, Canneto con le attività turistiche dedicate alla fruizione del mare (non solo la spiaggia ma in prospettiva gli stabilimenti di talassoterapia di Papisca e Porticello), e così via.

Questa è l’idea delle Eolie di domani affrancate sempre più dai duri condizionamenti del passato di cui l’industria della pomice, comunque, ne è un emblema, ed attestate su una economia caratterizzata sia da una offerta turistica polivalente e destagionalizzata, sia da attività complementari ed integrative (rilancio dell’agricoltura di qualità e delle attività di trasformazione e conservazione, maricultura ed industria e commercializzazione del pesce, maturazione di imprese competitive nel settore dell’ecologia, della distribuzione idrica, della manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico e privato).

Un’ economia che ha nell’isola di Lipari il suo centro propulsore ma che sempre più sa distribuirsi sull’intero arcipelago valorizzando la peculiarità di ogni isola. Si pensi solo al parco dei vulcani e al parco marino intesi non come limiti e divieti a fare ma come grandi occasioni per attività e professioni nuove.

4. Il Piano Paesistico fra realtà e strumentalizzazioni

 Questo progetto per l’avvenire delle Eolie che è stato proposto in embrione col programma municipale del maggio 1994 e si è venuto arricchendo nel corso di questi anni esplicitandosi via via nelle iniziative, nei documenti e nelle diverse relazioni semestrali, frutto di un confronto continuo in convegni, dibattiti, pubblici consessi ha come riferimento ormai il piano Paesistico, il piano Regolatore Generale, il piano dei Porti, il piano Commerciale ed i Patti Territoriali.

Il piano paesistico è il primo dei grandi strumenti ordinatori del nostro territorio che giunge al traguardo. Un evento importante per almeno due ordini di ragioni preliminari: perché finalmente ci si può confrontare su un riferimento certo in ordine alla risorsa prioritaria da salvaguardare che è quella naturalistica e culturale; e perché con la pubblicazione del piano paesistico cade l’iniqua norma sui vincoli che aveva solo lo scopo di bloccare le attività edilizie senza criterio alcuno e quindi era una norma vessatoria.

Al di là delle polemiche faziose e spudorate dei mesi scorsi – culminate nell’ incredibile curtigghiu in occasione delle cittadinanze onorarie ed espressione allo stesso tempo di ignoranza e di provincialismo –  il comportamento dell’Amministrazione di fronte a questa vicenda è stato esemplare. Innanzitutto, ci si è battuti a fondo per evitare il regime del vincolo di inedificabilità e quando si è compreso che questo non veniva rimosso si è operato per accelerare l’iter del piano paesistico sapendo che era l’unica strada ormai praticabile, in tempi brevi, per fare decadere i vincoli. A questo fine si è messo a disposizione dei progettisti tutto quanto poteva aiutarli nel loro lavoro, a cominciare dalla cartografia alfanumerica e dallo studio agroforestale.

L’interessamento del Sindaco di Lipari, come d’altronde anche quello degli altri Sindaci delle Eolie per il Piano Paesistico, è cominciato anzi prima che venisse apposto il vincolo, quando ci si è resi conto che si stava formando questa determinazione a livello di Assessorato regionale ai Beni culturali. Hanno preso le mosse allora le conferenze di servizio che si sono svolte a Messina ed a Lipari e che rappresentavano una modalità democratica di costruzione del Piano.

Questa modalità non ha avuto seguito perché è prevalsa, negli ambienti responsabili del Piano, la tesi che il procedimento dovesse rimanere riservato. E di fatto riservato è rimasto fino all’agosto del 1996, quando, già ultimato, esso è stato illustrato ai Sindaci nei suoi termini generali.

Per quanto riguarda il nostro Comune, il 24-25 settembre – come ho già segnalato nella precedente relazione semestrale – il piano è stato illustrato, a Roma, anche ai commissari regionali nominati in sostituzione del Consiglio Comunale decaduto ed al loro esperto Arch. Giuseppe Lo Cascio. In quella stessa data, ma in una seduta distinta, vi era stato anche l’incontro con l’ing. Emanuele Carnevale che aveva richiesto di visionare il Piano e il prof. Cabianca aveva acconsentito a condizione che fosse presente il Sindaco.

Melbourne 3 febbraio 1997. Incontro del Sindaco di Lipari con il Console italiano dott. Michele Fazzolari in occasione della missione in Australia ( vedi in appendice la relazione sul viaggio).

Ma le occasioni di conoscenza ed informazioni offerte alla comunità eoliana  sono state diverse, a cominciare dal convegno sui Vulcani svoltosi nell’agosto del 1995 presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie e conclusosi con l’inaugurazione della sezione vulcanologica del nostro Museo archeologico. Come dimenticare, dopo, l’affollata assemblea dei primi di ottobre 1995, presso la Chiesa di Sant’Antonio, proprio nei giorni in cui si era avuta notizia che il vincolo era stato firmato dall’Assessore. E poi gli incontri al Centro Studi dell’estate 1996 con il prof. Cabianca e l’on. D’Andrea, ed infine la sessione di Festadimaggio97 dedicata appunto al paesaggio delle Eolie.

Oltre questi, il Sindaco ha avuto altri incontri col prof. Cabianca ed i progettisti? Certo, altri cinque  per parlare del piano paesistico, come risulta dai rendiconti annuali delle mie trasferte pubblicate nelle relazioni semestrali del gennaio. Tutte cose pubblicate ed offerte alla massima trasparenza.

In questi incontri ho cercato di capire e di imparare soprattutto quel “parco di Vulcani” che finalmente andava delineandosi concretamente e rappresentava un contributo impareggiabile al nostro sviluppo sostenibile. Su tutto il resto, sulla parte delle indicazioni al Piano Regolatore, ho cercato di realizzare un collegamento fra progettisti perchè i due grandi progetti non procedessero separatamente. A torto o a ragione, personalmente mi sono astenuto di entrare nel merito delle scelte che venivano prospettate. Sia per rispetto verso un piano la cui responsabilità apparteneva ad un’altra Amministrazione, sia perchè sapevo che sarebbe venuto il momento delle osservazioni e delle opposizioni e, che queste, non potevano e non dovevano essere osservazioni personali.

Così la prima osservazione, prima verbale e poi formalizzata per iscritto, la feci a settembre nel corso dell’incontro con i commissari e riguardava la possibilità di costruire strutture per l’agricoltura e l’allevamento nelle aree a destinazione agricola.

Ho voluto dilungarmi su questo problema cruciale perché sento montare una nuova speculazione simile a quella vergognosa che si tenne sul vincolo nel corso del referendum e che il popolo ha spazzato via col voto referendario facendo giustizia di tante menzogne. Per tutte rimandiamo alla pagina 4 del “Nuovo notiziario delle Isole Eolie” del maggio 1996. D’altronde non è stato detto ad una tv locale e scritto su un giornale regionale che la regia di questo piano sarebbe nelle Eolie pensando, con tutta evidenza, al Sindaco di Lipari?

Ma la posizione dell’Amministrazione in ordine a questo piano paesistico è stata chiara e lineare, al di là delle illazioni e delle polemiche, e vale la pena tornare a sottolinearla: si tratta di un elaborato proposto dall’Assessorato regionale ai beni culturali che nei prossimi mesi dovrà essere oggetto di riflessione ed approfondimenti per arrivare ad osservazioni ed opposizioni redatte col più ampio consenso e sancite da un voto del Consiglio Comunale. Ad una prima lettura si può dire che per quanto riguarda le parti prescrittive in ordine al “parco dei vulcani”, è stato fatto un lavoro egregio. E’ stata data alle Eolie l’opportunità di organizzarsi come il secondo parco dei vulcani al mondo, dopo quello delle Haway. Per quanto riguarda il resto, nelle parti che contengono indicazioni per il Piano regolatore generale, bisogna realizzare alcuni approfondimenti e correzioni per garantire alle Eolie lo sviluppo compatibile con la loro vocazione di centro naturalistico e culturale. Ed il primo luogo di questa rivisitazione è il tavolo del Piano regolatore generale che, a sua volta, va correlato con le 165 idee progettuali dei Patti Territoriali cercando di recuperare quanto è più possibile di questa grande disponibilità a garantire alle Eolie un nuovo orizzonte di produzione e di sviluppo.

5. Dal Piano regolatore ai Patti territoriali

La canea che si è scatenata sul piano paesistico, ancora prima che esso fosse presentato ed illustrato; le menzogne che si sono messe in circolazione; il livore politico con cui si è cercato di impostare la discussione, fanno temere che questo sia solo un assaggio di quello che accadrà quando si discuterà del piano regolatore e del piano dei porti. D’altronde quanti e quali polemiche si sono scatenati sui Patti territoriali? Non può trattarsi solo di approssimazione e di ignoranza. Si tratta di una precisa manovra politica da parte di chi, da sempre, si batte per impedire che una pianificazione seria del territorio possa aver luogo sapendo che, nell’indeterminatezza, le logiche più forti ed agguerrite hanno sicuramente il sopravvento. Non è un caso che di Piano regolatore si parla dal 1955 senza esito alcuno e che l’attuale incarico ai progettisti è già vecchio di oltre dieci anni.

Quindi c’è da giurare che il cammino del PRG dallo schema di massima – che è stato esitato all’unanimità dal Consiglio Comunale con  osservazioni rispetto alla proposta dei progettisti  – all’elaborato definitivo, non sarà facile. E sicuramente i prossimi sei mesi saranno mesi cruciali perché si intrecceranno procedimenti diversi tutti orientati all’organizzazione del territorio. Entro il 9 dicembre infatti dovranno essere completate le osservazioni e le opposizioni al piano paesistico; sicuramente entro dicembre i progettisti dovranno depositare la stesura del PRG; entro dicembre deve concludersi anche l’elaborazione del Piano dei porti ed infine nei prossimi mesi il piano commerciale, la cui bozza è stata già licenziata dai progettisti.

