III Relazione: “A chi ti tira pietre rispondi dando pane”

 

RELAZIONI SEMESTRALI : Capitolo III 

“A chi ti tira pietre rispondi dando pane “(6 luglio 1995 – 5 gennaio 1996)

 1. Il nodo politico eoliano: tagliarlo o cercare di scioglierlo

Dice la leggenda che il grande Alessandro il Macedone fu un giorno chiamato a verificare il suo futuro di grandezza di fronte ad un nodo intricato e difficile. Se fosse stato capace di scioglierlo avrebbe dimostrato di essere il grande condottiero da tutti atteso, al contrario sarebbe stato uno dei signori che vivono una stagione di gloria. Alessandro osservò il nodo, lo studiò un po’ e poi estraendo la spada lo tagliò. Anche il taglio netto e deciso era una forma per disfare il nodo.

Ma un nodo tagliato non è lo stesso di un nodo disciolto. La corda non è più integra. Potrebbe anche risultare inservibile. Il problema apparentemente risolto si rivelerebbe invece una soluzione affrettata.

Facendo le dovute differenze, la questione del nodo gordiano mi richiama da tempo la situazione politica liparese. Un nodo politico difficile costituito da un sistema politico – quello democristiano – che è stato qui indubbiamente molto forte e ramificato anche se oggi sembra improvvisamente dissolto. Ma se è scomparsa la DC non è sparito il potere democristiano, pur se le sue ramificazioni si sono molto ridotte. È rimasto praticamente intatto – sotto altre insegne e con nuove alleanze – uno dei due rami più consistenti, che cerca di alimentare la sua area di consenso ormai più che con la gestione diretta del potere (di fatto molto ridotta) invece mantenendo in vita le aspettative di chi – e sono ancora molti – non credono che veramente le cose siano cambiate o possano cambiare. Ma con l’andare del tempo le aspettative diventano sempre più labili ed il vecchio sistema sempre più fragile. Con l’andare del tempo ciò che è nuovo e potrebbe sembrare provvisorio va acquisendo una immagine di stabilità e solidità, che all’inizio non aveva.

Per il nuovo gruppo dirigente il taglio drastico potrebbe sembrare a prima vista chiarificatore, ma si tradurrebbe comunque in una amputazione sociale. Un pezzo di classe dirigente verrebbe eliminata e gettata via. E per un gruppo che si propone di alimentare il futuro di una società che non è poi così ricca di classe dirigente, questa potrebbe non essere una scelta felice. Indubbiamente più laborioso, più difficile è cercare di sbrogliare il nodo recuperando tutte le energie valide e positive; ma, per una società che vuole raggiungere ambiziosi obiettivi, la fatica e la difficoltà potrebbero risultare un investimento.

Fin dal momento in cui ha avviato il suo impegno politico a Lipari questo Sindaco ha cercato di evitare la lacerazione e di operare secondo una linea di rinnovamento profondo ma graduale. Per questo, non democristiano si è candidato nella DC, ed ha iniziato un lungo cammino dall’interno del blocco sociale egemone, prima che di un partito. Un cammino verso un cambiamento democratico che fosse in grado di coinvolgere la grande maggioranza della gente che pure ieri aveva votato al 70%DC, che voleva cambiare, ma non voleva essere umiliata.

Una strada difficile che sembrava essere divenuta addirittura impossibile nel giugno del 1994 quando il responso delle urne mi scelse come Sindaco ma dette la maggioranza del Consiglio al Polo. E in alcuni momenti, nel corso del primo anno di Amministrazione, di questa impossibilità io stesso sembravo convinto tanto da invocare la spada del Referendum. Una spada che non era in mio potere, ma nel potere del Consiglio.

Eppure, al di là della esasperazione dei momenti difficili, la mia scelta è sempre stata non per il taglio ma per lo scioglimento del nodo. Quante volte ho detto che il non avere il Consiglio favorevole non era la difficoltà più grave. Quante volte ho cercato di riallacciare un dialogo, anche se puntualmente questo si concludeva con dei colpi bassi nei miei confronti. Quante volte ho fatto autocritica, per stimolare anche la controparte ad uno spirito autocritico.

Ed ancora sulla complessa questione dei vincoli, quante volte ho cercato di riportare il discorso alla razionalità evitando le esasperazioni proprio per stabilire un utile terreno di confronto.

Ora sembra però che il dato sia gettato: si va al referendum. La spada è tratta e il nodo sta per essere tagliato. Si aspetta solo la decisione del Coreco e il decreto dell’Assessorato Enti locali.

2. Referendum oggi: un atto di democrazia o grave irresponsabilità amministrativa?

La terza relazione di questa Amministrazione sullo stato di attuazione del programma, non può non prendere le mosse dall’ultimo avvenimento politico-amministrativo dell’anno appena trascorso e cioè dall’approvazione da parte del Consiglio Comunale della delibera di indizione del referendum popolare contro il Sindaco «per gravi inadempienze programmatiche». Secondo quanto prevede, appunto, l’art.18 della legge regionale n.7 del 1992.

