Sulla storia delle Terme di S. Calogero

( da “Michele Giacomantonio, Navigando nella storia delle Eolie, Pugitopo, Marina di Patti, 2010)

 Agli inizi delle Terme

 Conclusa la fase del commercio dell’ossidiana le Eolie riacquistano interesse grazie soprattutto alla loro posizione strategica. Era iniziata infatti l’”età del bronzo”  e l’arcipelago era divenuto punto di passaggio, rifornimento e commercio per i navigatori – e fra questi in particolare gli Eoli e comunque navigatori provenienti dall’Egeo – che percorrendola U“via dello stagno”U traversavano il Mediterraneo dalle coste del vicino Oriente e dal mondo miceneo ad Occidente passando attraverso lo stretto di Messina. Attraverso questo percorso  giungevano fino alle isole britanniche- dove esistevano giacimenti di questo minerale che aveva acquisito un ruolo fondamentale nella vita quotidiana -, attraverso il ponte terrestre dalle foci della Garonna alle foci del Rodano . Ma lo stagno era solo una delle mercanzie che alimentavano i traffici lungo questo percorso. Vi erano le ceramiche , tessuti, pellame, vino, olio, frutta secca e gli schiavi che dovevano rappresentare la mercanzia più richiesta. Quanto alle Eolie, persa l’ossidiana, grandissima parte del loro interesse commerciale, ebbe il punto di forza soprattutto nella posizione strategica.  Nondimeno avevano anche loro prodotti da esportare come il vasellame ma soprattutto l’allume e lo zolfo e più tardi il caolino e la pomice. L’allume in particolare lo si adoperava in tintoria, per la concia delle pelli e come astringente in medicina. Non dobbiamo dimenticare inoltre i prodotti della terra come il l’olio ed il vino. 

Non dovette essere nemmeno secondario l’interesse per i soffioni, i fanghi e le acque curative di cui queste isole erano famose fin dall’antichità come dimostra la stufa a  forma di tòlos di San Calogero che richiama, in scala,  l’architettura di tombe micenee e la cui costruzione può farsi risalire a prima del1430 a.C.

La scoperta del significato che questo manufatto acquista per la nostra storia, matura di fatto negli anni 80 nel corso dei lavori di ristrutturazione di tutto il complesso termale di San Calogero. In quell’occasione, per l’opera di demolizione di alcune sovrastrutture murarie, l’antica stufa può essere osservata e studiata da Bernabò Brea e dalla Cavalier. Lasciamo a loro la parola:

 “Fin dal momento in cui, penetrando nella cupola termale di San Calogero, ormai aereata ed illuminata, potemmo portare su di essa la nostra attenzione, rimanemmo colpiti dalla appariscente somiglianza, sia del tipo architettonico sia della struttura, con le tholoi micenee e la nostra impressione fu condivisa dai colleghi che subito dopo di noi, venendo a Lipari, poterono visitarla. Si trattava di una impressione, a cui peraltro davano fondamento i confronti che cercammo di istituire con altri monumenti a falsa cupola del Mediterraneo. La falsa cupola, la volta costituita cioè da filari sovrapposti di blocchi litici aggettanti gli uni sugli altri in cerchi via via sempre più ristretti, ha antichissime origini e lunghissime tradizioni nel Mediterraneo. E’ certamente molto più antica dell’età micenea, se ne ritroviamo già i lontani precedenti nelle capanne di Kirokitia a Cipro. I Micenei l’hanno portata alla più elevata espressione architettonica ed artistica, ma potremmo ricordare le innumerevoli sopravvivenze nell’edilizia rustica fino ai nostri giorni, di cui i trulli di Alberobello sono uno dei più noti esempi.(  ..) Si potrebbe quindi dire che la falsa cupola fa parte del comune patrimonio tecnologico delle genti abitanti sulle sponde del Mediterraneo fin dall’età neolitica. La tecnica con cui la nostra tholos è costruita non sarebbe dunque di per sé stessa una prova definitiva dell’antichità attribuibile ad essa. Tuttavia le analogie tipologiche e strutturali che essa presenta con le tholoi di età micenea sembrano più strette che con qualsiasi altra classe di monumenti, tecnicamente analoghi, delle nostre regioni con cui la potremmo confrontare (…) Questa serie di confronti sembra in realtà confortare l’ipotesi di una attribuzione della nostra tholos all’età del bronzo. Senza dubbio, di tutti i monumenti costruiti con questa tecnica architettonica, quella a cui essa è più vicina sono le tholoi funerarie della Grecia micenea.  Essa sembra veramente riprodurre il prototipo da esse costruito, in una scala ridotta, che è in rapporto con la sua funzione di stufa termale. La distruzione della sommità della cupola e degli stipiti della porta rendono impossibili confronti riguardanti questi dettagli e d’altronde senza dubbio le piccole dimensioni e la scarsa ampiezza delle due aperture rendevano superflui dei triangoli di scarico al di sopra degli architravi che quasi costantemente ricorrono nelle tholoi micenee(…)Se la tholos di San Calogero è un monumento dell’architettura micenea essa riproduce esattamente, in dimensioni molto ridotte, la forma e le strutture della stessa Micene. In modo particolare si avvicina alla più raffinata, alla più elegante fra esse: il tesoro di Atreo. Ha di questo la stessa struttura, interamente in blocchi quadrati, mentre la maggioranza delle altre tholoi la presentano solo in parte. Ma la tholos del mondo miceneo ha, per quanto conosciamo, solo una funzione sepolcrale. E’ la grandiosissima tomba di un principe o di una famiglia principesca. La nostra ha una funzione del tutto diversa. E’ stata creata come una stufa termale, ed è l’unico caso finora noto di un simile adattamento del tipo. Senza dubbio in stretto rapporto con questa diversa particolarissima funzione sono le sue piccole dimensioni”.

