XIII Relazione . Le Eolie fra provincialismi e mediterraneità

RELAZIONE SEMESTRALE – Capitolo XIII

Le Eolie fra provincialismi e mediterraneità (1 luglio – 31 dicembre 2000)

 Le Eolie patrimonio dell’ umanità

Siamo partiti per ridivenire “crocevia del Mediterraneo” ci ritroviamo oggi “patrimonio dell’ umanità”. Potrebbe sembrare una battuta ironica ed invece non è che la sintesi di un impegno alto di questi anni, un impegno consapevole del valore di questo arcipelago, giocato coraggiosamente sullo scacchiere della mondialità.

Scrivevamo nel documento programmatico per le Amministrative del 1994 intitolato “È ora di cambiare”: “Innanzitutto dobbiamo pensare una coraggiosa prospettiva per le Eolie. Dobbiamo disegnare un ruolo per la nostra comunità in un mondo attraversato da gravi tensioni ma ricco anche di attese e forti suggestioni. Le Eolie possono tornare ad essere un crocevia della grande e irrequieta piazza del Mediterraneo: momento di incontro, di conoscenza, di confronto, di dialogo, di pace. Questa può essere una alta e legittima aspirazione, una sfida oltre le angustie del quotidiano senza però rimuoverle e dimenticarle. Un crocevia per il turismo, un crocevia per la cultura, un crocevia per la conoscenza e l’amicizia dei popoli nell’ incomparabile scenario naturale che ci è stato affidato e nella ospitalità cordiale di cui è capace la nostra gente per antiche e solide tradizioni. Questo vuol dire costruire nel mondo una nuova immagine delle nostre isole, ma vuol dire anche nuovo sviluppo, nuove potenzialità di lavoro, possibilità di realizzare la qualità sociale per tutti”.

In questi anni siamo sempre rimasti fedeli a questa visione di fondo anche quando i vari provincialismi locali parevano prevalere e soffocare ogni tensione oltre l’orizzonte. Abbiamo potenziato il ruolo dell’ANCIM assumendo la leadership fra i 35 comuni insulari italiani. Abbiamo allacciato e sviluppato rapporti con le Baleari a cominciare dalla comune memoria dell’Arciduca Salvatore d’Austria; abbiamo intrapreso contatti con le Canarie, con Madeira, con Aiaccio in Corsica e con  le isole greche di Lefkada, Creta (Neapolis), Cipro (Nicosia), Santorini, Samos e Rodi. Abbiamo partecipato all’ Assises de la Mediterranée a Marsiglia ed al Primo forum della Rete delle Camere di Commercio insulari della Unione Europea a Rodi; abbiamo concorso attivamente ai convegni di Insula Unesco; abbiamo aderito all’Accademia del Mediterraneo; costituito Isolamed. Siamo stati in Australia a spiegare agli Eoliani dell’ emigrazione che le nostre non sono più le isole della miseria che li hanno costretti all’ abbandono, ma un centro del turismo in piena crescita: una crescita per la quale gli Eoliani distribuiti nel mondo possono fare moltissimo. Siamo andati negli Stati Uniti a parlare delle Eolie agli  operatori turistici, agli uomini di cultura e, in una serata indimenticabile – voluta dall’ambasciatore Francesco Paolo Fulci – al Waldorf Astoria di New York, ai rappresentanti presso l’ONU delle Isole-Stato.

La possibilità di chiedere l’ inserimento nella Heritage list dell’UNESCO si propose fin dai primi giorni del novembre del 1994 in un incontro al Comune di Milazzo promosso dall’allora Assessore alla cultura di questo Comune, prof. Dario Russo. L’ idea era di lavorare per l’ iscrizione dell’ insieme di Capo Milazzo ed isole Eolie, ma da una parte la difficoltà a gestire un tale progetto e dall’ altra la crisi della Giunta milazzese culminata qualche mese dopo nelle dimissioni del Sindaco, portarono alla sua archiviazione. Noi invece non abbiamo desistito e tramite il nostro ufficio cultura prima, poi – in una iniziativa più organica nella quale assunsero un ruolo importante il senatore Alberto La Volpe, l’architetto Giusy Maxhuni e l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci – con il Ministero Beni Culturali siamo riusciti a rendere ufficiale la candidatura. Già il 1999 doveva essere l’ anno della nomination, ma all’ ultimo momento essa fu accantonata con la richiesta di ulteriore documentazione. Quest’ anno a Cairns in Australia, la Commissione non ha trovato più motivi ostativi e le Eolie sono divenute – con un verdetto unanime – “patrimonio dell’umanità”.

Sono state promosse – fatto non usuale – sette isole sulla base del fenomeno naturale che più il caratterizza: il vulcanesimo che qualifica tutto l’arcipelago – e non solo Stromboli e Vulcano – come un vero e proprio parco dei vulcani. Sul piano concreto questo significa che oggi ancora più di ieri siamo sotto i riflettori del mondo. Ogni volta che queste isole si qualificano per i loro valori naturali, culturali e paesaggistici scatta subito la preoccupazione di nuovi e più gravosi vincoli. Ma in questo caso almeno non ci sono nuove norme restrittive che ci vengono imposte. Quelle  esistenti sono state giudicate sufficienti. Invece, se sapremo ben operare in progettualità ed iniziative coordinate, potremmo magari avere accesso in maniera più agevolata ai finanziamenti per la tutela e la conservazione della natura ma anche per uno sviluppo ecosostenibile del territorio.

In sei anni il cammino percorso dalle Eolie è rilevante: sono state riconosciute patrimonio dell’umanità, sono divenute un punto di riferimento per le isole italiane, hanno rivendicato un ruolo di iniziativa fra le isole del Mediterraneo. Un ruolo che affonda le radici fin nella mitologia  e nella cultura millenaria ma che è chiamato a riproporsi in forme nuove in questa nuova stagione della storia. Grazie al turismo certamente ma non solo al turismo.  Anche, mi auguro, alla capacità di dialogo, di comprensione e di condivisione. Ricordo lo spirito di Festadimaggio, ricordo i due incontri conviviali di capodanno con gli immigrati di provenienza araba.

Qualche tempo fa, in occasione di un incontro a Lipari con esponenti di “Israele per la pace” ebbi a dire che mi sarebbe molto piaciuto, qualora fossimo mai riusciti a riqualificare il piccolo porticciolo di Marina Corta, dedicare i due bracci che tendono verso Vulcano e verso Monte Rosa, a due grandi statisti che hanno lottato per la pace in questo Mediterraneo, tutte e due martiri della loro idea: l’egiziano Anwar al-Sadat e l’israeliano Yitzhak Rabin. Qualcuno subito osservò: “Che c’entrano mai questi due uomini con Lipari e le Eolie?”. Ma ci fu anche chi si premurò di ribattere che “se Lipari vuole tornare ad essere uno dei crocevia del Mediterraneo, tutto ciò che riguarda questo mare – soprattutto se riguarda la sua cultura e la sua speranza – non può non investirla direttamente”.

C’è indubbiamente una dimensione mediterranea delle Eolie in costruzione che attende di essere assunta con maggiore coraggio. Ma perché questo possa avvenire è necessario che si superino i numerosi provincialismi che ancora immiseriscono le nostre comunità. Sì, il pericolo maggiore che mi è dato scorgere sull’ orizzonte delle Eolie è proprio quello del provincialismo.

 Il rischio dei provincialismi.

Che cos’è il provincialismo? Forse la definizione più convincente è quella che ho trovata  nell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters: il provinciale è colui che crede di spaziare sull’ orizzonte mentre sta guardando solo le pareti della tinozza in cui è immerso.

“ non potete sollevarvi ai suoi orli

e vedere il mondo esterno delle cose,

e così vedere voi stessi.

Siete sommersi nella vostra tinozza – tabù e regole e apparenze,

sono le doghe della vostra tinozza.

Spezzatele e rompete l’incantesimo

di credere che la vostra tinozza è la vita,

e che voi conoscete la vita”.

I provincialismi sono i mille lacci e laccioli che bloccano le Eolie e non le permettono di vivere la mediterraneità e la mondialità cui hanno diritto per condizione e lignaggio. Decine e decine di provincialismi, forse centinaia.

Sono sei anni che sento rimproverarmi che corro dietro a grandi progetti mentre la gente vuole cose concrete. La “Eolie Servizi spa” è un grande o piccolo progetto? Non cerca di risolvere il problema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, quello della distribuzione idrica, quello della manutenzione del patrimonio e del demanio? Non sono queste cose concrete? Ma si è mai pensato che in un Comune della complessità del nostro anche le cose concrete quotidiane hanno bisogno di progettualità, creatività, soluzioni amministrative innovative e complesse? E le critiche che si fanno a questa società tengono conto che creare una impresa che oggi gestisce già più di sei miliardi l’ anno ha bisogno di tempo per assestarsi e qualificarsi?

In quanti hanno veramente compreso a che serve il “Centro Servizi al Turismo” ? In quanti hanno capito che non si tratta solo di un ufficio o uno sportello che dà informazioni ed organizza la partecipazione alle BIT? Invece tutt’ al più si pensa ad un duplicato dell’ Azienda Soggiorno voluto magari per dispetto a qualcuno… Eppure quante volte si è spiegato che le somiglianze sono solo marginali e secondarie e che il CST si iscrive proprio nell’ ambizioso disegno di fare giocare alle Eolie un ruolo importante sul tavolo mediterraneo e mondiale del turismo.