Si farà o non si farà il Referendum, ci sarà o non ci sarà la convalida del Coreco, rimane il fatto che il Consiglio Comunale ha assunto questo provvedimento che non è – come si è cercato di fare credere da parte degli imbarazzati consiglieri di maggioranza – un fatto di ordinaria vita amministrativa, bensì un fatto eccezionale e straordinario. Infatti la legge lo prevede solo in caso di «gravi» inadempienze e per una sola volta nel quadriennio. Le gravi inadempienze devono essere verificate in ordine al programma presentato dal sindaco agli elettori e non in relazione ai desiderio del Consiglio.

La risposta del Sindaco in Consiglio, ed il successivo ricorso al Coreco, dimostrano a sufficienza come le supposte inadempienze siano solo nel mondo delle farneticazioni, per cui è bene dedicare attenzione ad un altro interrogativo: «Perché questo referendum e perché proprio ora?».

Che in qualche modo si stesse pensando al referendum emerge concretamente alla fine di novembre quando i consiglieri del Polo chiedono e poi votano un rimpinguamento dell’apposita voce in Bilancio portandola da 20 ad 80 milioni. A questa iniziativa il Sindaco risponde in un affollato comizio il 3 dicembre, quando dimostra l’opportunità di aprire uno scontro amministrativo che potrebbe durare oltre sei mesi (fra referendum, commissariamento ed elezioni conseguenti), bloccando, distraendo o ritardando irresponsabilmente l’azione amministrativa, in una fase di grave crisi dell’economia eoliana con problemi rilevanti nell’edilizia e nell’artigianato (per i dei vincoli posti ex-art. 5 della L.R. 15 del 1991), nell’industria della pomice, nel mondo della pesca (per il rischio che si vieti la pesca del pesce spada con spadare a reti derivanti) mentre il tasso di disoccupazione è oltre il 30% ed il processo di destagionalizzazione del turismo è appena avviato.

Il Sindaco aggiunge anche che, se ragione e senso di responsabilità non dovessero prevalere, si eviti almeno di tirare le cose per le lunghe ed al referendum si vada subito. «Quello che volete fare, fatelo in fretta» è la frase rivolta, durante il comizio, con insistenza ai consiglieri di maggioranza.

Dopo il 3 dicembre però il tema del referendum sembra rientrare. Il 10 dicembre è il Polo a tenere un suo comizio, ma di referendum non si fa cenno. Il 12 c’è a Messina la grande manifestazione unitaria degli Eoliani sui vincoli, e di referendum non se ne parla proprio. Il 21 e 22 dicembre si tiene un Consiglio Comunale sulla relazione semestrale del Sindaco, quella che era stata presentata il 5 luglio. Anche qui molte critiche ma nessuna richiesta di referendum. Il dibattito ha uno strano andamento che dimostra incertezze e contrasti fra i consiglieri del Polo. La discussione viene prima chiusa con la lettura di un testo – una sedicente controrelazione – ad opera del Consigliere Spinella, poi inopinatamente riaperta per permettere ad alcuni consiglieri di insultare il Sindaco approfittando di una sua temporanea assenza. Una seduta sconcertante che si esaurisce senza nemmeno un voto. Il 26 si parla di una riunione del Polo a cui avrebbero preso parte alcuni deputati nazionali e il giorno dopo, furtivamente, senza farne cenno né al Sindaco, né ad alcun amministratore, il Presidente del Consiglio convoca una seduta con all’ordine del giorno il referendum. E la convoca con procedura d’urgenza.

3. Chi ha voluto il referendum e perché?

Che cosa era avvenuto di così grave fra il 23 dicembre ed il 27 tanto da provocare una seduta urgente per andare al referendum? Mistero. A meno che l’urgenza non fosse data dalle esigenze di chi, da fuori, cerca ancora – con difficoltà sempre più crescenti – di pilotare la vita politica nelle Eolie. Esigenze legate alla preoccupazione – indubbiamente fondata – che il proprio potere e le proprie fortune stanno per essere gravemente compromesse dall’operato di questa Amministrazione, qualificato da grande trasparenze ed efficacia. E ci troviamo alle soglie di un anno particolare dove sicuramente ci saranno le elezioni regionali e ci potrebbero essere quelle nazionali. E con quale credibilità si sarebbe presentato il «notabile locale» al tavolo delle trattative per la formazione delle liste, se proprio in casa propria doveva registrare una devastante sconfitta?

Da qui la mossa più disperata che spregiudicata di cercare di arrestare l’inesorabile declino, accettando la battaglia sul campo aperto del referendum e giocando lì il tutto per tutto. Questa ci sembra la spiegazione più convincente per quanto è accaduto nell’ultima settimana del 1995.

Ed allora, se questa è la spiegazione, non deve meravigliare che il Sindaco apra la sua relazione semestrale con la ricostruzione di questo avvenimento di significato politico ma con chiarissime implicanze amministrative. D’altronde in un Comune in cui, per anni, le logiche egli interessi politici, hanno bloccato e compromesso l’azione amministrativa, non può essere sottaciuto che il riflesso più immediato e visibile della vigorosa azione amministrativa di questi 18 mesi, ed in particolare del semestre testé trascorso, sia stato quello di rendere esplicito ed urgente lo scontro politico.

Che interesse ci sarebbe stato da parte dei vecchi feudatari ad affrontare un rischio così alto, se veramente l’azione di questa Amministrazione non fosse risultata incisiva? Se il trend di questa Amministrazione era la prosecuzione di un modo inefficiente di governare non sarebbe stato logico tolleralo come per anni si sono tollerate inconsistenza ed insipienza, per poi liquidare definitivamente i «rinnovatori» alla scadenza del mandato?