Con i piani interloquiranno sempre più i Patti territoriali che, completata la prima fase delle idee progettuali, entrano ora nel momento cruciale della selezione e della strutturazione. Per seguire questa fase, i Comuni delle Eolie hanno incaricato l’ing. Pietro Faraone e l’arch. Domenico Giuffrè. Saranno loro che, cooperati dal Dott. Luigi Amato e dalla Europrogetti e Finanze spa, verificheranno innanzitutto la compatibilità di queste idee con il piano paesistico e il PRG, daranno quindi connotati più organici al progetto e lo renderanno presentabile al Cipe in tempi celeri.

Intanto non possiamo nasconderci che questi Patti hanno suscitato una grande attenzione ed una grande partecipazione. Sono state 163 le nuove idee progettuali e 52 le proposte di ampliamento di quelle esistenti per un complesso di 1.005,569 miliardi di investimenti con la previsione di 3.231 nuovi posti di lavoro. Le proposte più numerose riguardano il settore alberghiero e ricettivo extralberghiero, ma non sono poche anche quelle relative all’agricoltura, all’agriturismo ed all’agrindustria, alla zootecnia. Significative anche le idee relative ai servizi turistici (di cui tre con esplicito riferimento termale), e ai servizi relativi alla nautica da diporto ed ai porti. Infine ci sono otto idee di industria ittica, quattro di industria artigianale, cinque relative al commercio, due ai servizi aerei, due ai servizi ecologici, due ai servizi sociali, due ai servizi vari ed uno al benessere. Se articoliamo il discorso per Comuni vediamo che ben 130 idee progettuali nuove e 35 di ampliamento per 948 miliardi circa e 2.664 posti di lavoro, riguardano il Comune di Lipari. Naturalmente la gran parte sono relative all’isola di Lipari, 33 all’isola di Vulcano, 8 all’isola di Stromboli, 2 all’isola di Panarea, 2 all’isola di Alicudi, 1 di Filicudi ed una riguarda l’intero arcipelago.

Certo non tutte queste idee andranno in porto. Probabilmente alcune si ritireranno quando scopriranno che il contributo sarà minore a quello atteso. Ma per quanto riguarda la loro compatibilità col piano paesistico e il PRG ritengo che sia una partita tutta da giocare. Nel settore della programmazione sempre più è invalsa l’idea che piuttosto che organizzare il teritorio sulla base di linee che poi rimangano inattive per mancanza di soggetti promotori, è opportuno invece partire dalle disponibilità progettuali esistenti. Una idea progettuale – se è seria – rappresenta un potenziale da considerare con grande attenzione prima di scartare.

Indubbiamente dobbiamo fare i conti con le risorse disponibili. Se per ogni patto territoriale è previsto un contributo massimo di 100 miliardi, anche ammesso che solo il 50% di queste idee reggeranno ad una seria verifica, saremmo già nell’impossibilità di sostenerle tutte adeguatamente. Bisognerà dare indubbiamente un ordine di priorità sulla base di un progetto di crescita che sappia però mettere insieme oltre alle disponibilità del Patto e dei privati anche altre risorse ricuperabili a livello europeo e nazionale.

Per le priorità sappiamo già che lo sforzo maggiore va fatto sul piano del turismo culturale-naturalistico e che il problema dei problemi,  per sostenere l’incremento di flusso registrato negli ultimi anni, è rispondere con una recettività adeguata. Bisogna creare nuovi posti letto e bisogna garantire ai visitatori quegli standard a cui ormai sono abituali in una stazione turistica qualificata.

Quanto alla ricerca di risorse aggiuntive, sarà determinante il contributo dell’Europrogetti e finanze spa alla quale il Comune di Lipari ha rinnovato l’incarico di collaborazione.

6. Il centro servizi turismo.

Il progetto di sviluppo alternativo che ho tratteggiato in apertura, il piano paesistico, gli altri piani ed ora – con grande chiarezza – la stessa disponibilità della imprenditoria locale, indicano il turismo come il campo prioritario nel quale bisogna lavorare. Non solo il turismo, ma innanzitutto il turismo. Non il turismo tradizionale ma sempre più un turismo di qualità, destagionalizato, con forti interessi cultuali, naturalistici e paesaggistici.

Questo turismo va ricercato nella domanda e va seguito e curato nell’offerta. Per questo è stato pensato e progettato il “Centro servizi turismo” la cui idea era stata illustrata nell’incontro di Canneto sulle “Dieci idee per il futuro delle Eolie” del 27 aprile 1996. Il Centro era appunto la quarta idea progettuale. Un Centro che nasceva con centro a Lipari ma non riguardava solo le Eolie bensì tutte le isole della Sicilia nell’immediato ed in prospettiva tutte le isole italiane.

Dopo di allora vi è stato un incontro a S. Marina Salina il 28-29 luglio con la partecipazione dei rappresentanti delle isole della Sicilia, della Gepi, del Cispel, della Karma e della Trainet. In quell’incontro si decise che il progetto di massima l’avrebbe realizzato la Karma su incarico del Cispel e che il Comune di Lipari lo avrebbe presentato per ottenere i finanziamenti POT, misura 4, isole minori. Questo progetto è stato accolto dal Dipartimento turismo, valutato il più interessante fra quelli presentati, ma purtroppo ha ottenuto solo un finanziamento di L.1.500.000.000 sugli oltre sette preventivati. Il finanziamento è stato imputato solo al Comune di Lipari lasciando liberi gli altri comuni delle isole siciliane di aderire decurtando quanto stabilito dai loro finanziamenti. Basterebbe che ogni comune destinasse 150.000.000 delle proprie competenze perché il budget salirebbe a 2 miliardi e mezzo: una base di partenza meno asfittica.

Inoltre l’Assessorato regionale al turismo si è impegnato a ricercare altre linee di finanziamenti per i Progetto nell’ambito del nuovo disegno di legge per il Turismo mentre il nuovo Amministratore Delegato della Nova-Gepi ha confermato la disponibilità ad entrare nella Società di gestione del Centro con partecipazione al capitale sociale. Ancora al Progetto hanno dimostrato interesse alcuni consulenti nazionali della CISPEL che prevedono di organizzare in ogni isola cooperative e/o società di giovani imprenditori di servizi turistici da finanziare con la legge 236 che concede un contributo massimo di 1000 milioni per ogni iniziativa, ma soprattutto contribuisce alle spese di gestione per 4 esercizi.

Quindi malgrado la limitazione del finanziamento da parte del Dipartimento Turismo, le disponibilità per realizzare questo istituto nei termini progettati, non dovrebbe essere difficile. Il problema vero è quello dei tempi. I finanziamenti del Dipartimento devono essere impegnati entro dicembre e quindi il progetto va realizzato entro luglio quando sicuramente ancora il mosaico di queste prospettive non sarà composto. Bisognerà quindi probabilmente partire dalla base del miliardo e mezzo già attribuito dal POT e procedere ad una realizzazione del progetto per tappe.

Importante sarebbe se il Centro riuscisse ad essere operativo questo inverno per potere impostare il lavoro della prossima primavera e della prossima estate. Un lavoro che consiste appunto, non solo nel ricercare e curare una nuova domanda di visitatori, ma anche di selezionare la nostra offerta spronandola verso una migliore qualità delle prestazioni.

7. Decoro urbano, sentieri, parchi

Credo che il risultato più evidente sia il salto di qualità compiuto sotto il punto di vista del decoro urbano. I risultati indubbiamente maggiori sono quelli ottenuti a Lipari e Panarea. A Lipari di rilievo i vicoli e la piazzetta delle Arti e dei Mestieri sopra la Terra, la via Garibaldi, i marciapiedi del Corso Vittorio Emanuele, la strada di torrente Ponte. A Panarea le belle stradine in pietra. Ma non bisogna dimenticare i sentieri a gradini di Alicudi, le stradine di Filicudi (anche se il lavoro non è ancora completato), le stradine di Stromboli, le strade e la piazza di Pianoconte e di Quattropani, la piazza di Acquacalda, poi Pirrera e Lami.

Anche a Canneto, pur fra mille vicissitudini, le cose vanno avanti. A settembre cominceranno i lavori dei vicoli e bisognerà chiarire come procedere nella Marina Garibaldi.

Entro la fine dell’anno, sempre sul piano del decoro urbano, dovranno partire i lavori relativi a via Roma e a piazza Ugo di Santonofrio. Inoltre è stato già realizzato il progetto e sono stati richiesti i finanziamenti per la cosiddetta piazzetta della Ceramica a fianco all’ufficio postale, per torrente Valle, mentre è stato avviato l’iter per riqualificare piazza Mazzini.

In qualche modo del decoro urbano fa parte il discorso dei parcheggi perché libera le strade dalle autovetture e permette ai cittadini di riappropriarsene nella pienezza del loro valore architettonico ed urbanistico. A proposito di parcheggi quest’ estate ci coglie con l’avvio dei lavori al megaparcheggio di via Cappuccini e con la realizzazione di un importante parcheggio privato a Vulcano, un esperimento interessante che potrebbe avere un seguito. Intanto con Eurofinanze e Progetti stiamo cercando di realizzare un piano di dotazione dell’isola di Lipari di queste strutture: ampliamento del grande parcheggio di via Cappuccini e creazione di tre parcheggi sotterranei (a Piazza Mazzini, nelle prossimità dell’Ospedale ed a Canneto); infine tre piccoli parcheggi sono anche previsti a Pianoconte.

Permettere ai residenti ed ai turisti di potere meglio vivere l’ambiente urbano si accompagna con l’esigenza di meglio scoprire e apprezzare le bellezze naturali e la serenità  anche dei borghi, delle campagne e delle colline. Da qui l’impegno per la sentieristica ed i parchi.

Sei miliardi sulla sentieristica di Lipari, Filicudi, Alicudi e Stromboli è questo un grande risultato ottenuto col Piano operativo turismo (POT) di Misura 4. A Stromboli si potrà fare in selciato la strada che va da Ficogrande a Piscità, ad Alicudi si completerà la gran parte dei bellissimi sentieri a gradini che dal porto salgono verso Piano dell’Arpa, a Filicudi e Lipari si rassetteranno la gran parte dei sentieri esistenti e se ne qualificherà qualcuno col selciato. A Lipari in particolare si valorizzerà il sentiero che da Serra porta a Monte Rosa.