E la grande battaglia per i finanziamenti? Chi ha finalmente compreso  che – al di là della consapevolezza degli stessi politici regionali e nazionali – si tratta di una partita che supera le tradizionali logiche di clientela e di padrinaggio? Chi ha veramente compreso che i meccanismi comunitari hanno reso secondari e marginali la protezione di amici potenti e quella dei “santi in paradiso”? Una volta arrivavano prima i finanziamenti e poi i progetti. Ora c’è l’Unione Europea e questa pratica è divenuta impensabile. Eppure c’è stato chi ha predicato per le strade e le piazze che essendo cambiato il governo regionale doveva cambiare anche l’ Amministrazione comunale e se si volevano ottenere i finanziamenti per le Eolie il Sindaco doveva andarsene (meglio essere sfiduciato, cacciato) per lasciare il posto ad un commissario organico allo schieramento di centro-destra. Ed in ossequio a questa nobile strategia alcuni consiglieri comunali hanno – come si dice in linguaggio velico – strambato. Ricordo un operatore economico famoso negli anni passati, per i suoi slalom fra un governo e l’altro che affermava in tutta serietà : “Io sono coerente, sto sempre con chi comanda”.

E sempre sui finanziamenti, di fronte alle iniziative di sostegno ai privati come il Leader, i Patti e quant’ altro, mi capita spesso di ascoltare la critica che si tratta di azioni che favoriscono coloro che hanno già i soldi giacché per concorrere a questi finanziamenti bisogna avere la disponibilità di almeno il 50% del capitale. È vero. Ma è così difficile capire che rappresenta un grande passo in avanti quello di trasformare ricchi possidenti che investivano i loro guadagni in beni rifugio (soprattutto in seconde, terze, quarte case) in imprenditori che creano impresa, concorrono allo sviluppo e promuovono lavoro ed occupazione? È possibile che non si comprenda il salto di socialità che c’è in questa trasformazione?

E non è frutto di provincialismo il ricorso abnorme e strumentale alla denuncia penale, da sempre sport preferito degli eoliani? Non deve fare riflettere il calvario a cui sono sottoposti i Sindaci e gli amministratori in genere di queste isole, perseguitati da decine e decine di procedimenti giudiziari? Solo qualche settimana fa i giornali locali hanno riferito che il dott. Mariano Bruno, Sindaco di Lipari da 1988 al 1992, aveva visto concludersi il suo 47 esimo procedimento – come tutti i 46 precedenti – con la piena assoluzione. Mentre mi congratulo col dott. Bruno e partecipo pienamente alla sua soddisfazione, mi chiedo se tutto questo non deve fare riflettere i cittadini ma – perché no ?, sarebbe ipocrita tacerlo – anche i magistrati? Anch’io alcune settimane fa ho visto concludersi con la assoluzione con formula piena praticamente l’ unico procedimento riguardante la mia funzione di Sindaco per cui sia stato rinviato a giudizio: quello per gli incarichi professionali della legge 18/87 assegnati nell’ ottobre del 1994. Un tormentone durato sei anni; innescato da una o più lettere di concittadini (anonime, apocrife o firmate che fossero), probabilmente professionisti che non avevano avuto l’ incarico. Un procedimento che è passato addirittura attraverso due fasi: conclusa positivamente la prima per abuso d’ ufficio a fini patrimoniali se ne avviò un’ altra per falso ideologico.  Mi hanno raccontato che nell’800 c’era un detto siciliano che diceva “Palermo spara, Lipari scrive”. Certo scrivere è meglio che sparare e non è questo il provincialismo a cui mi riferisco. Provincialismo è non sapere usare gli strumenti adeguati, che sono la critica politica leale ed a viso aperto e, dove necessario, il ricorso alla giustizia amministrativa, che è quella competente per gli atti amministrativi. Ma, si sa, il ricorso al Tribunale Amministrativo costa, mentre una denuncia, specie se apocrifica, non costa niente.

E che dire di chi vuole frantumare le isole in tanti comuni? La circoscrizione di Stromboli vuole il Comune di Stromboli, un Consigliere Comunale per non essere da meno chiede l’ autonomia per Vulcano. Ma veramente si crede di potere risolvere meglio i problemi delle isole dividendosi? In appendice si potrà leggere una appassionata relazione del Presidente della Circoscrizione di Stromboli che a suo modo vuole spiegare la richiesta di autonomia. Io comprendo le sue frustrazioni. Per molti versi sono anche le mie quando devo cercare di fare capire a chi non vive l’ insularità i problemi che pone quotidianamente questa condizione. Ma si crede veramente di risolvere questi problemi isolandosi? Oppure si crede che la responsabilità sia tutta, solo o soprattutto di Lipari? Stromboli (ma non solo Stromboli) ha ottenuto in questi sei anni quanto mai avrebbe potuto sperare se avesse dovuto autogestirsi. Fra investimenti in rete idrica, strade, acquisto di beni immobili si sono superati sicuramente i dieci miliardi. In proporzione molto di più di quanto abbia ottenuto Lipari. Certo i problemi non mancano. Il presidio municipale funziona poco per l’avvicendamento dei funzionari e dipendenti, la legge che separa la responsabilità dei politici dai dirigenti ha complicato le cose per le circoscrizioni, bisognerebbe creare una legge speciale sia per la selezione dei funzionari delle isole sia per renderne obbligatoria – almeno per alcuni – la stanzialità, ecc. ecc… Non sono battaglie che si vincono dividendosi, ma serrando le fila. La forza delle isole minori è cominciata a manifestarsi con l’ANCIM, cioè grazie all’associazione dei Comuni.

Ma il provincialismo più duro e pericoloso per gli Eoliani è quello della mancanza di consapevolezza della qualità sociale acquisita. Ci si abitua ai successi facilmente e in poco tempo, vivendo all’interno della tinozza non si riesce a fare un confronto con altre situazioni. Ci si lamenta per i disservizi che non mancano mai e si dimentica di valutarli in un contesto più generale. Così l’Eoliano non è mai soddisfatto, ha sempre di che lagnarsi, è sempre alla ricerca di un capro espiatorio quasi sempre individuato nel potere più immediato: l’ Amministrazione comunale. È difficile che nel mese di agosto – quando le presenze turistiche crescono a dismisura di anno in anno – non ci siano disservizi nello spazzamento e nello smaltimento dei rifiuti. Ma la lamentela non è circoscritta ai fatti immediati (che nessuno vuole negare anche se si cerca di superarli) bensì si generalizza immediatamente: il servizio non funziona, il servizio non esiste, c’è un paese abbandonato, c’è un paese allo sfascio. Ed avete un bel fare a ricondurre il problema nelle reali proporzioni. Lo stesso per le manutenzioni. Lo stesso per il rifornimento idrico. Eppure – se solo ci si ricordasse dei problemi di sei sette anni fa – immediatamente si registrerebbe un miglioramento generale. Soprattutto riguardo al rifornimento idrico dove le disfunzioni sarebbero state drammatiche se non ci si fosse battuti per l’ entrata in funzione del dissalatore se non ci fosse stata una presenza vigile dell’Amministrazione sul problema delle dotazioni idriche.

Questo atteggiamento di insoddisfazione cronica ed acritica è particolarmente diffuso nelle isole. Certo le isole soffrono rispetto a Lipari di una ulteriore pesante marginalità, eppure non si può nascondere gli sforzi compiuti in questi anni  – non solo nel campo delle opere pubbliche dove cinque isole con meno del 20 per cento della popolazione comunale hanno registrato almeno il 40% degli investimenti complessivi – ma soprattutto nel campo del rifornimento idrico, della chiusura delle discariche, del trasferimento dei rifiuti, della creazione dei presidî municipali, della ricerca di garantire alle scuole locali dedicati, ecc. I risultati ottenuti non  sono privi di rilievi, di osservazioni, di critiche e qualche volta sono decisamente insoddisfacenti. Ma come si fa a dire che non si è fatto niente dopo almeno un decennio di vero abbandono?

  Il nodo dello sviluppo

Il nodo emblematico – quello in cui i provincialismi rischiano di compromettere la grande vocazione del nostro arcipelago – è quello del turismo e dell’ economia eoliana.  Cioè, in una parola, è il nodo dello sviluppo.

In questi ultimi sei anni – per il prodursi di fenomeni più generali ma anche, in parte, per le iniziative di questa Amministrazione –  l’ economia ha subito una evoluzione significativa: abbiamo assistito ad un ampliamento della stagione lento ma costante, con presenze turistiche da aprile fino pressoché a tutto novembre; oggi si registrano – malgrado gli alberghi ed i ristoranti siano quasi tutti chiusi – gruppi e gruppetti anche a Natale e capodanno; è cresciuto cioè un turismo culturale e naturalistico che sarà la nostra grande risorsa futura; quest’ anno abbiamo avuto un giugno eccezionale grazie alla celebrazione di diversi congressi che hanno sfruttato l’ apertura della nuova struttura; sono aumentati gli sportelli bancari, si sono aperti nelle vie principali nuovi negozi rivolti essenzialmente al turismo; hanno ripreso a coltivarsi le terre producendo soprattutto uva e quindi vino; c’è una tendenza a non investire più in seconde e terze case ma in attività imprenditive e produttive, e via di questo passo. Eppure questa grande rivoluzione sembra passare del tutto inavvertita. Aumentano le entrate di anno in anno ma sembra aumentare l’ insoddisfazione diffusa. Sono in pochi disposti a riconoscere che l’ anno in corso è andato meglio del precedente. E sono ancora di meno coloro che riescono a comprendere la natura vera di questo trend economico avviato, l’ esigenza di investimenti notevoli ed urgenti se si vuole partecipare alla grande gara aperta nel Mediterraneo, per evitare il rischio di essere tagliati fuori e di doverci accontentare di un turismo povero e marginale.

Eppure il problema dello sviluppo non chiama in causa solo provincialismi ma anche punti di vista diversi che vanno approfonditi, verificati e coordinati se si vuole effettivamente la crescita di queste isole senza compromettere il grande patrimonio naturalistico e culturale che è il fondamento proprio di questa crescita. È questo il caso in particolare di alcuni consiglieri comunali autorevoli di maggioranza che hanno manifestato un forte disagio di fronte al problema delle varianti urbanistiche ed in particolare a quelle richieste dai Patti Territoriali e dai PRUSST. La preoccupazione forte espressa è che il procedere per varianti in questa fase in cui il Piano Regolatore Generale è ancora in itinere rischia di vanificarlo ancora prima che esso veda la luce creando – per di più – una situazione di privilegio per coloro che hanno saputo o potuto prendere l’iniziativa a danno di chi non ha operato in attesa che si definissero le regole. Sono considerazioni che non possono non essere condivise soprattutto da parte di chi, come lo scrivente, ha fatto del PRG uno dei cavalli di battaglia della propria Amministrazione.