Ma non stava qui il problema. Come d’altronde è stato detto con grande chiarezza da alcuni Consiglieri di maggioranza nel corso del dibattito in Consiglio: il nodo vero è politico, è l’incompatibilità di prospettiva e di metodo. Un nodo che investe lo stesso concetto di politica: da una parte chi ritiene che essa consista nell’occupare poltrone per gestire un potere, dall’altra chi la considera un servizio per la promozione dello sviluppo comunitario.

4. Perché questa amministrazione fa tanta paura ai potenti?

Alla luce di questo discorso la relazione semestrale acquista un nuovo significa. Essa sarà una ricerca, all’interno del lavoro dell’Amministrazione, per verificare quali possono essere state le azioni che hanno finito col preoccupare i vecchi potenti.

Vorremo sviluppare questa ricerca soprattutto lungo cinque direttrici. La prima riguarda l’esperienza di questa estate. Per capire quale salto di qualità questa Amministrazione sia riuscita a realizzare nel corso di un anno basta rileggersi la prima relazione semestrale ed in particolare il quarto paragrafo intitolato: “l’emergenza come sovrappiù”. Ebbene l’estate di quest’anno non ha avuto emergenze. Il servizio di raccolta dei rifiuti ha funzionato alla perfezione, il rifornimento idrico non ha avuto problemi grazie anche alla collaborazione della Protezione Civile, il centro storico di Lipari – completamente demotorizzato – si è trasformato in un luogo di vita e di dialogo, il traffico è stato disciplinato sia con il funzionamento puntuale delle navette-bus (che forse per il primo anno hanno circolato piene) sia per l’impegno dei nostri vigili, validamente coadiuvati da un gruppo di vigili parmensi che sono venuti a darci manforte. Persino gli incendi – anche per merito di un’azione di diserbamento ad ampio raggio – sono calati di numero in maniera significativa.

Ci sono realizzazioni che entrano nella nostra vita normale e ci dimentichiamo com’era la realtà quando non erano ancora operanti. Chi si ricorda qual era la condizione della nettezza urbana a Lipari e Vulcano nel luglio 1994, quando i cassonetti venivano vuotati anche una volta la settimana ed i rifiuti ammorbavano l’aria e si disperdevano per le strade? Qual era la condizione delle discariche, a cominciare quella di Lami dove i rifiuti si riversavano nel torrente Mobilia verso Acquacalda? Qual era la condizione degli appalti quando per anni ed anni sono stati reiterati incarichi alle ditte assegnatarie senza nuove gare? E chi si ricorda dei cimiteri abbandonati a se stessi? E le proteste, le fila, le contestazioni al Comune per il servizio idrico, con litigi quotidiani ed accuse di favoritismo?

Agosto 1995 . Il Sindaco di Lipari durante una manifestazione al teatro del Castello con Mons. Micciché, Gianni Morandi ed il prof. D’Amcico

Certamente l’estate 1995 ha dato l’idea di che cosa vuol dire un Comune che funziona e questo ha cominciato a impensierire. Infatti, proprio quest’estate è esplosa quella che un periodico locale ha chiamato la «guerriglia del Polo» combattuta più che in Consiglio Comunale nell’opinione pubblica, attraverso la stampa provinciale, un giornale ed una TV locale. Soprattutto questi ultimi due direttamente riconducibili ad un industriale liparese.

Valga come esempio quanto è avvenuto per l’isola pedonale. Certamente l’isola pedonale totale è entrata in vigore in ritardo, integralmente solo alla fine d’agosto. Prima si sono dovute affrontare tutta una serie di difficoltà come le resistenze soprattutto dei commercianti delle vie principali e la riprogettazione della segnaletica adeguandola alle nuove normative. Questa segnaletica ha richiesto una gara e poi la messa opera, ecc. ecc…

Ma comunque, sebbene per tappe successive, tutto il centro e Marina Corta sono stati liberati dalle macchine. E come spesso succede, nei primi giorni che si cambiano le indicazioni, un po’ di confusione si crea. Ed è su queste disfunzioni fisiologiche che si è avventata speculando la critica distruttiva del Polo e di quella parte della stampa locale abitualmente da esso dipendente. E così la gente di  Milazzo, Barcellona, Villafranca leggevano che Lipari era nel caos, che la confusione regnava sovrana nelle strade cittadine e si facevano un’idea della nostra realtà completamente diversa da quella che riscontravano quando venivano a visitarci.

Vale anche la pena spendere qualche parola sulle discussioni di questa primavera, torno al quesito se chiudere o meno totalmente il centro storico. Le tesi che si sono confrontate sono state soprattutto due. La prima sosteneva che ormai il centro di Lipari è una realtà commerciale e quindi bisogna rassegnarsi alle esigenze che il commercio ha, anche quelle speciali di un supermercato o dei negozi di ferramenta. La gente dovrebbe cioè essere lasciata libera di accedere ai negozi direttamente con le autoe limitare l’isola pedonale ad alcune ore della sera.