Quanto ai parchi: sono finalmente completati i lavori e si aprirà per l’estate il parco archeologico di Lipari; un’altra battuta d’arresto ha subito il parco di Palmeto anche perchè la Soprintendenza vuole approfondire il problema della piantumazione e di eventuali opere che prevedono escavazioni essendo quella un’area di notevole interesse archeologico; è stato stipulato il compromesso, sono state approvate tutte le delibere relative ai fondi ed è anche stato dato l’incarico al progettista per la realizzazione del Parco urbano di Vulcano che si spera di rendere fruibile per l’estate prossima; a Quattropani c’è da perfezionare l’acquisto del terreno dietro la Chiesa Vecchia per realizzare un’oasi panoramica servita possibilmente da un teatro all’aperto, mentre si sta per conferire l’incarico  per il grande  parco del Castellaro.

8. Le strutture di incontro e socializzazione.

Turismo culturale vuol dire spazi dove potere svolgere incontri, rappresentazioni, spettacoli, manifestazioni tutto l’anno. È la carenza maggiore del nostro arcipelago. Ed anche qui ormai vanno maturando alcun cose concrete e specifiche.

Innanzitutto il palazzo dei congressi di via Balestrieri. Si è concluso finalmente il lodo arbitrale ed è stata approvata l’autorizzazione da parte del Consiglio Comunale all’Amministrazione a pagare la somma stabilita. Così finalmente a settembre potranno riprendere i lavori degli appalti in corso ed entro la fine dell’anno aggiungersi quelli previsti dal nuovo finanziamento del POT. Entro giugno prossimo ci sono buone probabilità che un’altra importante incompiuta possa essere ultimata, con la possibilità di dare a Lipari una nuova chance per la convegnistica.

Nel mese di giugno è stato consegnato il progetto esecutivo del campo di basket coperto già dedicato alla memoria di Nicola Biviano ed il 17 luglio si terrà in Prefettura la conferenza di servizio per raccogliere tutti i visti necessari alla realizzazione dell’opera. Per questa è previsto un mutuo a tasso agevolato. Si spera che i lavori possano cominciare entro la fine dell’anno ed essere ultimati entro il 1988. Oltre a garantire ai giovani la possibilità di effettuare in inverno, al coperto, le partite di basket e pallavolo ed altri meeting sportivi, fungerà da palestra per le scuole di Lipari e sarà un luogo disponibile per incontri fino a duemila persone.

Infine entro fine anno dovranno iniziare i lavori di recupero e restauro della Chiesa dell’Immacolata al Castello al fine di farne un Auditorium. Purtroppo col finanziamento di 1 miliardo e mezzo stanziato dal POT sarà possibile affrontare solo il primo lotto funzione che riguarda il recupero. Per completare l’opera occorrerà recuperare un altro finanziamento di almeno 5 miliardi.

Sempre nell’ambito di spazi di incontri e socializzazione è in programma l’acquisto del vecchio mulino di Stromboli dove potrebbe realizzarsi una grande sala e il recupero e la riqualificazione dell’inceneritore di Vulcano per potere attrezzare tutta l’area a fini ricreativi e sociali.

9. L’offerta museale

Il Comune di Lipari ha avuto in affidamento temporaneo la Gendarmeria del Castello, e si spera a breve di poterla avere in concessione definitiva, dove era situato il carcere mandamentale ora dismesso. Già questi locali sono stati utilizzati per Festadimaggio 1997 e presto lo saranno anche per la mostra delle opere artistiche del CIPRA. Ma la destinazione già stabilita di questo edificio è il Museo Civico da dedicare – almeno nella fase iniziale – a Museo dell’immigrazione eoliana nel mondo. Del Museo Civico è stato già redatto l’apposito regolamento che è all’approvazione della Regione.

Oltre al Museo Civico presto Lipari potrà contare anche su una Pinacoteca pubblica che verrà accolta nel palazzo di via Maurolico dove ormai sono in corso i lavori di recupero e restauro e che si spera possano concludersi entro il giugno prossimo. La Pinacoteca accoglierà le opere di pittura e di scultura raccolte dal CIPRA in questi anni e sarà curata e gestita da questa benemerita associazione.

Del progetto del Laboratorio di ecologia marina si è già detto, bisogna sottolineare che si sta riproponendo la pratica di acquisizione di una antica fornace, sempre ad Acquacalda, per poterla destinare a Museo della pomice.

10. Riapre San Calogero?

Al di là di tutte le polemiche strumentali, che grazie a Dio in questo arcipelago non scarseggiano, un’altra grande speranza delle Eolie, finora sempre frustrata, potrebbe trovare una soluzione in tempi abbastanza prossimi. Si tratta del termalismo ed in particolare delle terme di San Calogero. Una delle remore a riproporre e rilanciare il nostro stabilimento, chiuso ormai da oltre vent’anni, è derivata proprio dalla procedura di revoca della concessione al Comune di Lipari richiesta dall’Ente miniere all’Assessorato regionale per l’industria perché i lavori di ristrutturazione dell’immobile, compiuti nella seconda metà degli anni 80, sarebbero avvenuti senza la preventiva autorizzazione dell’autorità preposta. Ora questa lunga vertenza dovrebbe finalmente sbloccarsi in questi giorni. Il 23 luglio dovrebbe andare all’esame del Consiglio regionale delle miniere, e contiamo nell’esito positivo.

L’altro nodo, oltre alla concessione, è la verifica della reale quantità di acque disponibili. Ai primi di maggio quando visitammo San Calogero col Presidente della Regione, l’on. Provenzano convenne con noi che non aveva senso fare altri investimenti se prima non si faceva chiarezza su questo interrogativo. Così nel mese di giugno, avuto sentore che era ormai prossimo il pronunciamento sulla concessione, con determina sindacale, si è incaricata la  Chem-Geo di Pisa, società di esperienza internazionale e collegata al CNR, di effettuare le ricerche per verificare la consistenza della vena termale. Queste ricerche cominceranno il 20 luglio e si concluderanno ai primi di settembre. Entro fine settembre dovremmo avere tutti i riscontri.

Se i risultati saranno positivi come tutti ci auguriamo, e ci sarà nel frattempo la conferma della concessione, già ad ottobre si potrebbe trovare una ipotesi di gestione. Gli interlocutori sul piano tecnico e finanziario infatti non mancano. Il nuovo amministratore delegato della Nova Gepi ha confermato la disponibilità dell’istituto di partecipare alla società o al consorzio eoliano di sviluppo termale. Recentemente, inoltre, vi è stato un incontro con i responsabili delle Terme di Chianciano che hanno manifestato interesse a coinvolgersi nell’impresa di riproporre San Calogero. Hanno richiesto ed è stata loro fornita l’analisi delle acque ed hanno promesso di inviare la loro ipotesi di utilizzo dello stabilimento, non appena anche le analisi della Chem-Geo saranno disponibili.

11. Il successo di Festadimaggio97

 La realizzazione di grandi eventi culturali è stato fin dal 1994 la scelta delle Amministrazioni delle Eolie per incentivare il turismo culturale. La prima importante esperienza è stata quella dei festeggiamenti intitolati al “Constitutum dell’Abate Ambrogio” che hanno avuto luogo dal 4 al 9 maggio del 1995 in occasione del 900° anniversario dello storico documento. Dopo la parentesi di un anno, sovraccaricato di appuntamenti elettorali fra cui il referendum sulla riconferma del Sindaco che si è effettuato il 26 maggio 1996, quest’anno è stata riproposta l’esperienza sotto il titolo di “Festadimaggio“. Una esperienza che si vuole istituzionalizzare e rendere stabile con manifestazioni culturali, sportive e di spettacolo.

Festadimaggio 1997 è stata promossa oltre che dalle quattro Amministrazioni comunali eoliane, dal Museo Archeologico regionale eoliano, dalla Azienda Autonoma soggiorno e turismo isole Eolie, e dal Centro Studi e Ricerche di storie e problemi Eoliano, e si è tenuta dal 9 al 17 maggio con incontri a Lipari, Salina e Vulcano.

Il tema scelto è stato: “Le Eolie cento anni dopo. La testimonianza di Luigi Salvatore d’Austria e la realtà di oggi“. Un omaggio doveroso ad un personaggio – nel 100° anniversario della pubblicazione dei libri dedicati alle Eolie e nel 150° della nascita – che ha dato un grande contributo alla valorizzazione delle isole, fra cui le Eolie, raccogliendo con passione la documentazione di come queste erano nella seconda metà dell’ottocento.

Luigi Salvatore è stato anche uno degli esponenti di quel turismo colto dei secoli scorsi che seppero visitare i luoghi andando al di là delle immagini per cercare di cogliere l’animo e la cultura di un popolo. Infine la sua passione per il Mediterraneo lo rende oggi portatore di un messaggio di attualità nella ricerca in atto fra i popoli di questo mare di farne un luogo di relazioni pacifiche dopo essere stato a lungo teatro di scontri e di guerre.

Così la manifestazione ha dato luogo a vari momenti che si sono ricollegati tutti, in qualche modo, a queste tematiche. Possiamo articolare la manifestazione in cinque fasce di iniziative. Innanzitutto il grande Convegno Internazionale di studi su L’Arciduca Luigi Salvatore d’Austria, il Mediterraneo e le isole Eolie dell’Ottocento che ha rappresento l’avvio ed ha dato il tono a tutta la manifestazione. Possiamo tranquillamente sostenere che si è trattata della più importante esperienza culturale e scientifica che si sia mai verificata nelle isole Eolie ed il contributo più rilevante, in assoluto, finora offerto alla comprensione della figura e dell’opera del grande navigatore dell’Ottocento. Poi le sei iniziative culturali di tutto rispetto (dall’incontro sulla ricerca archeologica, a quella sul paesaggio, sugli immigrati in Australia, sul turismo nelle Eolie, alla presentazione di due libri). Quindi le sei Mostre (di cui tre alla Gendarmeria del Castello meta fino a metà giugno di centinaia di visitatori e di scolaresche, e tre nell’isola di Salina) e le due visite guidate ad una casa borghese di Lipari dell’Ottocento, ed alle grotte dei Rossi e del Faraglione a Vulcano. Ancora gli spettacoli, i concerti, la manifestazione sportiva. Infine le due iniziative politiche, l’Assemblea dei sindaci dell’Ancim e la grande manifestazione conclusiva sul Mediterraneo.