Tuttavia, pur avendo il massimo di considerazione per queste osservazioni, non è possibile bloccare questa fase dello sviluppo aspettando che le norme si definiscano. Si rischia non di perdere uno dei treni che passano per la nostra stazione ma la stazione stessa con tutto lo sviluppo.

Infatti, come abbiamo detto, siamo di fronte ad una fase straordinaria di posizionamento sul mercato turistico mediterraneo. Chi gira per le isole di questo mare (senza escludere le Canarie e Madeira) la prima cosa che lo colpisce è la quantità e l’imponenza delle opere pubbliche e private che si vanno realizzando: si aprono strade e superstrade, si costruiscono aeroporti, si realizzano porti, si lavora notte e giorno alla edificazione di alberghi che sono dei veri e propri centri vacanza polifunzionali, ecc. ecc… Molte di queste cose non sono adatte alle nostre isole perché la scelta che abbiamo compiuto è quella non di soddisfare le esigenze di un viaggiatore omologato che richiede pacchetti vacanze standardizzati, bensì di esaltare e valorizzare le peculiarità del nostro patrimonio. Ciò non vuol dire però rinunciare ad investire. Anzi forse l’ investimento diventa più necessario ed imponente perché più qualificato e, in un certo senso, sofisticato. E la prima cosa importante è l’ investimento in una ricettività adeguata al turismo destagionalizzato, che offra non solo la camera da letto ma anche spazi per il soggiorno e per l’ intrattenimento adeguati alle stagioni autunnali ed invernali. Senza questa offerta Lipari non potrà mai decollare.

Ora la cosa che più mi colpisce nel dibattito sulle opere private è che nodo della discussione non è il tipo di ricettività che si sta realizzando –  se diretta ad un turismo di qualità, se fornita di quei servizi ormai ampiamente diffusi all’ estero (piscina coperta, sale gioco, nursery, ecc.) – ma solo il dove e le dimensioni di ciò che deve essere costruito.

E allora che cosa bisogna fare? Trascurare le ragioni dell’ urbanistica sacrificandole a quelle dell’ economia? No assolutamente. Occorre cercare di conciliare le une con le altre operando quella mediazione che è propria della politica, soprattutto quando è svolta con acume e responsabilità .

Operare una mediazione tenendo conte di alcuni punti a cui è pervenuta recentemente la scienza della programmazione del territorio (ed è proprio per questo che sono nati i Patti Territoriali, i Contratti di Programma, i Contratti d’area, i PRUSST, i PIT e quanto altri mai):

  1. che i  Piani Regolatori sono strumenti troppo rigidi di fronte all’evolversi delle esigenze in una fase caratterizzata da dinamismo e forti trasformazioni. Si prenda per esempio il problema delle discariche. Solo dieci anni fa, il massimo dell’ accortezza amministrativa era realizzare discariche controllate dovunque (da noi, una per ogni isola). Poi si consolidò l’idea che era meglio portare i rifiuti fuori dalle isole. Oggi, ragionando sulle fonti energetiche alternative, si comincia a pensare che la raccolta dei rifiuti potrebbe  essere – a certe condizioni – una risorsa di cui non disfarsi;
  2. che i Piani Regolatori rischiano di individuare in maniera astratta ed illuministica le aree di sviluppo senza tenere conto delle reali predisposizioni dell’ imprenditoria, che è il soggetto motore fondamentale della crescita. Da qui l’ esigenza di coniugare una più adeguata pianificazione con una più attenta concertazione con gli imprenditori. Quale viene prima?  Prima la pianificazione o prima le disponibilità dei privati? Rischia di essere una dialettica sterile. Innanzitutto bisogna considerare se tutti i privati possono essere posti sullo stesso piano in quanto a chi investe in attività produttive, penso, debba essere riconosciuto un punto di favore rispetto a chi vuole farsi la casa e la villa per uso familiare. Inoltre le ragioni pubbliche possono imporre ai privati delle condizioni legate alle esigenze del territorio fino al limite di non scoraggiarli nell’ iniziativa. Quando si supera questa linea rossa non si è più nell’ ambito della programmazione democratica ma si cade in quella di tipo sovietico;
  3. che i Piani Regolatori riguardano il territorio di un Comune mentre oggi lo sviluppo ed in particolare quello che si caratterizza soprattutto in ordine al turismo culturale e naturalistico riguarda un’ area vasta, un distretto, un circuito. I PRUSST sono stati pensati – visto il fallimento dei piani di sviluppo economico provinciali – per pianificare appunto questi distretti. In particolare il PRUSST Valdemone disegna un bacino importante e fondamentale che collega le Eolie, i Nebrodi, la Val Demone. I PIT che entreranno presto in fase attuativa hanno un ruolo più operativo e riguarderanno aree più circoscritte rispetto ai PRUSST. L’ approssimazione su cui ci siamo mossi su questo terreno, per responsabilità mia e della mia Amministrazione sempre sommersa dell’ emergenza e dal carico degli adempimenti dei vari canali di programmazione negoziata, rischia di fare perdere al Comune di Lipari quel ruolo particolare che si era conquistato sia per l’interesse della valenza turistica eoliana ma anche per il prestigio di una Amministrazione dinamica.

Detto e chiarito questo, penso che il problema di conciliare pianificazione del territorio e concertazione con i privati, riconosciuti entrambi come cardini essenziali di uno sviluppo democratico ed efficiente, diventi meno problematico. Probabilmente, al di là delle discussioni di scuola, una volta messi intorno a un tavolo affrontando i problemi concretamente, si scoprirà sicuramente che le posizioni sono meno distanti da quanto si riteneva.  

  Il faticoso superamento della crisi politica

Sono state queste incomprensioni sullo sviluppo che hanno condotto alla crisi di “Una speranza delle Eolie” e, quest’ estate, il Consiglio Comunale ad un passo dal votare al Sindaco la sfiducia? Sì anche, ma solo in piccola parte. Forse la ragione principale sta nel fatto che, quest’ estate, si è completato il processo di decantazione e di chiarimento che hanno travagliato i due gruppi consiliari collegati a liste civiche “Una speranza per le Eolie” e “Valori eoliani”. Due liste costruite più che sulla base di riferimenti politici, in ordine alla sfida per la sindacatura. Quando questa polarizzazione è venuta meno si sono attenuati molti elementi di coesione o sono venute alla ribalta altre logiche ed altre aggregazioni. Per due dei consiglieri eletti in  “Valori eoliani” è divenuto via via  più pressante il riferimento al Partito Popolare a cui erano iscritti soprattutto in riferimento al riorganizzarsi di questo partito nell’ arcipelago. Più complesso il ragionamento per “Una speranza per le Eolie”.

Nella crisi del Movimento certo hanno giocato un ruolo, sia la minore disponibilità (di tempo e forse anche di “fiato”) del Sindaco a svolgere una funzione attiva di confronto e di mediazione come nel passato, sia la difficoltà a trovare una classe dirigente generalmente riconosciuta che si occupasse del Movimento, sia l’ accentuarsi delle tensioni fra i sottogruppi che nella crisi degli elementi unificanti andavano accentuando una propria identità. Quando il Movimento smise di operare sul finire del 1999 e praticamente con la nomina del suo Presidente, l’avv. Angelo Pajno a Presidente dell’ “Eolie Servizi spa”, già i Democratici di Sinistra avevano ripreso una loro iniziativa specifica anche se in Consiglio Comunale si qualificavano ancora come “Una Speranza per le Eolie”, altri cinque consiglieri si qualificarono come gruppo di centro mentre Bartolo Favaloro e Gianni Natoli rimanevano indipendenti continuando a dichiarare l’appartenenza ad “Una Speranza per le Eolie”. Nel prosieguo, mentre i DS ed i due indipendenti confermavano il loro appoggio alla maggioranza pur con distinguo (da parte dei due indipendenti) su qualche provvedimento giudicato non sufficientemente chiarito e discusso, il gruppo di centro entrò in una fase di forte tensione interna oscillando fra una linea di appoggio critico all’Amministrazione nella quale contavano un Assessore ed una posizione di autonomia e distacco che portava a giudicare di volta in volta e caso per caso se votare o no le proposte di Giunta. Ancora di più, mentre i DS ed i due indipendenti confermavano la loro qualificazione di centro-sinistra, il gruppo di centro esprimeva una forte incertezza di riferimento. Espressione di settori della società civile che avevano aderito e sostenuto Giacomantonio ed  “Una Speranza per le Eolie” per offrire alla comunità l’ occasione di una rottura forte con il passato ed il suo immobilismo clientelare, i suoi componenti erano venuti maturando una posizione critica verso il Sindaco e la sua Amministrazione preoccupati, in particolare, che si prestasse scarsa attenzione ai problemi del quotidiano ed in particolare alle realtà periferiche (le isole e le contrade di Lipari). Sulla base di questa posizione critica condivisa, la tensione si alimentava fra chi voleva rompere con la Giunta non disdegnando l’ alleanza col centro-destra (che intanto aveva conquistato la maggioranza alla Regione, per cui si sperava di ottenere una particolare attenzione) e chi invece si rifiutava di tornare alle logiche del passato e riteneva che fosse ancora possibile condizionare e riqualificare l’ operato dell’Amministrazione. Lungo questa faglia avviene la rottura del gruppo di centro e l’occasione è data dalla messa sul tappeto della proposta di sfiducia al Sindaco.