La seconda tesi, che era poi quella dell’ Amministrazione, affermava che se Lipari vuole qualificarsi come località turistica deve caratterizzarsi per la vivibilità del suo centro storico che è un grande patrimonio ambientale deturpato dalle macchine in movimento o posteggiate. Il fatto che alcune strutture di commercio pesante si siano lasciate insediare nel centro è un grave errore di programmazione del passato, che non può però compromettere la vocazione naturale dell’isola. Inoltre la possibilità di accedere direttamente ai negozi con le macchine è una pia illusione perché in estate non si trova mai posto lungo i marciapiedi e si è costretti a posteggiare in seconda fila ostacolando così non solo la circolazione dei bus ma anche il rifornimento di merci agli stessi negozi.

Riteniamo che i commenti degli abitanti e dei turisti, ampiamente ripresi dalle televisioni locali, abbiano dato ragione all’Amministrazione.

5. L‘apparato comunale è oggi una macchina che funziona.

Il ricondurre la gestione estiva – quando la popolazione si moltiplica fino anche dieci volte – dall’emergenza alla normalità, ha rappresentato una grande prova i capacità di governo e cioè di riuscire a valutare i bisogni e di sapervi provvedere per tempo con mezzi adeguati. E questo praticamente con la macchina amministrava di sempre: quella stessa macchina che aveva ridotto all’impotenza le amministrazioni passate. Mi ricordo le confessioni sconsolate del dott. Angelo Li Donni e del prof. Tommaso Carnevale.

Ecco una seconda pista di riflessione. Con questa struttura amministrativa – per fare solo alcuni esempi – si è completata la gran parte delle gare della legge 18/87, si sono definite altre opere pubbliche di particolare rilievo, si è portato avanti il pesante lavoro dell’urbanistica affrontando finalmente organicamente il problema delle sanatorie e delle sdemanializzazioni, si è condotto il Piano Regolatore all’ultima fase di svolgimento, si è dato un assetto accettabile al grave e trascurato problema delle discariche aprendo la via ad una soluzione definitiva.

Lo sforzo indubbiamente più rilevante è stato quello delle opere pubbliche. In questi mesi oltre all’impegno per la legge 18 si è sbloccata la rete di collegamento col dissalatore che la Cassa del Mezzogiorno aveva delegato, senza seguito, al Comune (circa 10 miliardi), si sono portati in gara il parcheggio sotterraneo di Santa Lucia e l’ampliamento delle scuole di Pianoconte (temporaneamente sospesi per un chiarimento sui vincoli ex art. 5 L.R. 15/91), si è rimesso in movimento l’iter per la nuova condotta che collega il depuratore alla rete fognaria, si è operato per trovare una soluzione alla controversia con la ditta Formica perché riprendano al più presto i lavori del Palazzo dei Congressi di via Balestrieri; così come più nulla ostacola ormai i lavori per l’adeguamento del campo sportivo e per l’illuminazione del centro di Lipari.

Per comprendere a pieno a quale grado di carico di lavoro è sottoposto il settore lavori pubblici, basti considerare che – mentre si è operato per portare in fase operativa i progetti testè indicati ed altri meno significativi ma non meno impegnativi (il tuttoper una valore di circa 30 miliardi) -bisogna continuare a seguire i progetti che già pervenuti alla fase operativa hanno comunque ancora bisogno di assistenza e di attenzione (solo la legge 18 rappresenta un’altra trentina di miliardi); infine bisogna programmare un futuro che si prospetta non meno impegnativo,con i fondi del POT Misura 4-Isole minori, del POP Sicilia, dell’impiego oneri di urbanizzazione, dello SFOP, ecc…

Certo, alcuni supporti integrativi alla vecchia struttura amministrativa sono stati ricercati, attuati e praticati mentre si lavorava alacremente alla ripuntualizzazione della pianta organica verificandone le compatibilità col nostro bilancio. Si sono colmati due grandi buchi a livello apicale (segretario generale e ragioniere capo) e si è dato con provvedimenti temporanei – gli unici permessi dalla legge – sostegno all’urbanistica, all’ufficio tributi, ai vigili urbani, ai lavori pubblici. Si sono resi operativi concorsi già fatti e tenuti nel cassetto (bidelli, custodi cimiteriali, custodi campi sportivi) ed altri già deliberati ad ancora non banditi (per vigili urbani). Ma soprattutto ritengo che lo stimolo maggiore sia stato di ordine morale: un’Amministrazione che opera con passione e dedizione non può non sollecitare anche nel personale passione e dedizione, lì almeno dove esistono i presupposti etici e professionali.

Abbiamo voluto fare l’esempio del settore lavori pubblici perché è quello che sovraintende ad opere concrete. Ma non meno laborioso è stato l’impegno della ripartizione della Vigilanza urbana, della Segreteria, della Ragioneria, dell’Urbanistica, dell’Ufficio Servizi sociali, Cultura, Pubblica istruzione, Turismo e spettacoli, Trasporti, ecc.

Diciamo la verità: al Comune di Lipari ci sono sicuramente i lavativi ed i fannulloni come ci sono dappertutto, ma la grande maggioranza lavora e lavora con dedizione. Mi sembra di poter dire che anche nella consapevolezza dei cittadini stia crescendo la considerazione per l’impiegato comunale. Fare l’impiegato comunale non è più una «sine cura» per integrare un secondo lavoro che finisce col rappresentare l’impegno principale. Fare l’impiegato comunale vuol dire, oggi a Lipari, assolvere ad un impegno di rilievo sociale e civile.