Un evento che ha avuto oltre che un indubbio valore culturale anche un importante ritorno turistico. Si pensi ai giornali che hanno parlato delle Eolie ed alla visita di una delegazione della stampa estera i cui servizi stanno apparendo ancora in questi giorni sulla stampa di diversi paesi del mondo. Si pensi alle trasmissioni televisive di Mediterraneo e Rai-international, le cui troupes sono state presenti in quei giorni e alle troupes che sono venute in seguito e che continuano a venire in questi giorni.
Mai come in questi ultimi tre anni queste isole hanno avuto su di loro l’attenzione del mondo. Ed i riflessi sul piano delle presenze sono constatabili da parte di osservatori non miopi e non prevenuti. E tutto ciò è certamente merito della promozione che è stata fatta in questi anni con iniziative che guardano al di là del piccolo orizzonte dell’arcipelago con un respiro mondiale.

Proprio all’interno di questa riqualificazione del nostro turismo in turismo culturale e naturalistico si sono conferite – il 20 giugno scorso – le cittadinanze onorarie al Maestro Giuseppe Sinopoli, al prof. Vincenzo Cabianca ed al prof. Piermaria Luigi Rossi. Tre personaggi di rilievo internazionale che hanno scelto in qualche modo le Eolie: le Eolie della “bellezza” colta, le Eolie del paesaggio in cui è incisa una storia antica e recente, le Eolie dei vulcani emersi e sommersi, le Eolie scrigno incomparabile di una infinità di tesori della natura.

12. La proiezione internazionale

 Festadimaggio97 è stata una bella occasione anche per promuovere incontri internazionali. Si sono stabiliti rapporti con il governo spagnolo, con la repubblica ceca, con quella austriaca, con il governo di Malta, con il governo regionale delle Baleari e con quello insulare di Maiorca e poi i rapporti con istituti culturali e associazioni di questi ed altri paesi.

Indubbiamente è stato un momento alto di proposta delle Eolie a livello internazionale. Ma non è stato l’unico momento. Dal 29 gennaio al 10 febbraio il Sindaco è stato in Australia e precisamente a Cairns, Melbourne, Camberra e Sydney per rafforzare i rapporti con la nostra comunità in quel continente, che conta decina di migliaia di appartenenti, per celebrare il gemellaggio con Drummoyne ma anche per imbastire rapporti con le autorità locali. E’ stato nel corso di questi incontri – in particolare col sindaco di Drummoyne Michele Megna – che è maturata l’idea di realizzare un Centro di documentazione dell’immigrazione eoliana in Australia, ed è stato sempre in occasione della visita a Melbourne che è stata decisa la partecipazione del gruppo Italo-australiano theatre company a Festadimaggio97. Di questa missione ho parlato nel volumetto “Viaggio in Australia” che ha voluto essere un resoconto puntuale di quella che molti, “bonariamente”, hanno voluto considerare… una vacanza.

Dopo l’Australia vi è stata la prima Conferenza europea sullo sviluppo sostenibile delle isole che si è tenuta a Minorca dal 23 al 26 aprile promossa da Insula-mab sotto l’egida dell’UNESCO e della Unione Europea, nel corso della quale si sono sviluppati i rapporti con il Governo delle Baleari sul piano della promozione dei servizi di informatizzazione al turismo. E qui è emersa la proposta comune di chiedere alla CEE il finanziamento del progetto “EURO-ULYSSE. Una struttura per la cooperazione nel campo del turismo sostenibile ed informatizzato“, nell’ambito del programma europeo RECITE II.

Ancora, nel corso di questa Conferenza, il sindaco di Lipari è intervenuto per illustrare il nuovo progetto di un Laboratorio di ecologia marina da far sorgere ad Acquacalda riscuotendo notevole interesse, ed in una teleconferenza in collegamento diretto con una aula scolastica di Canneto si è dato un saggio di che cosa è possibile fare col progetto Telescuola che l’Amministrazione comunale sta sviluppando nelle scuole eoliane di ogni ordine e grado.

Infine, proprio l’incontro di Minorca ha permesso di aprire una nuova pagina di collaborazione del nostro Comune con l’Unesco in ordine al laboratorio di ecologia marina e da qui l’incontro a Parigi dal 4 al 6 luglio.

13. Pesca, maricoltura, agricoltura

Abbiamo già detto che pensiamo alla pesca ed alla agricoltura ed alle produzioni connesse come ad attività complementari ed integrative al turismo. Il turismo, in questa visione, ben lungi dall’essere loro alternativo rappresenta un importante volano di valorizzazione di questi comparti.

Per quanto riguarda la pesca dovrebbe essere ormai giunto in dirittura d’arrivo il Consorzio tanto auspicato dalla Amministrazione comunale. Dovrebbero farvi parte almeno sei cooperative rispetto alle due più recenti nate in seguito ai corsi di maricoltura ed in occasione dei patti territoriali. Si tratta di un avvenimento importante perché questo consorzio non solo dovrà candidarsi alla gestione del mercato ittico, ma dovrà orientare le scelte dei pescatori di fronte alle nuove provvidenze per le spadare ed alla fase di riconversione e grande trasformazione che il settore sta traversando.

Si pensi anche alla nuova legge regionale sulla pesca, ora in fase di discussione, che dovrebbe istituire i distretti marini che saranno delle autorità marittime più vicine alle realtà pescherecce. Una sorta di capitaneria di porto allargata alle istituzioni ed alle associazioni di pescatori.

Quanto al mercato ittico, la Giunta municipale ha già affidato l’incarico di progettazione, e si vigilerà per avere gli elaborati in tempo per concorrere ai finanziamenti europei del programma SFOP. E così un altro importante punto programmatico che è stato più volte prospettato in questi anni, si avvia verso il proprio adempimento.

E col mercato ittico anche il progetto comunale di maricoltura fa un significativo passo in avanti. A marzo di è concluso il primo corso di maricoltura tenutosi ad Acquacalda finanziato dalla FOPRI-Gepi e gestito dall’Aquatech di Roma. E’ stato un corso di alta qualità e livello che ha appassionato i giovani che vi hanno preso parte. Hanno contribuito a questo successo una schiera di docenti fra i più preparati ed aggiornati del settore e la dedizione del prof. Andrea Ponticelli.

L’efficacia del corso può essere verificata anche dal fatto che dal suo seno sono nate due iniziative: una società ed una cooperativa che intendono operare nel settore, formate da pescatori, giovani partecipanti del corso ed operatori locali.

Ora in autunno dovrebbe partire un nuovo corso di maricoltura per tecnici specializzati, al quale oltre a giovani eoliani che avranno la possibilità di approfondire la loro preparazione dovrebbero partecipare anche giovani provenienti da altri paesi europei per dare vita ad uno scambio di esperienze a livello internazionale.

Nello studio di fattibilità sulla maricoltura che l’Aquatech ha effettuato per il Comune di Lipari sono stati individuati 4 siti per l’allevamento: uno a Lipari, uno a Vulcano, uno Stromboli ed uno a Filicudi. Così il Comune di Lipari si trova in pole position per potere accedere ai finanziamenti collegati al programma del governo nazionale di creare 60 impianti di maricoltura nel Mezzogiorno.

Ed ancora una volta si dimostra come la scelta di dare un incarico per uno studio di fattibilità sia stato lungimirante e come ho avuto ragione di ignorare – anche in questo caso – tutti i cialtroni che continuano a lamentare che questa Amministrazione spende troppo non comprendendo o forse proprio sapendo perfettamente che per produrre sviluppo bisogna investire e gli investimenti più produttivi alla lunga sono quelli negli studi e nelle ricerche.

Attenzione alla maricoltura ed alla pesca, attenzione anche all’agricoltura. A proposito di questo settore tre sono le iniziative di maggior rilievo sviluppate in questo semestre.

La prima riguarda la Malvasia. Il convegno promosso in marzo a Pianoconte è servito a gettare l’allarme circa il rischio che si possa perdere il DOC Malvasia delle Eolie e che per evitare questo bisognava muoversi in due direzioni immediatamente: chiedere alla Regione di svincolare i territori delle isole dalle limitazioni europee in termini di creazione di nuovi vigneti e costituire un consorzio fra i produttori eoliani per la difesa del marchio. Questo Consorzio è ormai in fase avanzata di gestione mentre il Comune ha presentato per i vigneti un apposito documento alla Regione.

Il secondo riguarda il cappero. È in atto un’ iniziativa dell’Assessore regionale all’Agricoltura per la valorizzazione del cappero delle isole Eolie. L’Amministrazione nell’esprimere la piena condivisione dell’iniziativa ha segnalato le aziende che nel nostro territorio si occupano di questo prodotto.

Il terzo punto riguarda la riformulazione e la riproposta del progetto “Leader 2” Isole Eolie, sperando che questa volta la Regione sia più attiva di quanto lo sia stato due anni e mezzo fa. Il nostro Leader prevede una spesa di circa 9 miliardi ( circa 85% di contributo pubblico e 15% di conferimenti da parte del beneficiario privato). La voce più significativa è quella relativa al turismo rurale (sentieristica, manutenzione di siti rurali, turismo balneare, azioni di marketing, convegnistica, ecc.), seguono la valorizzazione e commercializzazione dei prodotti dell’agricoltura e della pesca (realizzazione di una struttura per l’incentivazione e la valorizzazione dei prodotti agricoli locali, partecipazione a fiere agricole, valorizzazione del cappero, interventi di valorizzazione in campo vitivinicolo, aiuti per la conversione alla produzione biologica e all’innovazione culturale…), l’assistenza allo sviluppo rurale, formazione, tutela dell’ambiente e miglioramento della qualità della vita.