Ma come spesso succede, proprio il momento della massima crisi è anche quello in cui prende avvio una nuova ricomposizione. Riprende il dialogo con Aldo Natoli che era stato il mio vice-sindaco nei primi due anni di Amministrazione, sia per chiedere sostegno all’ Amministrazione per il superamento della crisi sia per organizzare a Lipari il Partito Popolare; si compie una verifica a tutto campo con una delegazione dei DS; si sviluppano tutta una serie di incontri con i Consiglieri del gruppo di centro e con le personalità di riferimento del gruppo; si avvia un chiarimento con i due consiglieri indipendenti di “Una Speranza per le Eolie” Gianni Natoli e Bartolo Favaloro ai quali – dopo la crisi del gruppo di centro – si avvicina anche Mimmo Fonti. Chiarimento complesso e difficile, quest’ ultimo, in particolare con Favaloro, sul tema del rapporto fra Piano regolatore e concertazione. Intanto si costituisce il Partito Popolare ufficialmente e si elegge unitariamente il Segretario ed il direttivo; si dà il via ad una nuova fase di incontri della maggioranza con la partecipazione oltre che dei Consiglieri e della Giunta dei  direttivi dei partiti di maggioranza costituiti (DS e PPI) e questo proprio per tenere conto maggiormente dell’ opinione dell’ uomo della strada. Si compirebbe un grave errore a credere che la decantazione sia consistita nel tracciare una linea netta e definita fra centro-destra e centro-sinistra. In una comunità locale è sempre difficile riportare gli schieramenti che configurano la dialettica del territorio a quella della politica nazionale. Vorrebbe dire immiserirla e distorcerla. La decantazione avvenuta riguarda la riconferma della rottura con i metodi del passato e la volontà di promuovere una prospettiva senza padrinaggi e clientele.

Roma, 11 novembre 2000. Giubile. Mons. Marra, Arcivescovo di Messina, Lipari e S.Lucia del Mela presenta il Sindaco di Lipari al S.Padre Giovanni Paolo II

Così, superare la crisi politica vuol dire percorrere parallelamente tre strade diverse. La prima è indubbiamente quella che porta a rendere nuovamente organica una maggioranza consiliare, che sul finire dell’ estate risultava terribilmente sfilacciata. La seconda strada consiste nel rendere sempre più attivo e vivo il rapporto con la gente, dettando le basi per un allargamento della maggioranza prima ancora che nei numeri del Consiglio, nel consenso della popolazione. La terza strada pone la riqualificazione dell’ operato della Giunta e dell’ Amministrazione in generale sia, possibilmente, con qualche nuovo innesto – meglio se frutto del formarsi di uno schieramento più ampio – ma soprattutto chiedendo loro nuovo slancio, e impegno ad assessori e collaboratori.

 La ripresa del rapporto con la gente: dentro i problemi.

Il momento di maggiore difficoltà nei rapporti fra Sindaco e Consiglieri anche di maggioranza va da giugno a tutto settembre. Ed è questo il momento in cui oltre ad incontri di chiarimento si ricerca un nuovo rapporto con la gente. Si organizzano dibattiti nella Sala delle Lettere su vari temi per sviluppare una verifica corale ad accogliere anche dei suggerimenti: così è per l’ utilizzo del palazzo dei Congressi, per l’aviosuperfice, per la presentazione dello studio di fattibilità sulla portualità. Importanti, in questa ricerca di un contatto più diretto con la gente, le inaugurazioni del Palazzo dei Congressi e della stazione marittima di Marina Corta.

Ma il momento indubbiamente più importante e significativo che rappresenta una svolta nella lunga crisi è l’incontro con gli operatori economici e sociali di mercoledì 13 settembre al Palazzo Comunale, convocata con una lettera appello nella quale ponevo il problema della fiducia. Devo riconoscere che questa idea non è nata nella mia testa. Mi è stata suggerita e subito mi è apparsa importante ed allo stesso tempo difficile. Che sarebbe successo se il mio appello fosse rimasto senza risposta? A questo punto avrei dovuto dare le dimissioni. Ma che senso aveva continuare a galleggiare mentre arrivavano le notizie più disparate sul numero delle firme che si erano raccolte? Tanto valeva giocare la carta del consenso rivendicando l’ importanza delle iniziative di sviluppo e come molte di essere rischiavano di liquefarsi e di svanire.

La risposta è stata superiore a tutte le aspettative. Gremita la sala del Consiglio con tutte le presenze più significative e parecchi operatori economici sono venuti dalle isole sobbarcandosi il pernottamento a Lipari per potere dare il proprio consenso e la propria fiducia. Di fronte a questa prova di forza era palese che la mozione di sfiducia non esisteva più.

Nei giorni successivi, come sempre succede da sei anni, non mancò chi tentò di ridimensionare questa manifestazione sia sulla televisione locale come sulle pagine locali dei quotidiani. Ma il segno politico era stato forte e tale rimase. Dal 14 dicembre il problema non è stato più quello di salvare ma di potenziare l’Amministrazione.

Comunque i rapporti con la popolazione e le categorie sociali  si sono andati intensificando e moltiplicando concentrandosi spesso su problemi concreti specifici. Vale la pena ricordare i due incontri con gli artigiani per discutere ed approfondire la localizzazione delle aree artigiane riprendendo – e verificandole col Piano paesistico – le indicazioni fornite dal Consiglio Comunale nelle prescrizioni per il PRG; i diversi incontri con i pescatori – in collaborazione con Lega Pesca – sui problemi legati al fermo pesca, al rimborso del danno subito dalla comparsa della mucillagine, alla realizzazione del porto peschereccio e dello scalo d’alaggio; insieme al Circomare di Lipari con tutti gli operatori (pescatori, gestori dei pontili mobili per la nautica da diporto, compagnie marittime) interessati all’ occupazione in estate ed in inverno di Pignataro; ancora con i pescatori e Lega Pesca a Palermo con l’ Assessore alla Pesca on. Bartolo Speranza, per i provvedimenti legislativi in itinere; insieme al Servizio Veterinario della ASL con i macellai per discutere delle garanzie da fornire agli utenti sulla qualità della carne in vendita; con gli abitanti e gli operatori di San Pietro a Lipari per garantire che i lavori per la sistemazione del tratto di strada chiuso da tempo sarebbero cominciati in gennaio, visto che si sono riusciti a sbloccare i fondi della legge per il terremoto; con un folto gruppo di abitanti, in particolare giovani, di Quattropani, per discutere dei problemi della frazione (spazzamento, manutenzione strade e sentieri, realizzazione centro sociale, illuminazione, strutture sportive, decoro urbano, ecc.); i diversi incontri con la circoscrizione di Stromboli ed i cittadini di Ginostra sui problemi urgenti dell’ isola e della frazione; ancora, insieme al Comandante provinciale i Carabinieri, una ispezione sull’ isola circa il problema della caserma ed un incontro con l’ associazione dei genitori per i locali della scuola; incontro con la circoscrizione di Filicudi per l’ individuazione dell’ area del centro Comunale Raccolta dei rifiuti; incontro (delegato l’ assessore Iacono) con la Circoscrizione di Vulcano per i problemi dell’ isola; incontro con gli abitanti di Acquacalda per gli auguri di rito in apertura del periodo natalizio e la collocazione dell’ albero nella piazza della contrada.

Ma la ripresa dei rapporti con la gente e una maggiore attenzione alla coesione della maggioranza in Consiglio Comunale, sono obiettivi che devono andare di pari passo con la riqualificazione dell’operato della Giunta.

Ho già detto che dopo il 14 settembre il problema non è stato più quello di salvare ma di potenziare l’ Amministrazione. Un obiettivo questo richiesto già fin dalla primavera scorsa da diversi consiglieri di maggioranza. Ma malgrado abbia sempre dichiarato la mia disponibilità a prendere in considerazione delle candidature che potevano potenziare la compagine amministrativa nessuno ha fatto proposte mentre alcune disponibilità verificate da me personalmente si sono rivelate non perseguibili nell’ immediato.

Questo lasciare in sospeso il discorso della Giunta può aver prodotto un logoramento in alcuni assessori e forse una caduta di tensione. Ora però non è più tempo di attesa. È necessario che ciascuno di noi – Sindaco in testa – riconfermi il proprio impegno e rilanci l’azione dell’Amministrazione. Questo vuol dire che in tempi rapidi va rivisto il quadro delle disponibilità e delle deleghe e sulla base di esso ogni Assessore svilupperà un proprio programma di iniziative e di rapporti  (con la gente e con i Consiglieri presi nel loro complesso) sulle materie di competenza. Ogni Assessore, sulla base del programma che il Sindaco ha elaborato per la seconda fase di questo mandato che sarà di altri due anni e mezzo (stando all’art. 1 della legge regionale n. 25 del 16 dicembre 2000), definirà un proprio programma  e darà delle direttive precise agli uffici per verificare la loro efficacia.

Ma soprattutto ogni Assessore dovrà curare – a cominciare dal Sindaco che ha la responsabilità del nodo delicato dei lavori pubblici – i rapporti degli uffici che egli soprintende con il pubblico. A che serve che si moltiplicano i rapporti con la gente e le categorie se poi, quando ci si presenta in Comune, ci si imbatte in dipendenti e funzionari svogliati e qualche volta persino arroganti con poca attenzione a dare le risposte alle domande che si pongono ed a risolvere i problemi che si manifestano?

 La scommessa della portualità

Una rinnovata attenzione al rapporto con la gente, un maggiore raccordo con i Consiglieri per la riqualificazione di una maggioranza organica, un nuovo slancio nell’ Amministrare, tutto questo non può che partire dalla riproposizione del programma da qui alla conclusione della mia fase amministrativa.

Se vado a rileggermi il programma del 1994 con il quale mi sono candidato come Sindaco non posso non constatare che molte, moltissime cose si sono realizzate ed altre sono in fase di essere portate a compimento. Anzi, posso dire, che spesso l’ iniziativa è andata più in là del progetto. E questo soprattutto nell’ innescare una relazione forte fra iniziativa dell’ Amministrazione e risposta dei privati con la maturazione lenta ma costante di una nuova imprenditoria eoliana che va sostenuta e sempre più qualificata. Per questo la nuova fase richiede un impegno più determinato nella formazione professionale dei nuovi imprenditori per la quale sono state già poste le premesse. Si pensi al progetto Arcipelago che riguarda tutte le isole della Sicilia, si pensi alle iniziative rivolte agli operatori interessati al Leader e ai Patti Territoriali.