6. Dopo i progetti… i fatti concreti.

Proprio grazie a questa dimostrata capacità di governo e all’arrivo dei primi frutti, si è cominciato a chiarire alla gente che dietro le parole c’erano fatti concreti. La comparsa delle cose concrete è una terza pista di verifica.

Alcune grosse partite debitorie sono state saldate e tutto il problema del risanamento finanziario è ormai sul rettilineo di arrivo; sono stati pagati i contributi alle associazioni che erano fermi da due anni (chi si ricorda la speculazione sul C.S. Lipari, una pagina vergognosa della guerriglia contro l’Amministrazione?); si sono rinnovate le stanze degli uffici comunali dotandole di computer e fotocopiatrici funzionanti; le strade di Lipari e delle isole sono ogni giorno di più un cantiere e già per alcune opere si intravede la conclusione; siamo venuti in possesso di una delle cartografie più sofisticate e in grado di servire non solo per il PRG ma per tutto l’ampio capitolo della gestione del territorio; abbiamo consegnato al Consiglio Comunale la proposta di delibera della pianta organica; abbiamo varato un ambizioso progetto di telematica nelle scuole, premessa ad un ancora più ambizioso progetto di «telelavoro»; si è concorso a realizzare una delle più ricche estati eoliane per manifestazioni, spettacoli, attività culturali; sono stati indetti i concorsi per nove nuovi vigili urbani ed altri concorsi sono in fase di definizione.

Trascurando quello che ormai rappresenta un dato consolidato e cioè un servizio raccolta rifiuti sempre a livelli più che efficienti, un rifornimento idrico funzionante, i cimiteri decorosi e custoditi, un mercato che continua puntualmente il suo servizio pur fra le difficoltà di una stagione metereologicamente instabile.

Ma forse ciò che ha preoccupato più di tutto è stato l’impegno e la determinazione con cui si è portato avanti il discorso del piano regolatore. Dal 6 dicembre lo schema di massima è consegnato al Consiglio Comunale e si tratta di un punto di arrivo importante in quanto i progettisti hanno affermato nella loro lettera del 5 ottobre 1995 che «il progetto definitivo con esclusione dei piani particolareggiati dei centri storici» verrà consegnato «dopo tre mesi dall’approvazione dello Schema di massima e dalla consegna dello studio geologico particolareggiato delle aree oggetto di prescrizioni esecutive». Come si vede, pur fra nubi e tempeste, il punto di arrivo del Piano Regolatore comincia ad intravedersi. Questo è un evento di grande significato per Lipari.

Fra le nubi e le tempeste che potrebbero ritardare il Piano vi sono le vicende del Piano Paesaggistico la cui responsabilità è dell’Assessorato regionale Beni Culturali e la cui realizzazione è affidata alla Soprintendenza di Messina. Parleremo più avanti della questione del vincolo, qui vorrei solo fare notare come il Sindaco, in particolare in questo semestre, abbia seguito da vicino sia le vicende dell’uno come quelle dell’altro, sapendo come i due problemi fossero strettamente correlati. E se oggi i progettisti possono dire che si può supporre che non ci siano contraddizioni significative fra i due piani, come anche con quello dei Porti affidato al prof. Mallandrino (che dovrebbe essere consegnato prima di Pasqua), questo è dovuto proprio alla costante iniziativa di collegamento che questa Amministrazione ha svolto.

7. I collegamenti associativi e con i partner

Una quarta pista è quella dello sviluppo delle relazioni con associazioni, enti ed importanti istituti per promuovere un progetto ambizioso quale quello che questa Amministrazione si è proposto. Sigle quali ANCIM, Insula-mab, Cispel, Trainet-Telecom, Gepi, Nova spa, Co-men, Società per l’imprenditoria giovanile, ecc. forse diranno poco o niente per molti. Ma chi ha conoscenza della vita economica, culturale e amministrativa nazionale ed internazionale sa che sono nomi importanti e determinanti per la progettualità e la realizzazione di grandi iniziative, oppure, come l’ANCIM e la Co-men, si tratta di associazioni.

L’ ANCIM è l’associazione dei comuni delle isole minori che a livello nazionale ha svolto in questi anni un ruolo di rilievo per richiamare l’attenzione sui problemi delle piccole isole.

Soprattutto in Sicilia l’ ANCIM ha dato vita, nel corso del semestre, a due importanti incontri: quello di Lipari, tenuto il 15-17 settembre in occasione del gemellaggio fra Ustica e le Eolie, e quello di Pantelleria del 5-6 gennaio 1996. A Pantelleria il documento finale oltre avere rivendicato con forza l’effettivo governo del proprio territorio da parte delle Amministrazioni comunali in relazione alla programmazione e all’economia, ha proposto che la riforma della legge elettorale per l’ ARS preveda un collegio unico per le isole per l’elezione di rappresentanti alla Regione.