14. La società mista

Allo snodo fra la politica per un nuovo modello di sviluppo economico e quella di qualificazione ed adeguamento dei servizi ci sta la società mista. Essa infatti vuole essere al tempo stesso una proposta di crescita e qualificazione all’artigianato locale e lo strumento per garantire un elevato livello dei servizi pubblici, ora che è pressocchè realizzata o in fase di completamento la rete idrica delle isole; che è in fase di progettazione il completamento di quella di Lipari con la condotta per Vulcano; ora che può dirsi ultimato il dissalatore dopo anni ed anni di immobilismo; che si sta ridefinendo – problema che ci ha impegnato non poco per evitare un’altra “incompiuta” – la ditta vincitrice dell’appalto per le condotte di adduzione fra questo e le reti di Lipari e Vulcano; ora che si sta riformulando il piano delle discariche e delle aree di stoccaggio e trasferimento RSU per ogni isola.

Cattolica 22 marzo 1997. Conferenza sul turismo culturale nelle isole Eolie promossa dal Comune di Cattolica e dalla Facoltà di scienze della Terra di Bologna. Da sinistra, il dott. Luigi Amato consulente del Sindaxo di Lipari, il Sindaco di Lipari, il prof. Piermaria Luigi Rossi dell’Università di Bologna, l’assessore al Turismo del Comune di Cattolica.

Prima dello scadere di giugno, il Coreco provinciale ha approvato la delibera del Consiglio Comunale con la quale si istituiva la “Eolie servizi SpA”, la società mista a prevalente capitale pubblico per la gestione dell’acquedotto e del sistema fognario, della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, della manutenzione del demanio urbano e rurale, del verde pubblico, dei parchi e dei giardini, degli impianti stradali e sportivi, degli approdi (escluso Pignataro) delle aree stradali, degli edifici comunali.

Credo che non sia difficile capire che fra tutte le iniziative in cui questa Amministrazione si è spesa in questi anni, vengono riposte le maggiori attese nella “Eolie servizi SpA”. Sono tante le cose che ci si attende da questa società. Proviamo ad elencarle: un’ azione più efficace e quindi un miglioramento delle prestazioni nei settori interessati; uno snellimento dell’apparato burocratico comunale perché l’Amministrazione possa dedicarsi meglio ad un impegno di programmazione e di progettazione; una crescita della imprenditoria locale con conseguente sviluppo e qualificazione dell’occupazione.

Tutto questo non è certo meccanico. Non basta una semplice delibera per avviare un grande processo economico, sociale e culturale. Occorre la disponibilità degli uomini. Occorre gente che capisca la grande opportunità che viene offerta all’economia locale ed a ciascuno singolarmente, che riesca a mettere da parte invidie, rancori e ripicche per gettarsi nella realizzazione di un grande progetto. Occorre gente che investa intelligenza e risorse. Occorre gente che decida di crescere imprenditivamente e managerialmente.

Sotto questo aspetto l’esperienza della società mista è già iniziata anche se finora è solo una corposa delibera di 104 pagine ed altre sette di chiarimenti. I prossimi due o tre mesi saranno determinanti. Infatti è in questo periodo che le piccole aziende artigianali locali dovranno dimostrare di saper vincere la frantumazione che affligge la nostra economia e dare vita ad associazioni di imprese, consorzi, nuove società definendo un progetto di lavoro per il prossimi anni, studiando una distribuzione di questo lavoro fra le varie componenti, dando una struttura organizzativa al nuovo soggetto, sapendo scegliere un manager che sia in grado di gestire la S.R.L.

Se non saranno in grado di fare questo, gli Eoliani verranno sicuramente soppiantati da ditte esterne e quindi la condizione soggettiva dell’artigianato eoliano non potrà che peggiorare.

Non sono così ingenuo da non sapere che c’è chi punta e spera su questo esito negativo per addossare poi all’Amministrazione, come sempre, una responsabilità che è di altri. Ma si va avanti solo se si è in grado di rischiare. Predicare la prudenza di fronte a svolte determinanti non è saggio.

La società mista presenta dei rischi come tutto. Come la qualificazione e valorizzazione di Acquacalda, come la creazione del Centro servizi turismo, come il passaggio dalla pesca alla maricoltura e via di questo passo. Sappiamo però che rimanere fermi vuol dire subire la crisi, farsi sovrastare dagli eventi senza gestirli, non offrire alcun avvenire a queste isole.

Per questo abbiamo riflettuto a lungo sul tipo di società da realizzare. Non è stata né una scelta ideologica, né un calcolo di convenienza in ordine al consenso.

L’una e l’altra appaiono risibili non appena si capisce come la società è strutturata. Se avessimo voluto enfatizzare la natura pubblica della società non avremmo poi dato ai privati la maggioranza nel Consiglio di Amministrazione della SpA. E se avessimo voluto farle assumere un ruolo elettoralistico, non si capirebbe  perché si sia voluto escludere la possibilità di compiere assunzioni  dirette a nome della società per azioni.

L’obiettivo che si è perseguito, invece, è quello di comporre insieme i pregi della natura pubblicistica e di quella privatistica cercando di evitarne i difetti. Così si è voluto che la società fosse a maggioranza pubblica proprio perché solo in questo modo si poteva perseguire l’obiettivo di guidare gradualmente la maturazione dell’imprenditoria locale, evitando che un solo socio o raggruppamento di imprese prendesse la guida di tutta la SpA e rischiando poi di non riuscire a comporre le problematiche che nascono per la gestione di un budget di circa 10 miliardi.

Certo a Lipari ci sono imprenditori in grado di assumersi un tale compito, ma ancora una volta si sarebbe tornati nel giro ristretto dei padroni di sempre, senza permettere la maturazione di una nuova classe dirigente.

Ma si è voluto anche che i privati avessero la maggioranza nel consiglio di amministrazione della Spa e nominassero direttamente gli amministratori delle SRL perché bisogna applicare una chiara distinzione fra indirizzo e gestione. L’indirizzo deve essere del Comune, la gestione deve essere privatistica a tutti gli effetti.

Anche la scelta di una struttura a piramide – una Spa che promuove tre SRL – ha un significato preciso. La SRL è la struttura operativa, la Spa ha invece un ruolo progettuale, di verifica e di impulso.

Quando partirà concretamente la Eolie Servizi Spa? Faremo di tutto perché sia operativa dall’1 gennaio 1998, anche per permettere agli Eoliani di poterne farsene un’idea prima delle elezioni.

15. Il nodo delle comunicazioni

Ogni giorno che passa, ogni passo avanti che si fa sulla qualificazione e destagionalizzazione del turismo appare sempre più impellente sbloccare la questione dei collegamenti. Ed invece questo continua a rimanere il problema dei problemi. Certo sono aumentati il numero degli aliscafi e delle corse ed in qualche caso è migliorata anche la qualità dei mezzi. Ma le Eolie rimangono sempre difficili da raggiungere, i costi sono eccessivi, la sicurezza di attracco in caso di condizioni meteomarine avverse non è garantita. Chi viene alle Eolie soprattutto in bassa stagione o in inverno non sa quando arriva e quando parte. E questo che è già vero per Lipari e Vulcano lo è molto di più per Stromboli, Panarea, Alicudi e Filicudi.

Il problema dei porti e degli attracchi vuol dire alcune cose precise:

  1. realizzazione del porto di Lipari nella baia che da Pignataro va a Sottomonastero,
  2. realizzazione dello scalo alternativo ad Acquacalda,
  3. realizzazione dello scalo di Ginostra,
  4. realizzazione dello scalo di Stromboli a Scari e garantire un attracco a Ficogrande, anche per le sole barche in attesa che si faccia la piccola darsena all’altezza del vecchio mulino;
  5. completamento dello scalo di Filicudi  Pecorini,
  6. prolungamento del molo di Panarea e sua protezione con due file di scogli a destra (da Peppemaria) ed a sinistra (da Iditella),
  7. completamento di Vulcano Porto e rifacimento a giorno del pontile di protezione civile di Vulcano Ponente.

Sette cose di cui almeno quattro (Stromboli, Ginostra, Filicudi e Vulcano) già progettate e finanziate, ma incredibilmente arenate negli inviluppiburocratici. In questi mesi per cercare di sbloccarli si è fatto di tutto: da parte dell’Amministrazione, da parte del Prefetto, da parte del Dipartimento protezione civile. Ci si è appellati alla legge n.677 del 31 dicembre 1996 che al comma 3-bis autorizza il Ministro dell’interno per garantire i soccorsi e l’evacuazione delle popolazioni in caso di emergenza nelle isole Eolie “a disciplinare con ordinanza, emanata ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n.225, le procedure per l’esecuzione degli interventi infrastrutturali necessari”.

Si è sperato che questa ordinanza potesse essere emessa in termini rapidi, ma la Presidenza della Regione non intende, finora, risolvere il problema con procedure straordinarie.

L’altro problema grosso è quello della baia di Lipari. Qui siamo ancora in fase di definizione di Piano Regolatore. Ci sono, però, presentati nell’ambito dei Patti Territoriali almeno due idee progettuali (la terza, quella della darsena, può essere letta all’interno di una delle due), di due studi che hanno esperienza nazionale ed internazionale: la Covalca di Roma e la Co.in di  Milano.

I problemi della progettazione della baia di Lipari mi sembra che possiamo così riassumerli: necessità di garantire alla portualità turistica almeno 400-500 posti barca (oltre i 150 previsti per la pesca e gli altri necessari per il rifugio dei navigli delle forze dell’ordine e dei pubblici servizi) altrimenti non si avrebbe convenienza a investire da parte dei privati ed è difficile pensare che un porto delle dimensioni di quello di Lipari si riesca a fare tutto con finanziamenti pubblici; verificare la possibilità di estendere la portualità a tutta la spiaggia di Marina Lunga oppure limitarla ad una buona parte di essa; verificare fino a che profondità sia conveniente costruire le dighe; verificare la convenienza e l’utilità di realizzare una darsena nell’area attualmente occupata dalla centrale elettrica; risolvere il problema dei rifornimenti evitando che si sottragga spazio alla portualità turistica.