Ma se, come abbiamo detto, il futuro delle Eolie sta soprattutto nel consolidamento e nell’ ampliamento delle capacità di intercettare il turismo culturale e naturalistico che rappresenta il motore di un più generale ed organico sviluppo, allora l’ azione deve concentrarsi in particolare su quanto necessita al raggiungimento di questo obiettivo. Ed al primo punto c’è indubbiamente il problema dei collegamenti e dei trasporti.

Collegamenti e trasporti vogliono dire innanzitutto portualità e mezzi di navigazione decorosi, efficienti ed in grado di coprire le esigenze di una utenza molto variegata; ma vuol dire anche – io ne rimango fortemente convinto – esigenza di una aviosuperfice leggera che garantisca i collegamenti con Roma, Palermo e Catania con piccoli aerei di almeno cinquanta posti tipo ATR 42.

Un tentativo di forzare su questo punto tramite il PRUSST mi ha fatto però capire che i tempi non sono ancora maturi perché non si è ancora compreso e condiviso il tipo di sviluppo che si vuole realizzare nelle isole. Per questo ho ritenuto di dovere risospingere in seconda linea (senza abbandonarlo) questo obiettivo che era pure nel programma con cui mi presentai al voto nel 1994 e nel 1998, per puntare decisamente ad una migliore sicurezza e garanzia nei collegamenti marittimi.

Proprio sui mezzi di trasporto marittimo le isole hanno corso un grave rischio nei mesi scorsi per i ritardi con cui la Regione ha applicato la normativa europea sulle gare per l’affidamento ai privati delle corse cosiddette integrative. Il rischio era che a partire dall’1 gennaio 2001 sia la SNAV che la NGI avrebbero interrotto il servizio perché la Regione non era più in grado – non avendo espletato i bandi – di elargire i contributi. Per fortuna si è trovata una modalità che ha rimandato di sei mesi questa scadenza (come ha comunicato il Presidente della Regione ai Sindaci delle isole minori a Palermo mercoledì 20 dicembre) e si è così evitato di trovarsi con servizi navi ed aliscafi dimezzati e con oltre un centinaio di persone senza lavoro.

Ma è possibile che isole che sono impegnate a combattere la grande battaglia per assicurarsi una quota significativa del turismo culturale e naturalistico del Mediterraneo debbano essere alle prese con situazioni di crisi dovute alle inadempienze e alle insipienze di una Regione e soprattutto di un Assessorato regionale al Turismo, che la nostra battaglia non ha mai sostenuto e forse non ha mai capito? È possibile che si continui ad affrontare il problema dei trasporti marittimi con le logiche del taglio dei rami non produttivi invece che dell’ investimento nello sviluppo previsto e prevedibile? È questo il quesito che abbiamo posto in questi anni a livello nazionale e regionale ed è questo il nodo che l’11 gennaio prossimo l’ANCIM andrà a discutere con il Ministro Bersani.

Ma, senza trascurare questi temi, il nodo che va sciolto con urgenza è quello della portualità a cominciare dall’ isola di Lipari che ha un ruolo centrale nei collegamenti con l’ arcipelago.

Nella relazione di sei mesi fa scrivevo che finalmente, nel lungo trascinarsi dei problemi, si era verificato un fatto nuovo: era stato presentato lo studio di fattibilità sui porti eoliani redatto dall’ing. Giuseppe Rodriquez su incarico della Presidenza della Regione conferito nel novembre del 1998. In questi sei mesi si è lavorato per rendere operativa l’iniziativa sui porti garantendo finanziamenti, piano regolatore e progetti.

Una tappa importante – per la stesura del quale va riconosciuto il merito e l’impegno al Sindaco Riccardo Gullo di S. Marina Salina – è il protocollo di intesa che si è firmato il 19 dicembre presso il Genio Civile Opere Marittime di Palermo fra i Sindaci delle isole minori siciliane, il Direttore del Genio Civile ing. Ceraolo, il Direttore del settore Urbanistica dell’Assessorato Regionale Territorio Ambiente dott. Scimemi e l’ing. Giunta dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente della Regione. Sulla base della premessa che vi sono 100 miliardi circa di fondi destinati alle portualità delle isole di cui 50 alle Eolie, si è dato incarico al Genio Civile di realizzare e coordinare i Piani regolatori portuali delle isole e sovrintendere alla progettazione per la messa in sicurezza dei porti ex art. 5 L.R. 21/98.

In particolare il Comune di Lipari già da alcuni mesi, a questo proposito, aveva avviato un rapporto col Genio Civile OOMM. Avuta la sua disponibilità a stendere un Piano regolatore dei porti sulla base degli studi di Rodriquez e Mallandrino e della progettualità esistente, il Comune ha revocato l’incarico al Prof. Mallandrino ed ha assegnato il nuovo incarico. Inoltre il Genio Civile provvederà a progettare la prima fase dei lavori con il criterio della messa in sicurezza partendo dai porti di Lipari e Ginostra. <

Per Lipari si tratterebbe di realizzare tre interventi: Sottomonastero, Pignataro e Marina Corta. Per Sottomonastero si partirebbe dalla diga foranea prevista dallo studio di Rodriquez, dall’ adeguamento della banchina che arriverebbe fin di fronte al “Barone”, dallo studio di una soluzione per lo smaltimento del maggiore ingombro sulla banchina verificando l’idea del siloscafo presentato dalla CO.IN due anni fa, nel concorso di idee e da realizzare in project financing. Per Pignataro la realizzazione di un braccio che parte da Bagnamare e si biforca nelle due direzioni creando due invasi: uno per i navigli da pesca (comprensivo di scalo d’alaggio e rimessaggio barche) ed uno per la nautica da diporto. Anche qui è da verificare la compartecipazione dei privati tramite project financing. Infine a Marina Corta si prevede attualmente solo un prolungamento del braccio volto verso Vulcano al fine di dare maggiore protezione alla piazza ed ai caseggiati della salita San Giuseppe oltre che maggiore possibilità di attracco ai navigli.

Nel frattempo l’ANCIM Sicilia si impegnerà, a partire dal Protocollo di intesa siglato il 19 dicembre, a promuovere un Accordo di programma con la Presidenza della Regione in modo da rendere tutto l’iter più rapido e sicuro.

Sulla base di questo percorso si potrebbe tentare di mettere mano ai primi lavori o almeno alla pubblicazione del bando di gara per il Porto di Sottomonastero–Pignataro già entro il 2001. Mi piacerebbe molto che il 2001 fosse l’anno in cui si avvia a soluzione questo decennale problema, sempre sognato ma mai realizzato.

 L’adeguamento dei servizi pubblici.

Subito dopo i collegamenti, insieme ai collegamenti, bisogna garantire servizi pubblici adeguati. Non si può fare un turismo di qualità se non ci sono risorse idriche sufficienti ed una loro buona distribuzione; se non vi è un efficace sistema di raccolta e smaltimento rifiuti; se non si è risolto in maniera ottimale il problema dei reflui; se non è gestito in modo efficace, ecologicamente corretto, il nodo della produzione ed erogazione sul territorio dell’energia elettrica. Siamo di fronte a problemi che pretendono grandi investimenti, imponenti opere pubbliche utilizzando le più moderne tecnologie, creatività e managerialità nella gestione.

In questi anni l’impegno su questo terreno è stato continuo e generalizzato. Si è riusciti a completare il dissalatore facendolo entrare pienamente in funzione nell’agosto del 1998. Si sono realizzate le condotte di adduzione idriche su Lipari e Vulcano e si è ottenuto il finanziamento della condotta sottomarina di collegamento delle due isole. Tutte opere previste nel progetto dell’ing. Giuseppe Merlino degli anni ‘80.  Senza il dissalatore non saremmo stati in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze di questi due anni con un servizio di rifornimento idrico sballottato fra Stato e Regione, alle prese con un servizio regionale che riteneva già una conquista il rifornire acqua alle isole lesinando sugli standard e mostrando di non comprendere le esigenze di un centro turistico in espansione. La “Eolie Acquedotti srl” ha garantito negli ultimi due anni la gestione del servizio alleggerendo di un carico il Comune che non aveva le strutture adeguate per continuarlo a sostenere. Naturalmente il fatto che due terzi della gestione della rete rimaneva all’EAS complicava il problema, creando sul territorio una doppia tariffa per lo stesso servizio (quella dell’EAS più bassa rispetto a quella della Eolie Acquedotti) e non permetteva alla società mista di decollare perché si trovava a gestire il pezzo di rete più oneroso (zone alte dell’isola) e con minori utenti su cui distribuire i costi. La decisione di passare tutta la gestione della rete idrica e dei reflui al Comune di Lipari e per esso alla “Eolie Acquedotti” – presa il 20 dicembre scorso in un incontro in Prefettura – dovrebbe permettere finalmente di offrire alla cittadinanza un servizio non solo più adeguato ma anche più facilmente controllabile e verificabile (visto soprattutto i problemi rilevati negli ultimi anni con le bollette pazze dell’EAS).

Si è messo mano al depuratore fognario adeguandolo, si sta completando la realizzazione della condotta di scarico fognario oltre Pignataro risolvendo così il problema dello scarico nella baia di Lipari, inquinante e precario allo stesso tempo. Sono stati serviti da fognature altre zone di Lipari e Canneto mentre nei prossimi mesi si metterà mano anche alla realizzazione di un altro lotto della fognatura di Vulcano.

Si è affrontato il grave problema della raccolta e smaltimento dei rifiuti chiudendo le discariche nelle isole minori, realizzando i primi nuclei dei Centri Comunali di Raccolta in attesa dei finanziamenti regionali che dovrebbero finalmente diventare esecutivi nei prossimi mesi visto che ormai i progetti – dopo le difficoltà con la Soprintendenza per l’ individuazione dei siti – dovrebbero essere esecutivi; da parte della Regione si è ottenuto il finanziamento di una nave dedicata per il trasporto dei rifiuti dalle isole alla discarica comprensoriale.