La Cispel (Confederazione italiana dei servizi pubblici degli enti locali) ha lo scopo di promuovere lo sviluppo e la tutela della gestione diretta dei servizi pubblici da parte dei comuni, delle province, delle regioni o dei Consorzi costituiti da questi enti. Alla Confederazione aderiscono 787 tra imprese ed enti che garantiscono servizi pubblici locali su tutto il territorio nazionale. Con il Comune di Lipari la Cispel ha in corso la definizione di un contratto di collaborazione per la gestione di un marchio i qualità dei prodotti delle isole minori, per la realizzazione di un centro promozione del turismo con finanziamenti CEE, per la promozione nell’opinione pubblica nazionale di attenzione per i problemi locali e l’azione amministrativa. Trainet è una società del Gruppo Stet- Telecom Italia e lavora integrando le tecnologie informatiche e telematiche con le scienze umane e dell’organizzazione. Col Comune di Lipari partecipa e dà il supporto tecnico al progetto Teleinsula finanziato dalla CEE.

Insula-mab, è una organizzazione noprofit e non governativa sorta nel 1989 per promuovere una Conferenza scientifica permanente per lo sviluppo delle isole. Il Comune di Lipari ha stabilito con Insula rapporti fin dall’insediarsi di questa Amministrazione partecipando alla Conferenza di Lanzarote dell’aprile scorso e aderendo al progetto Teleisula proposto alla CEE da questa organizzazione.

La Gepi (e la Nova che opera in Sicilia) è una società che a lungo ha operato come “crocerossa” delle aziende in crisi e decotte per garantire l’occupazione dei dipendenti. Negli ultimi anni è venuta evolvendo soprattutto come una struttura promozionale per lo sviluppo economico promuovendo con gli enti locali delle società miste, garantendone l’avvio e curando poi la sostituzione della propria quota capitale con quella dei privati. La Nova ha curato insieme al Comune di Lipari il progetto di utilità sociale per i lavoratori dell’ltalpomice e sta collaborando alla nascita di alcune società miste nel campo dei servizi pubblici e del termalismo.

L ‘IPI (Istituto per la promozione industriale) svolge attività di promozione territoriale e di assistenza alle piccole e medie imprese. È interessato alla promozione dell’attività termalistica nelle nostre isole.

COMEN -Conferenza mediterranea è una associazione internazionale e gruppo di lavoro permanente per la promozione della centralità culturale, della valorizzazione delle risorse comuni e della qualità della vita nell’area mediterranea. Organizza una Conferenza all’anno alla quale partecipano rappresentanti di istituzioni, strutture pubbliche e private, università, associazioni, diplomatici, studiosi osservatori che insieme riflettono sull’importanza della cultura mediterranea nel processo di cambiamento della società moderna.

La Società per l’imprenditoria giovanile nasce dall’esperienza della legge per l’occupazione giovanile ed oggi cura l’attività formativa e di creazione d’imprese che consentano ai giovani di divenire.protagonisti economici nel proprio territorio. Con il Comune di Lipari sono stati intrapresi contatti – nell’ambito dell’ ANCIM – per la promozione di esperienze di telelavoro.

In tutta questa attività di relazioni, rimane prioritaria l’azione comune dei quattro comuni eoliani per lo sviluppo dell’arcipelago. Il gemellaggio con Ustica ha stabilito delle relazioni speciali anche con questa isola sul piano amministrativo.

8. Questo straordinario rapporto con la gente

Ma ciò che forse ha più preoccupato e colpito i vecchi potenti è lo straordinario rapporto che questa amministrazione è riuscita ad instaurare con la gente. Un rapporto di attenzione, di disponibilità e di fiducia. Certamente ha contato molto la disponibilità all’incontro anche personale che ha sempre caratterizzato la Giunta. Una disponibilità che sarebbe stata maggiore se non ci trovassimo di fronte ad un impegno che definire massacrante è dire poco. C’è il lavoro di palazzo alle prese con i problemi quotidiani e spiccioli, spesso quelli che la gente direttamente prospetta. Ci sono gli incontri con gli uffici provinciali e regionali. Ci sono le relazioni da tenere a livello nazionale ed anche internazionale.

Questo inedito rapporto con la popolazione è merito dello strumento televisivo?[1] Anche. Ma lo strumento televisivo non potrebbe esprimere quello che il cuore ed i comportamenti non esprimono. La gente sa che questa Amministrazione sta lavorando senza risparmio perché ha ingaggiato una grande battaglia, non con i consiglieri del Polo, ma con i tempi dello sviluppo. Le Eolie possono divenire un puntodi riferimento turistico di primo piano se riescono ad esprimere in tempi rapidi un’offerta globale che sia al tempo stesso culturale, naturalistica, sociale ed etica.

Ciò che Stato, Regione, Soprintendenze non hanno capito è che potremo vincere la sfida di un futuro per i nostri figli solo se riusciremo ad offrire un prodotto inedito che è dato non solo da ciò che si può ammirare ma soprattutto da ciò che si può vivere. L’esperienza di una comunità viva, ricca di bellezze paesaggistiche, di un grande patrimonio naturalistico e culturale, di tradizioni che conservano il loro significato, caratterizzata da una qualità della vita pienamente inserita nel nostro tempo ma allo stesso tempo distaccata dalla frenesia isterica che lo pervade: ecco l’offerta vincente.

Queste sono le Eolie della speranza. E per realizzare queste Eolie ci vuole cervello, cultura e cuore. Il cervello, la cultura ed il cuore che questa Amministrazione ha messo nelle battaglie dei vincoli, come in quelle per la difesa della pesca, come in ogni azione amministrativa che si è dispiegata in questi anni. Il cervello, la cultura ed il cuore contro il gioco degli interessi di parte e delle clientele.