Si tratta comunque di nodi che vanno sciolti nei prossimi mesi perché è indispensabile licenziare il Piano dei Porti entro dicembre. Proprio per questa difficoltà ad operare nel campo dei porti anche l’ordinario che questa Amministrazione è riuscita a garantire, finisce con l’apparire straordinario. Straordinario è l’essere riusciti finalmente a realizzare e rendere operativo il pontile di Vulcano (dopo tre anni, due conferenze regionali di servizio, un decreto ministeriale di protezione civile), straordinario è l’avere rinnovato e reso funzionanti alcuni pontili strategici (quello di Marina Corta e i due di Stromboli), straordinario è l’essere riusciti a dragare alcuni fondali per consentire l’attracco.

Uno sforzo che in questi giorni si sta compiendo è quello di rendere più accogliente la stazione marittima di Marina Corta oltre che garantire un minimo di servizi ai passeggeri.

La forte attenzione dedicata al problema della portualità ha fatto mettere in secondo piano, in questo semestre, quello dell’aviosuperfice. Alla luce del Piano Paesistico non so quanto sia possibile continuare a pensarla ad Alta Pecora (e mi viene da sorridere pensando agli sprovveduti che parlano di “regia locale”. Dopo avere tanto studiato e sollecitato una pista di atterraggio, se io fossi stato il “regista locale” del piano paesistico non avrei speso una “direttiva” per l’aviosuperfice?). Comunque rimaniamo convinti che un’aviosuperfice sia necessaria e proprio per questo l’Amministrazione sta per conferire un incarico progettuale includendo, oltre alla progettazione, anche una nuova verifica del sito.

Parlando di aviosuperfice penso ad una aviosuperfice di 4a classe adatta per aerei ad elica e turboelica, del tipo STOL, cioè capaci di decollare ed atterrare su brevi distanze con capienza di 30/40 passeggeri. Una aviosuperfice in terra battuta, non più lunga di 5-600 metri, con strutture di piccole dimensioni ed adeguate al territorio.

Più prossima dovrebbe essere invece la realizzazione delle elisuperfici di Lipari, Stromboli, Ginostra, Panarea e Filicudi. Per tutte sono già stati individuati i siti e dovrebbe essere recuperati i finanziamenti della Croce Rossa per realizzarli. Si tratta di elisuperfici a fine di protezione civile e di pronto soccorso, ma nelle isole potrebbero servire, eventualmente, anche per collegamenti stabili.

Questo non sarebbe però indicato per Lipari, dove il flusso frequente, richiederebbe una struttura apposita diversa dall’area attualmente individuata.

Ma l’elicottero per i collegamenti risulta comunque più oneroso dell’aereo, meno capiente, in grado di coprire distanze più limitate ed anche più rumoroso.

Per questo è importante insistere sull’aviosuperfice. Il porto di Lipari con valenza turistica e l’aviosuperfice con le caratteristiche sopra esposte, insieme ad una riqualificazione degli approdi nelle isole minori, potrebbero rappresentare per l’arcipelago un nuovo impulso capace di creare economie indotte, posti di lavoro e risonanza internazionale delle isole, senza alterare né compromettere le risorse del paesaggio.

16. Protezione civile, sanità, prevenzione e tutela dell’ordine pubblico.

Uno dei vanti di queste isole è che la loro qualità della vita non è stata intaccata dalla criminalità organizzata. Le Eolie rappresentano ancora un’oasi tranquilla. Certo qualche furto, qualche atto di violenza, persino qualche assassinio di tanto in tanto, ma poca roba in confronto a quanto accade al di là del mare, sulla costa tirrenica. Non ci sono pizzo, racket, azioni mafiose o camorristiche degne di questo nome. Ma la guardia va tenuta alta perché il crescente sviluppo e la forte valorizzazione di questi ultimi anni, rendono le isole mercato appetibile per la malavita, per il riciclaggio di capitale sporco ed altro ancora.

Questa vantata diversità può essere ricondotta a diversi fattori: all’indole della gente, alla realtà insulare ed alla facilità con cui possono essere individuati e valutati i nuovi innesti, ma anche e soprattutto all’efficacia dell’azione delle forze dell’ordine ed alla loro capacità di intesa e di cooperazione. Si tratta di un’ intesa ed una cooperazione che è di lungo periodo, ma che in questi ultimi anni si è venuta rafforzando e qualificando.

Già il fatto che l’Amministrazione abbia voluto dedicare – nell’opera di revisione e ricalibratura della macchina amministrativa – una particolare attenzione alla polizia municipale con un incremento del numero, una articolazione su tutto il territorio municipale, una nuova sede ampia e decorosa, un rapporto organico con l’ufficio illeciti dando vita al Cecot (il Centro controllo del territorio), è fatto di grande rilievo. Il rapporto con le altre forze è tanto più produttivo nella misura in cui è il Comune a credere ed investire nel rispetto della legalità e nella tutela dell’ordine pubblico. Ed il rapporto con Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto e Circomare, Guardie Forestali, Vigili del Fuoco e Polizia di Stato (queste ultime due, finora, senza un presidio diretto e continuativo sulle isole) si è venuto inspessendo e puntualizzando su temi cruciali, come si è potuto vedere nell’incontro di Malfa dell’8 giugno scorso, voluto e presieduto dal nuovo prefetto di Messina , dott. Renato Profili.

Un punto significativo di questa collaborazione si è espresso nell’impegno a ricercare e dotare le forze dell’ordine di sedi adeguate definitive o stagionali che siano. Sotto questo aspetto particolarmente rilevante è stato il contributo dato ai carabinieri. Finalmente sembra che si sia – nella forma del project financing e con l’aiuto di Europrogetti e Finanze SpA – imboccata la strada giusta perché forse addirittura entro il 1998  Lipari avrà una caserma degna di questo nome e presidi adeguati anche a Vulcano, Stromboli, Panarea e Filicudi.

Uno dei terreni in cui la collaborazione fra Comune e forze dell’ordine funziona  particolarmente è quello della protezione civile, che va dalla prevenzione e dalla lotta agli incendi, agli interventi relativi al vulcanesimo (Stromboli in particolare). Soprattutto in relazione agli incendi non si può non fare cenno alla professionalità ed alla dedizione della Guardia forestale, ma tutti hanno dato e danno il loro contributo con generosità e senza risparmio.

A proposito della prevenzione e lotta agli incendi un salto di qualità verrà compiuto con la realizzazione – ormai prossima – di un distaccamento permanente di volontari dei Vigili del Fuoco, mentre è andato sempre più qualificandosi l’iniziativa – sotto lo stimolo e con la collaborazione del Dipartimento della protezione civile e del GVN ( gruppo vulcanologico nazionale) – nel campo della protezione civile. Dovrà a giorni divenire operativo un centro di informazione e documentazione a Stromboli, che favorirà la possibilità di accedere al cratere aumentando la sicurezza degli escursionisti; sono state individuate e si sono avviate le procedure amministrative e progettuali per dotare tutte le isole di eliporti adeguati a fini del pronto soccorso e della protezione civile (facendo leva sui finanziamenti della Croce Rossa), è in fase di formazione una squadra municipale di operai e di tecnici per il pronto intervento.

Infine non si può rilevare come uno spirito nuovo sembra essersi instaurato fra l’AUSL e l’Ospedale di Lipari da una parte e l’Amministrazione comunale dall’altra dovuta sia al dott. Francesco Poli sia al dott. Bartolino Spinella. L’approvazione dell’ampliamento dell’Ospedale di Lipari, l’individuazione dell’area per un nuovo ambulatorio a Vulcano, la realizzazione della pista eliportuale di pronto interventi di Lipari sono solo alcuni esempi che dimostrano un cambiamento di clima.

L’interesse con cui l’Amministrazione segue il problema sanitario ed ospedaliero è dimostrato nell’impegno diretto per la telemedicina che si è voluto programmare nel quadro delle iniziative legate a Teleinsula. E un primo passo che va nel senso di stabilire una rete di collegamento fra gli ospedali e le guardie mediche (a cominciare da quella di Stromboli) inizialmente e quindi con tutti i medici di base.

Anche il progetto di ristrutturazione del settore ospedaliero – di cui si è discusso a proposito e sproposito in queste settimane – ha visto il Sindaco e l’Amministrazione osservatori attenti, discreti, ma tutt’altro che in disparte. Non è nel nostro costume protestare sempre e comunque per cercare di avere di più o almeno per garantirci quello che abbiamo realizzato. Non è con questo spirito che si fa la riforma dello stato sociale in Italia. Noi sappiamo protestare quando è il momento di protestare, ma sappiamo anche tacere quando è il momento della valutazione e della considerazione, e consentire quando è il momento di consentire. E va dato atto che in questo processo di ristrutturazione di tutto il territorio provinciale le isole Eolie non sono state penalizzate ma è stato tenuto conto della loro peculiarità insulare. Forse bisognerebbe considerare meglio alcuni problemi, come quello, ad esempio, dei lungodegenti e sostenere i servizi territoriali a cominciare da quelli relativi all’igiene mentale. Ma si tratta di particolari che possono aggiustarsi nel tempo.

17. Investire in socialità e cultura

 Non ci può essere vera tutela dell’ordine pubblico se contestualmente alla costruzione delle caserme non si investe in socialità e cultura. Posso dire che questa è stata una delle idee guida della mia vita e non potevo non cercare di tradurla in pratica nella mia Amministrazione. Per questo, superati i problemi dell’emergenza che ci hanno assillato nei primi anni, abbiamo cercato di dedicare attenzione ed energie ai servizi sociali, alla pubblica istruzione ed alla cultura. Gli allegati redatti dagli uffici permetteranno di entrare nel merito delle cose fatte, qui mi preme indicare alcuni criteri che ci hanno ispirato in questi sei mesi.