Dal  punto di vista  storico e culturale una simile ipotesi , continuano i nostri archeologi, è in linea con le altre ricerche fato sul campo ed il rinvenimento di centinaia di frammenti di ceramiche di quell’epoca a Capo Graziano, sul Castello di Lipari, sulla Montagnola di Filicudi, a Serro dei Cianfi di Salina, e di ceramiche di stile miceneo nelle stesse località, sul promontorio del Milazzese nell’isola di Panarea e in quello della Portella di Salina. Tutti questi rinvenimenti ci mostrano che le isole Eolie erano in quell’età fra i principali empori del commercio miceneo del Mediterraneo occidentale. Empori che dovevano essere visitati regolarmente, ogni buona stagione, dalle navi micenee che ad essi facevano capo..

“Essa ci apparirebbe nella sua struttura – dicono ancora Bernabò Brea e la Cavalier –come un tipico monumento dell’architettura micenea, vorremmo dire come una delle più perfette realizzazioni di questa cultura, soprattutto se noi la consideriamo per quello che doveva essere al momento della sua costruzione ed ha continuato ad essere per più di un millennio e mezzo, prima del dissesto che ne ha alterato le forme e distrutto l’armonia delle linee, nella tarda età imperiale romana. Se noi la confrontiamo con quanto conosciamo dell’architettura indigena delle Isole Eolie dell’età a cui è attribuibile, ci rendiamo conto che essa nono potrebbe essere in alcun modo uno spontaneo germoglio sbocciato in essa ( sia pure ad imitazione dei modelli stranieri) e neppure l’opera di architetti e maestranze locali. Essa ci apparirebbe invece come  un evidente apporto del mondo miceneo, non diversamente dalle ceramiche che si rinvengono in gran numero nei livelli di questa età degli insediamenti eoliani. Apporto questa volta consistente non nell’invio di prodotti manifatturati ma nella fornitura di tecnologie, nell’invio sul posto di dirigenti e di maestranze specializzate per realizzarle“. 

Considerata sotto questo aspetto la tholos farebbe dunque parte di quel complesso di scambi commerciali che in questa età abbiamo visto esistere fra le isole Eolie e il mondo miceneo e proprio la sua esistenza permette di qualificare e valorizzare, più di quanto si ritenesse fino a qualche decennio fa, queste relazioni. Se chi presiedeva ai grandi commerci dovette ritenere utile e necessario trasferire alle Eolie tecniche e competenze fino allora sperimentate in Grecia  per realizzare  un’opera di così straordinaria grandiosità per quel tempo, era perché  doveva pendere a loro favore  una bilancia dei pagamenti di  notevole rilevanza .. “Il fatto stesso – sottolineano Bernabò Brea e la Cavalier – che sia stato possibile ideare, programmare e realizzare un’opera di questo genere implica che fra le isole Eolie e i principati micenei dovevano esistere rapporti stretti, costanti e duraturi, implica cioè un approfondita conoscenza reciproca. E’ ovvio d’altronde che se le navi micenee venivano regolarmente nelle isole Eolie ad offrire prodotti non lo facevano a titolo di dono generoso, ma le usavano come merci di scambio contro altri prodotti. E d è ovvio altresì che questo commercio doveva essere in qualche modo organizzato. Era necessario cioè che agenti commerciali micenei risiedessero stabilmente per periodi più o meno lunghi nelle isole Eolie per preparare la raccolta di quelle merci che le navi dei loro paesi sarebbero venute a caricare alla stagione dovuta“.