È ormai scontato che l’azione dei vincoli paesistici ax-art. 5 della L.R. 15/91 nascondeva una manovra contro questa Amministrazione comunale a cui ci si preparava da tempo. È vero, tutte le isole hanno avuto apposto il vincolo, ma sempre quando il piano era ormai definito e la sua approvazione in dirittura d’arrivo. Così è stato per Ustica, per Favignana, per Pantelleria, per Lampedusa.

Per le Eolie invece il vincolo è partito da lontano, tenuto in gran segreto, senza che Amministrazioni sapessero né quando sarebbe giunto, né tantomeno quale fosse la sua consistenza e la sua perimetrazione. Ho avuto modo di ripetere più volte che se l’Amministrazione era all’oscuro, qualcuno però sapeva, tanto che poche ore dopo la firma del decreto (6 ottobre) una televisione locale già parlava di particelle escluse ed incluse, mentre il Sindaco di Lipari doveva aspettare il 4 di novembre per potere conoscere il decreto e le perimetrazioni. Ora tutto è chiaro. Si cerca di fare cadere la Giunta sui vincoli riversando su di essa la responsabilità della loro apposizione.

E la partita decisiva la si giocò proprio la sera dell’8 ottobre nell’assemblea convocata nel giardino del Centro Studi, quando la maggioranza dei convenuti si convinse della nostra buona fede, della nostra correttezza, ed ebbe ragione di pochi facinorosi. Ma in molti continuò a rimanere comunque il dubbio che se non eravamo responsabili di dolo lo eravamo almeno in termini colposi. Perché ci si era mossi con ritardo? C’era forse una qualche riserva mentale? Le settimane successive dimostrarono  abbondantemente che non c’era alcuna riserva mentale da parte dell’Amministrazione, anzi che si era pronti a mettersi alla testa della protesta perché era ogni giorno più chiaro che il vincolo faceva parte di una manovra contro di essa.

Non appena questo successe, il Polo cominciò a perdere interesse alla mobilitazione dimostrando come lo scandalo che aveva manifestato di fronte alla emissione del decreto era solo strumentale. La grande manifestazione che sarà ricordata come quella dello «sbarco dei mille a Messina» è stata a più riprese, da loro, irrisa e ripudiata.

Parallelamente alla vicenda del vincolo si svolge quella dei pescatori. Da tempo l’Amministrazione cerca un contatto con questa categoria convinta che bisogna cambiare metodo rispetto al passato: non più le provvidenze calate dall’alto, ma coinvolgere i protagonisti direttamente in un’azione di modernizzazione e riconversione dell’attività della pesca. Per fare questo si pensa ad un convegno. L’iniziativa è presa da un’associazione culturale vicino all’Amministrazione, che propone un convegno sull’acquicoltura. Ma i pescatori sono ritenuti dagli ambienti vicino ai potenti loro massa di manovra, per cui si cerca di correre ai ripari con una controiniziativa da allestire in tutta fretta, giusto una settimana prima di quella dell’associazione Terme di S. Calogero. Al controconvegno, tenuto presso l’Hotel Gattopardo, partecipa tutta la nomenclatura del Polo ma partecipa anche il Sindaco che ha modo di dimostrare la volontà di fare della sua Amministrazione.

Una volontà che si ripropone la settimana successiva e poi in una serie di incontri che porteranno alla formazione di un comitato e a un’azione di relazioni ad ampio raggio, fino alla Comunità Europea a Bruxelles per parlare del problema delle spadare, ma più in generale della riconversione, della maricoltura, della creazione del mercato ittico, della trasformazione del pescato, ecc…

Fallito l’utilizzo strumentale del vincolo per fare dimettere la Giunta, colpiti per l’iniziativa che si va sviluppando fra i pescatori che non riescono a boicottare, il Polo, o meglio, chi per loro, decide il referendum. E lo decide in tutta fretta quel 26 dicembre, in tempo per deliberarlo e quindi impegnare la somma per finanziarlo prima dello scoccare della mezzanotte del 31 dicembre.

9. Gravi “inandempienze”? Ma di chi? Del Sindaco o del Consiglio?

Il 4 gennaio, mentre il Sindaco sta partendo per Pantelleria per partecipare ad un importante incontro dei sindaci delle isole minori siciliane e per assistere, contemporaneamente, ad una partita amichevole fra le squadre di calcio delle due isole, viene convocato un nuovo Consiglio Comunale, il primo dopo quello che indiceva Referendum. Questa volta all’ordine del giorno vi è il piano regolatore. Anche questa volta convocato con procedura d’urgenza per il giorno 6 gennaio, festa della Befana, alle ore 18.