Nel campo dei servizi sociali abbiamo cercato di passare dall’assistenza alla promozione. La creazione di un Centro sociale comunale che deve organizzare “informagiovani” con particolare attenzione ai problemi del lavoro, ha soprattutto questo scopo. Ci sarà bisogno di qualche tempo perché il Centro entri a regime, ma i giovani di Lipari devono sapere che è il Comune il luogo in cui possono chiedere consigli ed aiuti, per cercare di farsi una professione e trovare un’occupazione. Deve finire una volta per tutte l’epoca in cui il lavoro si cercava col cappello in mano e giurando devozione al potente che lo prometteva. Così anche per quanto riguarda il contributo economico per le persone e le famiglie disagiate, bisogna cercare di ridurlo progressivamente sostituendolo con la prestazione di lavori socialmente utili che non sono solo utili per la società ma danno anche dignità a chi li esegue.

Nel campo della pubblica istruzione abbiamo cercato di operare nel senso di fare delle scuole dei veri punti di riferimento sociale e di crescita comunitaria. Per questo ci siamo battuti, con successo, contro l’abolizione delle sezioni periferiche; per questo abbiamo portato avanti con determinazione l’esperimento di “Telescuola” che dovrà compiere un salto di qualità nel prossimo anno scolastico, per questo ci siamo prodigati a garantire in ogni borgo ed in ogni isola un luogo dedicato alla scuola avviando al superamento la vecchia prassi delle case in affitto.

18. L’amministrazione della giustizia

 Insieme alla solidarietà ed alla cultura, la trasparenza è la legalità sono state in tutti questi anni la nostra maggiore preoccupazione nell’amministrare. Ho impegnato tutta la mia vita a teorizzare ed organizzare la partecipazione. Uno dei temi più cari della mia elaborazione politica è stato quello – ereditato da Alexis de Tocqueville – riguardante lo “stato espressione”. Lo stato, le istituzioni, cioè, devono divenire espressione dei cittadini: questo è il grande traguardo della democrazia. E questa esperienza deve cominciare a livello di base, lì dove la gente vive l’istituzione in un rapporto diretto, i Comuni appunto.

Per questo le mie reazioni più dure ed impulsive si verificano quando vedo disconosciuta o negata nell’operare amministrativo questa attenzione e questa intenzione. È un riconoscimento che mi aspetto dai cittadini, degli avversari politici, ed anche da parte di chi deve amministrare la giustizia.
Indubbiamente il magistrato, soprattutto quando svolge il ruolo di Procuratore della Repubblica, ha il compito di vigilare, di controllare ed sottoporre ad indagine l’operato del pubblico amministratore. In passato, probabilmente, se ci fosse stata una attività di verifica e controllo più puntuale sugli atti amministrativi, non si sarebbe affermato e quindi non avrebbe prosperato quel sistema di intreccio fra politica ed interessi particolari che hanno fatto correre un rischio grave alla nostra democrazia. Non sarò quindi io – ora che sono diventato amministratore – a disconoscere l’importanza del ruolo della magistratura.

Eppure bisogna avere consapevolezza che il rapporto con l’ amministrazione degli enti locali deve essere affrontato, da parte dei magistrati, con grande cautela e sensibilità. È nei Comuni che si sta oggi giocando una grande partita, che si sta cercando di ricostruire il senso dello Stato, che si sta dimostrando come si possano mantenere gli impegni elettorali senza fare clientelismo e che non è assolutamente vero che tutti i politici sono uguali.

Senza la ripresa di un minimo di fiducia nello Stato anche il lavoro del magistrato si svilisce e viene ridotto a diatriba personalistica, a gioco di potere. Le drammatiche vicende di questi giorni, di cui i mezzi di comunicazione sono zeppi, non dimostrano ampiamente che è in atto un disegno di delegittimazione della magistratura a partire da quella che più si è impegnata nella lotta a “tangentopoli”?
Si voglia o no un filo stretto lega fra loro il destino dei sindaci – che si battono per ridare dignità alla politica, ristabilire la legalità e ricostruire il senso dello Stato – e quello dei magistrati che mirano ad una legalità fondata sulla antica separazione dei poteri, hanno rispetto e considerazione per chi amministra, per chi fa politica con dedizione ed onestà.

C’è la percezione di questa grande scommessa fra i magistrati della nostra provincia e del nostro compatimento giudiziario, del nostro Tribunale, della nostra Pretura? Dei magistrati che ho conosciuto in questi anni, molti, la gran parte mi sembrano persone sensibili ed attente, consapevoli di come amministrare sia divenuto complesso e difficile, di come non sia giusto perseguire il formalismo dimenticando l’onestà dei propositi e delle intenzioni. Ma purtroppo non è sempre così. E allora amministrare diventa difficile perché l’amministratore vede minata – a volte banalmente – la propria credibilità, vede compromesso nel giorno di ventiquattro ore quella fiducia nell’istituzione che con mesi ed anni di lavoro era riuscito a ricostruire. E spesso si crea un cerchio perverso fra il procedimento che si innesca e l’informazione che viene carpita prima ancora che sia giunta la notifica, sparata come una cannonata sul quotidiano della provincia. Vorrei dire, con molta pacatezza, il Sindaco o l’Amministratore, non chiedono privilegi di sorta. Quando sono onesti e coscienziosi – e dopo tre anni si sa se un amministratore è tale oppure no – chiedono di essere trattati per quello che sono, senza accanimenti; senza trascinare i provvedimenti per anni ed anni e poi – quando non si è trovato nulla – riproporli speciosamente sotto una nuova veste; senza voler vedere in ogni provvedimento amministrativo, sopra tutti quelli più coraggiosi ed innovativi, un risvolto negativo e delittuoso. È solo un caso che per quasi tutti i grandi nodi in cui la mia Amministrazione si è impegnata – dal recupero dei fondi della legge 18 e con la realizzazione di opere importanti, dalla celebrazione del Constitutum che si è tradotto in una sferzata benefica al nostro turismo ed alla nostra economia, alla assunzione di dirigenti preparati e capaci per evitare il blocco della macchina amministrativa, alla preoccupazione di arginare in qualche modo o controbilanciare la pericolosa (per il bilancio comunale) corsa ai rimborsi delle spese giudiziarie da parte degli amministratori scagionati, ecc. ecc. ecc. – si è aperto un procedimento penale e, finora, non se n’è chiuso nessuno?
Anche nei momenti più difficili non ho mai pensato di dimettermi. Vengo da una scuola seria e severa per non sapere che preso un impegno lo si porta fino in fondo. Ma posso capire come altri amministratori non meno seri ed onesti di me, possano giungere ad un punto di esasperazione di decidere di gettare la spugna. Se io sono disonesto e amministro per interesse personale e per profitto, l’ avere a che fare continuamente con la giustizia posso metterlo in conto, fa parte del gioco. Ma se nell’amministrare io investo tutto me stesso con dedizione e senza risparmiare sacrifici, perché dovrei rischiare anche il rispetto e la considerazione della gente?

19. Informazione e rapporto con la pubblica opinione

 È solo un caso che proprio io giornalista mi trovi a vivere un rapporto più impossibile che difficile con la maggior parte di chi a Lipari fa questo mestiere? Sarà perché ho una concezione di questa professione molto diversa da come la praticano a Lipari? Oppure perché ho – come dicono i miei avversari – un animo autoritario e non tollero le critiche? Oppure ancora perché sono uno spirito libero e non accetto che “il servizio all’opinione” sia posto in vendita al migliore offerente, come una merce qualsiasi?

Comunque stiano le cose è indubbio che le due televisioni locali e tre dei corrispondenti dei giornali regionali hanno come obiettivo tassativo quello di mettere in cattiva luce questa amministrazione. Inventano notizie, stravolgono fatti, montano drammi e melodrammi. Potremmo dire di loro: parlano di tutto fuorché della verità.

Ma sinceramente non è questa la preoccupazione maggiore. Sbaglierò, ma la gente ormai ha preso la misura a questa gente ed ha capito di quale pasta è fatta. Quaquaraquà direbbe Leonardo Sciascia. Li ascolta ma non da loro peso. No, nessuna preoccupazione politica, ma di tutt’altro genere. Gide avrebbe detto: dite pure le vostre scemenze ma ditele bene. Invece questi non sanno nemmeno parlare.

C’è un predicatore che quasi tutte le sere si cimenta con occhio torvo e fronte corrucciata e per tutto il tempo in cui parla riesce a strapazzare solo la grammatica e la sintassi. Roba dallo spanciarsi delle risate se non ci fosse chi lo ascolta tutte le sere e finisce col ripeterne gli strafalcioni. Bisognerebbe mandarlo in galera solo per i maltrattamenti alla lingua italiana.

E poi il pettegolezzo. Che pena. Avete fatto il conto di quante volte hanno annunciato grandi svolte, rimpasti, sostituzioni di assessori? Quante crisi hanno contato in “Una speranza delle Eolie”?

Una mentalità da Quaquaraquà, alla presa con fatti più grandi di loro.

Non riescono a fare opinione perché sul pettegolezzo non si costruisce niente. Il pettegolezzo è come la polvere finissima della pomice che scivola sulle cose concrete. Ma qualche guasto riescono a crearlo. Come il povero predicatore dall’occhio torvo semina errori di grammatica e di sintassi, tutti insieme spargono disinformazione e confusione a piene mani.

Andate un giorno dal barbiere a Canneto o fermatevi ad ascoltare i discorsi da bar sul Corso ed avrete un catalogo variegato di questa confusione e disinformazione. Alcuni esempi?

“Questo Sindaco dà da lavorare solo ai forestieri”.

“Non è il Sindaco, è la legge che vuole che si facciano le gare ed alle gare partecipano tutti…”.

“Macchè, gliela dico io la verità, è che questo Sindaco vuole fare il deputato e quindi ha bisogno dei voti di fuori, per questo fa lavorare i forestieri”.

Uno dei temi più dibattuti è quello delle tasse.