Si sono realizzati i progetti per il potenziamento della rete elettrica nelle zone alte dell’isola di Lipari per la quale dovrebbe mettersi mano nei prossimi mesi visto che il Patto territoriale verde, che prevedeva questa opera pubblica, è stato finanziato.

Non ci si è limitati però all’adeguamento ed al potenziamento dell’esistente. Al di là della progettazione dei Centri Comunali Raccolta rifiuti di cui si è detto, si è svolta una gara per la presentazione di uno studio di fattibilità per il ciclo dell’acqua nelle isole. Questo vuol dire non solo completamento della rete idrica ma creazione di nuovi depuratori per il recupero delle acque reflue e creazione della rete dedicata per l’irrigazione del verde e dell’agricoltura. Nelle prossime settimane lo studio di fattibilità verrà presentato al Ministero dell’Ambiente ed all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente: dovrebbe essere inserito nell’accordo di programma Stato Regione per il ciclo dell’acqua, secondo l’impegno del Presidente della Regione che proprio ai primi di dicembre ha chiesto al Governo la creazione di un tavolo congiunto per gestire il fabbisogno idrico delle isole. Un’opera che richiede un finanziamento di oltre cento miliardi.

Dal recupero dei reflui depurati verrà un buon contributo al budget di risorse idriche necessarie per le esigenze dell’arcipelago. Malgrado questo però, tenendo conto che il dissalatore quando lavora a pieno ritmo produce 4.500 mc al giorno, non possiamo dire che le isole abbiano raggiunto la piena autonomia. È assolutamente necessario affrontare il tema di piccoli dissalatori per le isole minori cominciando con lo sperimentarne uno su Stromboli per esempio come è necessario, assolutamente necessario, un altro dissalatore per almeno altri 5.000 mc al giorno per Lipari e Vulcano, soprattutto ora che si sta per realizzare la condotta idrica che collega le due isole. Di questo nuovo dissalatore, del luogo dove dovrebbe essere localizzato, se deve rappresentare un potenziamento dell’esistente o una struttura nuova costruita con nuove tecnologie unificando produzione di energia e produzione di acqua, creando così risparmio economico e minore inquinamento, se debba utilizzare anche risorse rinnovabili, e quali, se ne è discusso molto in questi ultimi anni e l’Amministrazione comunale ha interloquito con diversi partner in grado di dare consigli e sostegno tecnico in questa ricerca. Se ne è discusso molto con l’ ENEA, con ENEL Hydro con cui pareva dovesse crearsi una impresa comune per affrontare anche questa tematica, con la Società del gas di Palermo, di nuovo con l’ ENEL a livello centrale. Esso rimane ancora un problema aperto per la cui soluzione bisognerà continuare a cercare di approfondire nei prossimi mesi sulla base di linee già tracciate.

In tutto questo lavoro di ideazione e di progettazione è mancato al Comune di Lipari il sostegno di un centro progettuale adeguato. Poteva esserlo l’Ecotecnica che aveva vinto la gara come partner tecnico di Eolie Servizi spa, ma l’Ecotecnica ha completamente disatteso questo ruolo; poteva esserlo Tecnoinsula se il Consiglio Comunale avesse permesso di costituire la società mista di management. Non voglio tornare su questa vicenda della quale ho parlato ampiamente nell’undicesima relazione semestrale. Ma è un esempio chiaro di come un intreccio perverso di logiche particolari e provincialismo possono eliminare una grande opportunità.

La battaglia del traffico.

Come è possibile qualificare le Eolie sul mercato del turismo culturale e naturalistico se non si vince la grande sfida del traffico, che soprattutto in estate danneggia in maniera notevole l’immagine di queste isole? Le drastiche decisioni prese su Panarea e Stromboli sembrano avere trovato un certo equilibrio specie se verrà esercitato un maggior controllo sui motorini soprattutto a noleggio. I punti caldi sono invece quelli di Lipari e Vulcano. Le decisioni finora prese si sono dimostrate inadeguate.

Lipari ha già un volume di macchine appartenenti ai residenti particolarmente significativo. Si parla di oltre quattromila autoveicoli ai quali in estate si aggiungono quelli dei turisti – forse altrettanti  – parcheggiati non solo lungo le strade delle cittadine, ma anche lungo la via provinciale, creando spesso problemi seri di intasamento. Particolarmente cruciali sono, in alcune ore del giorno, le località balneari: Canneto, la provinciale sopra le Spiagge Bianche, Pignataro, Acquacalda, Porticello. Fatte le debite proporzioni lo stesso si può dire per Vulcano dove siamo in presenza di una vera e propria invasione di veicoli che vengono posteggiati dovunque ed in modo particolare sulle spiagge che da Vulcano Porto vanno a Vulcanello. Un’ immagine disdicevole.

Poi ci sono i motorini che dovrebbero snellire il traffico ed invece accentuano il disagio di residenti e turisti, invadendo le strade ed i vicoli, disturbando la quiete fino a notte tarda, trasformando le strade degli abitati in velodromi lungo i quali si sfreccia a tutto gas. Migliaia di motorini spesso dati in affitto da decine e decine di agenzie sorte come funghi e spesso non autorizzate per gran parte della loro dotazione. Motorini che la notte si assiepano, per parlare solo di Lipari, nei pressi di Marina Corta o del Castello e quando la serata finisce partono tutti insieme smanettando e strombazzando, aggredendo chi aveva già preso sonno.

Si tratta di un problema che si risolve agendo in diverse direzioni: limitando il flusso di autoveicoli soprattutto nei mesi estivi, creando parcheggi o aree di parcheggio permanenti o anche solo estivi, aumentando le zone demotorizzate o a traffico limitato, studiando iniziative per incrementare l’uso dei mezzi pubblici e di autoveicoli elettrici,  potenziando il servizio di vigilanza e controllo sulle strade.

Voglio ricordare che è stata questa Amministrazione, fin dal suo esordio, che ha imposto una serie di restrizioni allora impopolari che poi si sono dimostrate necessarie e forse insufficienti: così è stato per l’isola pedonale di Lipari, così per la limitazione dell’accesso all’isola per i veicoli dei non residenti. Ora si tratta di sperimentare ulteriori limitazioni come il divieto assoluto di sbarcare macchine a Lipari e Vulcano nel mese di agosto salvo che per i residenti ed i possessori di case, mentre rimarranno le limitazioni già sperimentate per i mesi di luglio e settembre; il tentativo di chiudere al traffico – almeno per alcune fasce orarie –  tutta la cittadina di Lipari e limitare il traffico ai non residenti a Canneto; di tagliare dal traffico motorizzato a Vulcano tutta l’area che va dalla pozza dei fanghi e dal Faraglione fino a Vulcanello.

Favorirà questo drastico intervento la creazione di una serie di parcheggi da rendere operativi già dal prossimo giugno. Innanzitutto su Lipari comincerà a funzionare in pieno di quello di via Cappuccini; poi si sta lavorando per realizzare aree di parcheggio gratuite o a pagamento a Pignataro, alle porte di Canneto in prossimità di San Vincenzo, a Sparanello, ad Acquacalda. Per Vulcano bisognerà trovare l’accordo con i privati per riaprire quello realizzato due anni fa e rimasto inoperoso.

In prospettiva sono già previsti altri parcheggi pubblici o privati che siano: il completamento di quello dei via Cappuccini già nel bando di gara esitato a carico della ditta vincitrice; la realizzazione di un parcheggio sotterraneo – ad opera dei privati con cofinanziamento DUPIM – a Sant’Anna, il siloscafo di Sottomonastero anche questo a cofinanziamento privato. La realizzazione di queste strutture dovrebbe risolvere definitivamente il problema per Lipari e non solo per la cittadina ma in un certo senso per tutta l’isola se si sarà in grado di fare crescere un sistema di collegamenti di mezzi pubblici veramente adeguato. Comunque è necessario prevedere un altro parcheggio, possibilmente sotterraneo, a Canneto e piccole aree di parcheggio a Pianoconte.

Riqualificare e rilanciare il  servizio di trasporto terrestre per Lipari e Vulcano e crearne uno per Filicudi sono esigenze particolarmente avvertite da questa Amministrazione. Per Lipari in particolare questo obiettivo è risultato difficile per tutta una serie di concomitanze: perché la Regione ha congelato il finanziamento per le ditte autolinee private e negli ultimi anni ha elargito i finanziamenti con forti ritardi; perché la convenienza del servizio affidato all’utenza ha una remunerazione solo per il mese di agosto e forse per qualche altra settimana in estate ma è addirittura inesistente in inverno; perché ormai l’uso del mezzo privato si è fortemente generalizzato e risulta molto difficile scoraggiarlo. Ci troviamo di fronte al classico cane che si morde la coda: finchè non aumenta l’utenza del mezzo pubblico anche di inverno non si riuscirà ad ottenere un servizio migliore, meglio distribuito nel tempo e per le frazioni, con autovetture più adeguate… ma l’utenza del mezzo pubblico non aumenta perché le corse, i mezzi, gli orari non sono adeguati. In inverno usano il mezzo pubblico praticamente solo gli studenti e gli anziani che non guidano. Un servizio pubblico che funziona deve offrire corse almeno ogni 10 minuti d’estate e non oltre venti minuti d’inverno. È pensabile questo?

Forse più facile è spingere i cittadini ad usare mezzi elettrici o ibridi. A questo fine, proprio sul finire di dicembre ho firmato, come Presidente dell’ANCIM col Ministro dell’Ambiente Willer Bordon un accordo di programma per lo sviluppo ecosostenibile nelle isole minori. Ci sono disponibili 26 miliardi oltre che per la promozione di fonti rinnovabili di energia e per lo stimolo e il supporto ad attività economiche ecosostenibile aventi a che fare col mare, per interventi di promozione della mobilità attraverso l’impiego di tecnologie veicolari elettriche e/o ibride, alla razionalità delle modalità di trasporto e all’incentivazione del trasporto collettivo.