Le ragioni? Si dice che la maggioranza del Consiglio improvvisamente si era accorta che il 6 scadevano i 30 giorni entro i quali si doveva discutere ed esitare lo schema di massima. Il Sindaco ha un momento di incertezza chiedendosi se non doveva disdire l’impegno di Pantelleria visto l’importante appuntamento e visto che ha conservato la delega all’Urbanistica. Poi pensa che la discussione non potrà esaurirsi certo in una serata e parte lo stesso. Fortunatamente, perché il 6 sera alle 18 all’appuntamento non si presenta nessuno della maggioranza, nemmeno il Presidente che ha convocato la riunione. E non si presentano nemmeno alle 19 e nemmeno alle 18 del giorno 7 successivo. Tutto questo ha un senso politico, visto sicuramente che non ne ha in termini di buona educazione? Si voleva fare saltare la missione a Pantelleria del Sindaco? E perché? Perché si temeva che dopo la realizzazione di un rapporto con i pescatori ne potesse nascere anche uno nuovo con la squadra di calcio? Un rapporto che dissipasse completamente le azioni di contrapposizione e di rottura che erano state costruite sul tema del mancato pagamento del contributo?

Se così stanno le cose, povero Polo eoliano delle libertà e povero Presidente del Consiglio che si presta a queste sceneggiate.

Non è certo questo l’unico caso di Consigli convocati ed andati deserti trascurando che ogni Consiglio costa, in termini soprattutto di straordinari dei dipendenti. Soprattutto quando si impegnano due serate festive.

Oltre ad una perdita economica, un comportamento così irresponsabile danneggia l’immagine di questo organo e sconcerta i consiglieri che non sanno più distinguere fra convocazioni vere e fasulle.

Ma le omissioni e le inadempienze più gravi del Consiglio sono altre. La mancata discussione dell’aggiornamento del Piano triennale delle Opere pubbliche, che ha impedito di inserire nel vecchio piano nuove opere utilizzando la deroga a corredarle di progetti; la mancata approvazione del regolamento del diritto d’accesso non volendo riconoscere i tempi necessari ad esperire le pratiche, richiesti dal nostro organico; la proposta di pianta organica ferma da due mesi in lista di attesa; lo schema di piano regolatore per il quale – ad un mese di distanza dalla consegna dei progettisti – non è stata attivata alcuna iniziativa seria di discussione e di confronto mentre sono scaduti i tempi contrattuali per esitarlo (e come si potrà pretendere di chiedere ai progettisti di rispettare il tempo di tre mesi, se il Consiglio è il primo a debordare?), ecc. ecc…

Questa relazione semestrale, se avrà la stessa attenzione che ha avuto la precedente, verrà discussa solo fra sei mesi mentre la legge prevede che se ne debba discutere entro dieci giorni dalla presentazione.

Tutto questo non costituisce «grave inadempienza»?

10. A chi ti tira pietre rispondi dando pane.

La sera del 29 dicembre e poi i giorni seguenti sono stati numerosi i cittadini che mi hanno voluto manifestare la loro stima e solidarietà. Ringrazio tutti di cuore perché mi sono stati di grande conforto. Anche se sono un tipo tenace, non nascondo che ho pure attraversato qualche momento di incertezza.

«Ma vale la pena sopportare tutto questo? Vale la pena subire le villanie di ragazzotti che confondono il dovere della critica con la sfrontatezza? Fino a quanto un grande ideale può disporre della tua vita?».

Vengo da una seria e severa scuola all’impegno sociale e politico, per sapere che non sono queste le cose che ti devono fare arrendere. Tutto questo accade perché stai cominciando ad incidere ed allora sarebbe folle buttare la spugna proprio ora. Forse siamo all’ultimo atto di una grande battaglia e fra sei mesi di «potenti», nelle Eolie, non ce ne saranno più.

«Ma sono due anni che lotti in campo aperto. Due anni che hai abbandonato il tuo impegno a livello nazionale, il lavoro che amavi, la tua attività giornalistica, i tuoi studi, la tua casa e le amicizie che avevi costruito in un vita, per vivere qui, quasi accampato, in uno stato permanente di guerra e di tensione. Ne vale veramente la pena?».

È vero però che forse per la prima volta mi sembra di incidere nella realtà, di vedere cambiare le cose, di vedersi aprire strade nuove, possibilità nuove per queste isole e questa gente che le abita.

Non esiste il livello nazionale o internazionale, esiste la gente e quello che puoi fare per essa. Se è qui, in questa isola, in questo arcipelago che scopro che posso realizzare qualcosa di buono e di utile mentre a livello nazionale mi sembrava spesso di pestare l’acqua nel mortaio, allora questo è il mio livello.

Riporto pezzi di un dialogo interiore che potrebbe svilupparsi all’infinito. Che in questi giorni ho coltivato camminando fra la gente, parlando con la gente, ma soprattutto ascoltando per trovare nuove sollecitazioni ai miei soliloqui. Sollecitazioni come quella di chi mi ha detto il 3l sera, facendomi gli auguri di buona fine e sereno anno nuovo: «A chi ti tira pietre, rispondi dando pane». E la frase mi si è inchiodata nell’animo in profondità. Che cosa era? Una sollecitazione a fare meglio? Oppure a non deflettere? Oppure, più semplicemente, la logica conclusione dei miei conversari segreti che questa persona ha colto nel mio sguardo nell’attimo in cui l’ho fissato.

Sì, solo questo è possibile fare. Questa è l’unica risposta possibile ed allo stesso tempo è la nostra battaglia. Andare fino in fondo nel nostro programma.

Ma non è non-violenza disarmata, perché qualche volta il pane può essere più micidiale delle pietre.

 

 

 


[1]     Soprattutto, in questa fase, con Videolie con cui i rapporti si guasteranno sul finire del 1996.

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