“Questo Sindaco un errore grosso l’ha fatto: quello di aumentare la tassa della spazzatura e l’ICI. E ai liparesi tutto potete fare, ma non toccare la tasca…”

“Veramente non è stato il Sindaco ad aumentare la tassa della spazzatura e l’ICI. Caso mai lui le ha diminuite. Ha diminuito del 10% quest’anno la tassa della spazzatura, ed ha stabilito uno sconto dello 0,50% per le prime case e a chi affitta le abitazioni ai residenti o ai disabili”.
“Non è così, Lei non è informato. L’ha detto anche la televisione. E poi a casa di mio fratello sono venuti quella della società del nord che sta facendo la verifica a misurare le stanze. Gli hanno misurato persino il balcone”.

A questo punto l’interlocutore non può che tacere. E non perché il critico da barbiere abbia trovato un argomento “formidabile” o “agghiacciante”, ma perché la “bufala” é plateale. La Athos che finalmente da qualche settimana sta facendo gli accertamenti ha solo proceduto attraverso i dati catastali e simili. Ma si continuano a ripetere meccanicamente logori luoghi comuni.
Uno degli argomenti che spesso usa l’opposizione è che io non avrei diritto a criticare Videolie oggi, perché ne ho accettato ieri il sostegno. È vero io ho accettato ieri il sostegno di Videolie come di chiunque abbia voluto darmelo. E perché non avrei dovuto farlo di fronte ad un accerchiamento del tipo di quello che ho subito fino al referendum? Quando sei in trincea e ti sparano da tutte le parti se c’è uno che viene a darti aiuto gli fai la prova del sangue?

Ma a proposito di questa televisione è ora di dire qualcosa di più. È anche vero che ho cercato di darle una mano, e l’ho fatto sperando di mantenere un minimo di pluralismo nell’informazione locale. Così quando nell’autunno del 1995 la famiglia Merlino mise in vendita la propria quota di settanta milioni cercai, con i miei amici, di vedere se c’era un acquirente che quantomeno garantisse neutralità verso l’Amministrazione. E questo acquirente fu trovato in “zona Cesarini”. Era il presidente provinciale delle ACLI dell’epoca che sborsò subito il 50% ed il resto dopo tre mesi. Ma se le ACLI provinciali acquistarono la quota non formalizzarono mai il passaggio di proprietà per varie ragioni, una delle quali, credo, la preoccupazione di doversi fare carico di una gestione che appariva fortemente deficitaria. Una specie di “buco nero”.

Che fine abbia fatto ora quella quota non lo so. Ho il vezzo di non parlare mai, con interlocutori sociali e politici, di problemi che possono apparire personali. Mi si dice che ce l’hanno ancora le ACLI di Messina ma che per il momento non intendono alienarla. Penso che ci siano stati degli interventi politici che hanno bloccato una possibile vendita ad altre emittenti nazionali o regionali che avrebbero potuto alzare il livello della qualità?

Così, tranquillizzato sulla quota di capitale l’editore di Videoeolie si sarebbe messo in moto a cercare finanziatori per le spese correnti? Ed è per questo che ha cambiato posizione virando di 180 gradi? Non solo nei confronti dell’Amministrazione, mi dicono, ma soprattutto nei confronti della Pumex. Vi ricordate quando chiamava il dott. D’Ambra “Spaccamontagne”? Altri tempi. Ora ne è diventato il fan più convinto. Tutto questo può essere ma non mi interessa più di tanto.
Ho detto ad Acquacalda un giorno che non mi farò ricattare. Qualcuno si è domandato che cosa avessi voluto dire con quella frase e chi è che ricatta il Sindaco. Non ho voluto dire più di quello che ho detto. Ho voluto dire cioè che se qualcuno crede che parlando male di me in televisione mi costringe a venire a “patti” secondo una prassi in uso presso televisioni di questo tipo, ebbene questo qualcuno si sbaglia. Preferirei non fare più il sindaco piuttosto che deflettere da una linea di rigore e di trasparenza.

20. La nuova municipalità. Un nuovo modo di lavorare, i presidi municipali, la rete civica

Chi ha avuto la pazienza di seguirmi nel mio racconto, forse il più lungo di quelli stesi finora per dare conto, ogni sei mesi, delle cose fatte, si sarà reso conto che ho messo da parte ogni diplomazia. Ho chiamato le cose col loro nome, ho esplicitato fino in fondo i miei progetti, ho detto che sono pronto – se la gente lo vorrà – a governare il Comune per altri quattro anni.

La politica ha bisogno di un linguaggio franco e deciso. Se la politica è innanzitutto partecipazione della gente, se vuoi che la gente capisca fino in fondo quello che dici, è necessario dire le cose chiamandole col loro nome e cognome.

Lascia che i Quaquaraquà predichino strafalcioni dai lori teleschermi o imbrattino di menzogne le colonne dei loro giornali, per me parleranno le cose che ho fatto. E queste cose a giugno dell’anno prossimo saranno molte. E fra queste cose ci sarà anche la nuova municipalità che è venuta crescendo in questi anni.

Un passo dopo l’altro in una riforma lenta ma continua e determinata. La nuova pianta organica; la nuova dirigenza approvata dal Coreco centrale proprio in questi giorni; i concorsi che si stanno facendo; l’informatizzazione degli uffici e la progettazione del sito Internet e della Rete civica; i presidî municipali che finalmente a dicembre saranno una realtà; l’implementazione sulla cartografia alfanumerica di tutta la realtà urbana per garantire un controllo continuo del territorio importante per i tributi, per la nettezza urbana, per la distribuzione idrica, per la manutenzione del patrimonio; l’alleggerimento del palazzo di tutta una serie di compiti trasferiti alla società mista; l’avvio a conclusione dell’annosa questione delle sanatorie; il risanamento di gran parte del debito, ecc.ecc.
Non posso dimenticare che il giorno che ho preso possesso del Comune di Lipari, il Municipio viveva un incredibile stato di caos. Era appena entrata in vigore una determina commissariale che metteva in movimento una organizzazione interna consolidatasi in anni pressoché di stasi amministrativa e c’erano proteste e ribellioni da tutte le parti. Non è che ora fili tutto liscio e tranquillo, ma non c’è settore che non sia stato ripensato e riorganizzato. Si è distinta l’urbanistica dai lavori pubblici e poi ancora si è articolata l’urbanistica negli illeciti, nella sanatoria e nel ramo delle concessioni. È cresciuto e si è arricchito di competenze il settore della nettezza urbana e della protezione civile, e così anche è stato per quello dei tributi. Dell’ufficio servizi sociali, della pubblica istruzione e della polizia municipale, abbiamo detto. I tre settori che dobbiamo considerare e ricalibrare meglio nei prossimi mesi sono quello dei lavori pubblici, dei servizi demografici e del turismo e spettacoli. Va anche prevista la creazione dell’ufficio pubbliche relazioni.
Uffici più organizzati, più specializzati, più efficienti e professionali. Grazie all’informatica ed al collegamento in rete sarà possibile non solo sveltire di molto il modo di lavorare e superare alcune forme ripetitive ed anacronistiche di archiviare i documenti, ma finirà col cambiare lo stesso diritto di accesso all’informazione. Senza bisogno che il cittadino venga a chiedere stilando una domanda ed attendendo che la richiesta venga accolta ed esaudita, tutta una serie di informazioni verranno messe in circolo tramite la rete civica. Tutte le delibere e le determine ad esempio, la corrispondenza più significativa, i programmi delle iniziative. E saranno i cittadini che dalla loro abitazione, attraverso un semplice computer, entreranno virtualmente nell’archivio municipale e cercheranno ciò che vogliono sapere.

La casa municipale sarà ogni giorno di più della gente e fra la gente. Sarà difficile tornare indietro da questo cammino. Ancora quattro anni e la vecchia politica dei comitati ristretti che decidono alle spalle della gente e prosperano sul riserbo e la gestione centralizzata delle informazioni non avrà più una base reale a cui ancorarsi.

21. Le Eolie dei bambini

 Voglio chiudere questa relazione semestrale parlando dei bambini delle Eolie. L’idea me l’ha data la figlia di un mio amico consigliere comunale. “Papà – gli ha detto – ma voi parlate dei bambini? La parola “bambino” non la dite mai?”.

Ha ragione la piccola Martina. È raro che nei nostri discorsi diciamo la parola “bambino”. Ma ai bambini ci pensiamo sempre. Perché per loro è questa nostra fatica, perché loro saranno le Eolie di domani.
E voglio affermarlo con convinzione e determinazione in questo anno terribile in cui sono avvenute alla ribalta nefandezze incredibili nei confronti dei bambini. In quest’anno in cui l’immagine di Cristo sulla croce è stata occupata di diritto dall’infanzia offesa e violata.

A quanti si chiedono perché continuo a fare il Sindaco e perché ho deciso di ricandidarmi il prossimo anno pur fra tante difficoltà, avversità, cattiverie e tribolazioni, posso rispondere in maniera semplice e chiara: perché malgrado tutto ho l’avvertenza che giorno dopo giorno si stanno mettendo le premesse per offrire alle nostre isole un avvenire più ricco ed interessante.

Domani, quando questi bambini che oggi incontro per la strada e mi sorridono e mi salutano, o vengono a trovarmi al Comune, accompagnati dalle loro maestre, per sapere a che punto sono i problemi che più li riguardano, quando questi bambini saranno cresciuti e considereranno cosa sono diventate le Eolie, quando dovranno cercare lavoro, quando parteciperanno ad una manifestazione sportiva nel campo coperto Nicola Biviano, quando frequenteranno il Palazzo dei Congressi a Balestrieri o l’Auditorium al Castello, visitando la “Medusa” di Acquacalda, guardando il Porto di Lipari o apprezzando il funzionamento della “Eolie Servizi SpA” in tutto l’arcipelago, ecco domani, questi bambini, potranno dire: “Tutto questo si è fatto perchè il Sindaco Giacomantonio, e quanti hanno collaborato con lui, lo hanno voluto fermamente, senza preoccuparsi della maldicenze e delle menzogne. Era un Sindaco che voleva bene ai bambini”.

 

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