Si tratta di un terreno in cui il Comune di Lipari intende cimentarsi presentando un suo progetto, ma i cui effetti concreti non potranno che verificarsi a partire dal 2002.

Ma al di là di ogni regolamentazione rimane il problema della vigilanza e dei controlli. Possiamo applicare tutte le norme restrittive sulla dotazione di motorini delle agenzie che li affittano ma se poi nessuno controlla? Possiamo limitare il traffico a Lipari e Canneto ma se nessuno poi fa rispettare i divieti? Lo scorso anno per dare un po’ di tregua agli abitanti di via Roma e zone limitrofe, e per garantire che Marina Corta almeno di sera divenisse il “salotto buono” di Lipari, siamo stati costretti a bloccare la zona con le catene. Non è stato, bisogna riconoscerlo, un provvedimento decoroso. Ma quale l’alternativa? L’ipotesi che si cerca di perseguire quest’anno è quella di costituire un corpo di vigili ausiliari – di almeno 30 unità dislocati a Lipari e nelle isole – funzionante da giugno a settembre, con il compito soprattutto di controllare il traffico. Altri provvedimenti allo studio sono quelli di una ordinanza che fissi una moratoria di alcuni anni per l’affitto di motorini a scoppio, trascorsa la quale  sarà consentito solo il noleggio di motorini elettrici e comunque sui motorini autorizzati verrà affissa una stampigliatura a rilievo del Comune; l’ organizzazione di collegamenti regolari via mare fra Lipari, Canneto ed Acquacalda, ecc…

Un’ operazione che comincerà a sperimentarsi a fine della prossima primavera sotto il titolo “Estate serena 2001” e deve comprendere provvedimenti oltre che per la circolazione ed il traffico, anche per lo spazzamento e smaltimento dei rifiuti, per il rifornimento idrico e per la sicurezza.

 L’industria del turismo.

Collegamenti, servizi primari, tranquillità e sicurezza sono la cornice all’interno della quale si può sviluppare un’offerta turistica di qualità. Un’offerta turistica che non vuol dire solo ricettività alberghiera, anche se questa è importantissima, ma anche moltiplicazione dei centri di interesse,  nuove strutture per manifestazioni, risanamento e decoro di intere aree, promozione di eventi centri di assistenza al turista, promozione dei prodotti locali ecc. Molte di queste cose sono già in itinere, alcune sono già realizzate (Palazzo dei Congressi, Centro Servizi al Turismo, attività promozionale del Leader), altre sono in fase di completamento (Auditorium, Palasport, Pinacoteca), altre ancora sono in fase di definizione (azioni di risanamento a Lipari su via Balestrieri e Canneto Dentro-San Vincenzo, sul lungomare di Stromboli, ecc…), altre, infine, sono individuate e progettate ma si è in attesa dei finanziamenti per realizzarle ( rilancio di San Calogero, Museo della Pomice, Museo Civico, difesa dell’ abitato di Acquacalda, tutte le iniziative previste da Ecosviluppo).

Ho avuto modo di dichiarare che il progetto Ecosviluppo Eolie è lo strumento indispensabile per rendere operativo quel turismo culturale e naturalistico presupposto dall’ inserimento delle Eolie nella lista del patrimonio dell’umanità. Eppure questo progetto, che è nella fase dello studio di fattibilità ed ha superato la verifica del Ministero dell’Ambiente e del Dipartimento del turismo, da un anno è fermo sul tavolo della Regione che deve esprimere il suo gradimento per il cofinanziamento prima della progettazione e poi della realizzazione. Ancora negli ultimi giorni di dicembre si aspettava la firma del Presidente della Regione che slittava di giorno in giorno. Con Ecosviluppo le Eolie compiono un salto di qualità dotandosi di strutture museali, itinerari, valorizzazione di siti significativi, ecc.

Decisamente più chiara è la situazione degli altri finanziamenti. Nessun dubbio ormai per il Patto verde il cui finanziamento è stato previsto dalla delibera CIPE del 21 dicembre scorso (il problema è dato ora solo dai tempi), in via di soluzione il Patto generalista per il quale un chiarimento positivo dovrebbe venire entro metà gennaio; esecutivi i finanziamenti del DUPIM e si tratta solo di completare il percorso regionale mentre in gennaio dovrebbe conoscersi la data del bando per la 448 delle isole minori promessa dal Ministero dell’Industria; nel 2001 dovrebbero chiarirsi i termini per avviare il Leader Plus che completa e potenzia lo splendido lavoro compiuto dal Gal del Leader eoliano; infine, sempre in questo anno, dovrebbe avvenire la verifica definitiva – a seguito dell’incontro avuto a Lipari il 6 novembre con i funzionari ed i tecnici del Ministero dell’Ambiente – della sussistenza delle condizioni per la creazione della riserva marina nelle Eolie e i riflessi che questa potrà avere sullo sviluppo locale.

Portare avanti tutte queste iniziative operando sui vari fronti, cercando interlocutori e sostegni, destreggiandosi fra crisi e cambio di referenti, è veramente una fatica indicibile. Altro che fare il Sindaco seduto al Comune, bisognerebbe correre continuamente tra Roma e Palermo con qualche puntata che non guasterebbe a Bruxelles. Bisognerebbe andare per Ministeri ed Assessorati più di quanto io non faccia o riesca a fare. Quando sento qualcuno che si lamenta perché, a suo giudizio, io viaggio troppo; quando leggo che qualche consigliere chiede il taglio delle spese di viaggio, mi coglie un senso di scoramento. Ma è possibile che non si sia ancora compreso che cosa vuol dire fare oggi il Sindaco? Non si è compreso che ormai i finanziamenti non cadono più dal cielo per l’intercessione di qualche Mammasantissima, ma bisogna avere idee, progetti e iniziativa, bisogna sapersi muovere per creare spazi privilegiati? Che la macchina amministrativa necessita di riorganizzarsi oltre le disponibilità e possibilità della dotazione organica comunale, captando e coinvolgendo nuove professionalità e comprovate competenze? E questo per potere meglio monitorare, coordinare e raccogliere i risultati sperati?

Qui nasce il discorso delle isole minori che abbiamo posto sul tappeto con forza a novembre del 1999 ed ha dato qualche frutto interessante e di più potrebbe darne se l’ANCIM riuscisse a darsi una organizzazione più strutturata e meno improvvisata. Per le isole minori si sono aperte interlocuzioni interessanti col Ministero del Tesoro, col Ministero dell’Ambiente, col Ministero dell’Industria. Altri se ne potrebbero aprire col Ministero dei Lavori Pubblici e con quello dei Trasporti. Ma è soprattutto problema di fiato e di tempo.

A volte mi chiedo perché io debbo darmi pena per tutto questo quando la gran parte dei miei concittadini, a cominciare da quelli che hanno (…e non ci vuole molto) più interessi materiali di me a che le cose vadano nel senso dello sviluppo, rimane alla finestra a guardare ed a criticare. Mi si potrebbe rispondere che questo è il prezzo dell’ aver accettato di fare il Sindaco. È un modo di ragionare miope. Se dall’iniziativa dell’Amministrazione dipende l’avvenire di queste isole e se questa iniziativa ha assunto una tale dimensione da non potere essere caricata tutto e sola su un pugno di amministratori, nessuno ha il diritto di rimanere a guardare. Che giudizio si potrebbe dare di quei timorati cittadini che rimangono sulla spiaggia a fare considerazioni e tranciare giudizi, mentre un gruppo di volenterosi si affanna, in un mare in tempesta, a cercare di recuperare un naviglio che rischia di essere sopraffatto dai marosi? Non siamo in una situazione diversa.

Nell’ incontro del 14 settembre agli operatori economici ho lanciato un preciso appello: ho fatto molto ma ora ho bisogno di aiuto per portare in porto questo enorme bagaglio di progettualità e di relazioni che in questi anni si è messo in moto. Ho bisogno di gente che collabori e cooperi, nella Giunta ma anche fuori della Giunta. Si deve capire che quella in atto non è la mia battaglia ma la battaglia delle Eolie.

Le isole minori sono una ricchezza potenziale innanzitutto per i propri abitanti ma anche per le Regioni di riferimento è per tutto il Paese. Questa semplice verità  – che lentamente va facendosi strada – deve essere però costantemente ribadita in tutte le sedi perché la democrazia è il governo dei più e le isole minori appartengono al mondo dei piccoli numeri e delle piccole dimensioni. Se non riescono ad amplificare la loro voce rafforzando la loro presenza politica a livello nazionale e regionale (esprimendo per esempio parlamentari che si votino alla loro causa), cercando la strada della comunicazione con i mass media, presentandosi costantemente all’opinione pubblica…, rischiano di venire emarginate da istanze più corpose come, ad esempio, quelle delle grandi città.

L’affermarsi di una industria del turismo di livello internazionale nelle isole minori richiede quindi una continua ed autorevole opera di rappresentanza, comunicazione e relazione verso soggetti diversi come i Ministeri, le Regioni, gli altri enti locali, i centri di promozione e progettazione, gli istituti finanziari, e così via. C’è uno stacco notevole fra quello che io vedo che dovrei fare e quello che gran parte della gente di questo Comune ritiene che io debba fare, fra il “mestiere di Sindaco” indispensabile per permettere alle Eolie di affrontare adeguatamente questa fase dello sviluppo competitivo e il “mestiere di Sindaco” ancora presente nella iconografia popolare eoliana. È un tema su cui vorrei tornare una prossima volta.

Ora mi preme toccare un altro problema che scaturisce dalle precedenti considerazioni: non si dà industria del turismo nelle Eolie senza un salto culturale. Ebbene, malgrado quello che si dice, io vedo – sotto questo aspetto – una situazione in grande movimento. L’esperienza del Leader e dei Patti territoriali parla chiaro, ma segnali fortemente positivi ci vengono anche dal mondo della scuola. La nuova autonomia scolastica si è caratterizzata nelle nostre isole con un crescendo di iniziative culturali legate al territorio, alla sua qualità ed al suo sviluppo ed a molte di queste il Comune ha cercato di dare il proprio contributo ed apporto operando per collegarle alle proprie iniziative. Di grande interesse il progetto scaturito da un protocollo di intesa fra le scuole di Lipari ed il Comune per la creazione di un centro per i giovani di promozione di progettualità ed iniziative nei vari campi del sapere: dalla musica, alla telematica, all’imprenditoria.

Importante questo nuovo collegamento che si va costruendo fra il mondo della scuola e la nuova imprenditoria anche tramite le iniziative di formazione, che inizieranno a diventare operative proprio nel 2001. Abbiamo già accennato al progetto Arcipelago come alla formazione per le imprese dei Patti territoriali. Vogliamo segnalare anche il protocollo di intesa che il Comune ha sottoscritto con Sviluppo Italia, che nei prossimi mesi avvierà a Lipari un lavoro di assistenza, consulenza e promozione in ordine al progetto “Le Eolie del 2000”.

Bisogna puntare molto sui giovani. Sulla loro capacità di superare la cultura del posto fisso per dedicarsi ad attività produttive, sulla forza di riuscire a vincere i provincialismi ed aprirsi quindi ad una cultura della mediterraneità e della mondialità.

Ai giovani eoliani, soprattutto quelli che frequentano le scuole superiori, o l’università, o si affacciano per la prima volta sul mondo del lavoro e della professione vorrei dedicare questi versi di

Edgar Lee Masters presi dall’ ”Antologia di Spoon River”:

“…l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;

il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;

l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna alzare le vele

e prendere i venti del destino,

dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita può condurre alla follia

ma una vita senza senso è la tortura

dell’inquietitudine e del vano desiderio –

è una barca che anela al mare eppure lo teme”

                         

 La prospettiva della mediterraneità

Il 6-7 ottobre scorso ho partecipato a Rodi, su invito della Unioncamere, al Primo Forum della Rete della Camere di Commercio insulari dell’Unione Europea sul tema “Lo sviluppo sostenibile delle piccole e medie imprese insulari di fronte alla globalizzazione”. È stata l’occasione per convincermi ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno, della strategicità, in questa fase storica, della dimensione del Mediterraneo e di come la strada intrapresa fin dal 1995 con la celebrazione del “Constitutum” in ordine alla riscoperta della mediterraneità delle Eolie debba essere ripresa oggi con maggiore slancio e coraggio.

Ci sono tutta una serie di opere e strutture che abbiamo realizzato in questi anni che dobbiamo decidere se rinchiuderle in una dimensione locale oppure – senza trascurare di rispondere ai bisogni degli abitanti delle Eolie – dare ad esse un risvolto più ampio, una funzione di raccordo per collegare in un’unica rete isole e realtà che non hanno solo in comune il passato ma forse, se lo vogliono, anche l’avvenire.

Si pensi soprattutto al CST che, come si è detto, non è stato pensato per essere una banale alternativa all’Azienda Soggiorno e Turismo bensì uno strumento di relazioni molto ampio; ma si pensi anche al palazzo dei Congressi di cui in queste settimane si discute la destinazione e l’utilizzo. Abbiamo sperimentato nel giugno scorso che esso è una buona struttura (con alcuni accorgimenti previsti nei finanziamenti legati al patto territoriale) per i congressi; abbiamo verificato nelle festività di Natale e fine d’anno che può essere molto utile per spettacoli ed iniziative locali (recite, proiezione, varietà…) soprattutto nella stagione invernale. Tutto questo va bene. Bisogna vedere se questo può conciliarsi anche con la sede di un centro mediterraneo di documentazione ed iniziativa cominciando a rendere operativo da subito un progetto che avevamo collegato con la struttura progettata ad Acquacalda ed ancora in attesa di finanziamento. Lo stesso discorso può farsi per molte altre cose. Anche la stessa Eolie servizi spa, nel momento in cui dovesse superare la crisi di progettualità determinata dall’afasìa dell’Ecotecnica, potrebbe concorrervi per le esperienze che nelle isole a livello europeo e mondiale si compiono in ordine allo smaltimento dei rifiuti ed al ciclo dell’acqua.

Il progetto denominato “L’Altro Mediterraneo”  nasce dalla confluenza di due iniziative, l’una promossa dall’ASCAME (Associazione Camere di Commercio del Mediterraneo), l’altra dal Ministero dei Beni Artistici e Culturali, l’AICCRE e l’ANCIM con altri partner mediterranei. Questo progetto è stato presentato nell’ambito del programma comunitario Eumedis  e vuole elaborare e lanciare strategie comuni di azione, tali da ottimizzare lo sfruttamento del potenziale turistico della regione mediterranea considerata nel suo insieme al fine di ottenere una diversificazione dei prodotti turistici della regione, il prolungamento della stagione turistica lungo tutto l’arco dell’anno, il rilancio e la modernizzazione dell’immagine socioeconomica dei paesi mediterranei. Le azioni comuni previste per raggiungere tali obiettivi consisteranno nella definizione di un “prodotto turistico comune” sulla base delle risorse segnalate da ciascun partecipante al progetto; un programma comune di promozione del prodotto turistico così definito; l’immissione in rete dell’intero progetto, come proposta di turismo on line. Punto di partenza sarà un referente storico preciso: le rotte commerciali ( da riscoprire via mare e via terra) delle antiche civiltà mediterranee (fenico-punica, greco romana e araba); all’interno di questa idea portante il progetto si articolerà in tre sottoprogetti:

  1. “Eco-Parchi Mediterranei” cioè la creazione/gestione di “attrazioni geologiche” (parchi e/o zone protette – marittime e/o terrestri – aperte ad un pubblico “naturalista”);
  2. 2.      “Mediterraneo storico” cioè la definizione di un itinerario dei musei e dei siti archeologici del Mediterraneo;
  3. 3.      “Dieta mediterranea” cioè la promozione della gastronomia tipica, tramite organizzazione di una serie di avvenimenti (conferenze, fiere, feste) aventi per tema la dieta mediterranea: una garanzia di salute e longevità.

Oltre al raggiungimento di interessanti risultati concreti il progetto può essere decisivo per allargare e potenziare i nostri rapporti mediterranei con la Grecia, la Francia, la Turchia, l’Egitto, il Marocco, la Siria, la Giordania, il Libano, Israele, Malta, Cipro, la Spagna, la Tunisia.

Proprio nel quadro di queste prospettive io ritengo che si debba pensare alla creazione di un ufficio o di un incarico specifico nel nostro Comune intitolato allo sviluppo dei rapporti e delle relazioni europee, mediterranee e mondiali. È una necessità del nostro sviluppo, è un dovere verso la nostra storia.

Sono sempre rimasto fortemente suggestionato dalla vocazione mediterranea che la storia di questo arcipelago esprime. Sembra che ci sia come una via tracciata che da oriente va verso occidente, coinvolge le Eolie, soprattutto nei momenti di crisi, e risollevandole dalla marginalità le ripropone in un ruolo strategico. Così fu con gli Eoli che dovettero arrivare alle isole  negli ultimi secoli del III millennio a.C. inaugurando un periodo di straordinaria prosperità che il mito ha tramandato come il regno di Eolo di cui ci parla Omero nell’Odissea.

“Lo stanziamento nelle Eolie di queste nuove genti provenienti dalla Grecia – osserva Luigi Bernabò Brera – è evidentemente in rapporto con la loro posizione strategica, che permette di dominare una delle principali vie del commercio mediterraneo a largo raggio, quello dello stretto di Messina, la via attraverso la quale pervenivano i metalli che stavano alla base della potenza degli stati dell’oriente mediterraneo” (Archeoliana, in Nuove Effemeridi, n.30, 1995).

Dovette essere un periodo di rapporti molto intensi del quale ci rimane il tolos miceneo di San Calogero ed al quale appartiene anche il dipinto di Akrotiri a Santorini che raffigurerebbe un viaggio fra Lipari appunto e la rocca abitata di Santorini che allora era ad Akrotiri.

Dopo gli Eoli – mille e cinquecento anni dopo – sono i Cnidi che giungono a Lipari in un altro periodo di decadenza di questo arcipelago la cui popolazione – secondo lo storico Diodoro – era ridotta a non più di cinquecento abitanti  nell’isola principale. I Cnidi erano un popolo dell’Asia minore che, insofferente alla tirannia dei loro re, sotto la guida di Pentathlos, al tempo della cinquantesima Olimpiade, intorno al 580 a.C. armarono una spedizione per fondare una nuova città e vivere un’esperienza di pace. La prima tappa di questo viaggio dovette essere a Rodi dove fondarono la città e si stabilirono per un certo tempo. Ma sia per spirito di avvenuta sia sospinti da nuove esigenze, una parte della spedizione riprese il mare e dopo varie peripezie giunse a Lipari  accolta  con affettuosa ospitalità dai pochi abitanti dell’isola. Anche qui fondarono una nuova città, la Lipara greca, sul promontorio chiamato oggi Castello.

L’innesto del nuovo popolo risultò particolarmente fecondo: permise di riorganizzare la vita sociale ed economica dell’arcipelago fra chi lavorava la terra e chi proteggeva le isole sul mare. E soprattutto sui mari i Liparesi acquisirono la fama di invincibili, sconfiggendo a più riprese i pirati etruschi e divenendo incontrastati padroni del Tirreno tanto da fondare sulla costa della Spagna, nel golfo di Rosas, una nuova città: chiamata Rhodiae in onore di Rodi di cui conservavano il ricordo.

Qualche tempo fa, ho scoperto andando a Rodi, Rodi e Rosas, in memoria della comune discendenza dai Cnidi, si sono gemellate. Su questo stiamo lavorando alacremente anche sulla base di un programma europeo che finanzia iniziative culturali tra Comuni europei che abbiano sottoscritto gemellaggi finalizzati alla promozione e calorizzazione culturale. Quello con Rodi e Rosas è dunque un appuntamento che per le Eolie è solo rimandato.

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