Rappresentanti che dovevano avere anche una funzione più ampiamente politica e diplomatica, veri e propri consoli ed ambasciatori, il cui compito era quello di assicurare quelle buone relazioni fra i loro principi ed i principi locali e di condurre delle trattative per cui le merci che ad essi interessavano fossero incanalate verso i loro paesi e non verso stati concorrenti. E ciò soprattutto trattandosi di prodotti di fondamentale importanza strategica quali lo stagno e gli schiavi. Ma non vi erano solo costoro. Oltre a questi doveva essere frequente che raggiungessero le nostre isole anche membri delle più eminenti famiglie locali per visitarle. E’ dunque su questo sfondo di rapporti politici, economici e culturali, che va vista la costruzione della tholos micenea di Lipari: solo così  – osservano Bernabò Brea ela Cavalier- si potrebbe spiegarne l’esistenza.

“La tholos di San Calogero sarebbe dunque sorprendente – concludono i nostri archeologi – non solo come testimonianza di uno straordinario spirito di ideazione e di iniziativa nel campo delle relazioni politiche ed economiche, ma anche come la dimostrazione di una eccezionale capacità di adattamento tecnico da parte degli architetti che l’hanno progettata, sarebbe nel suo genere quale stufa termale, un monumento unico, senza confronti, nel campo dell’architettura micenea. E’ probabile comunque che essa sia il più antico edificio termale fino ad oggi conosciuto nel mondo mediterraneo, anche se l’utilizzazione a scopo curativo delle risorse termali è forse vecchia come la stessa umanità.”[1]………

 Il nome San Calogero

…Queste credenze erano alimentate da eremiti che nelle nostre isole venivano di tempo in tempo a soggiornarvi. Uomini virtuosi, fuggiti dal mondo che reputavano invivibile o scacciati dalla loro terra d’origine, che qui trovavano il ristoro dell’anima immergendosi nel raccoglimento e sperimentando virtù e carismi nell’aspro confronto con i demoni. Intanto le isole continuavano ad essere luogo di confino e tanto più cresceva la fama di anticamere dell’inferno tanto più appariva grave la pena inflitta a chi qui veniva inviato in esilio. Nel 510 lo stesso Teodorico aveva voluto punire il curiale Jovino relegandolo a vita nell’isola di Vulcano “ perché colà viva come una salamandra la quale per lo più sta in mezzo al fuoco”. …..

 

La presenza di monaci e buoni vecchi

 

…..Le Eolie diventano uno dei punti di raccolta di monaci itineranti ed ecclesiastici rifugiati. Dal V al X secolo la letteratura patristica ci segnala, qui nelle Eolie, la presenza di eremiti contemplativi.

Della gran parte di questi anacoreti non si conserva il nome ma sono rimasti noti con l’appellativo generico di Calogero[2], voce greca che vuol dire buon vecchio o vecchio benefico. E questo appellativo non tardò a diventare nome comune. La leggenda più accreditata, raccontata nell’antico breviario gallicano, ci dà ad intendere chiaramente che Lipari e Sciacca ne ebbero uno in comune ( tra il 521 e il 561), ben distinto dagli altri, carico di senso e di significato. Questo Calogero si fece taumaturgo e operò molti miracoli, riscoperse le terme di ponente che da lui presero il nome. I Liparesi conservarono di San Calogero, per lungo tempo, un’ammirata memoria e gli attribuirono persino l’estinzione del cratere della Forgia Vecchia a Pirrera, verificatasi verso il IX-X secolo e quindi almeno tre secoli dopo la sua scomparsa.

Sempre ad uno di questi monaci , in quegli anni ( VI secolo)  a Salina e precisamente alle falde del Monte dei Porri, si deve l’avvio di una tradizione e di un culto dedicato alla Vergine Maria. Questo monaco aveva  costruito un piccolo oratorio e dipinto all’interno l’immagine della Madonna.  Questo culto verrà ripreso nel 700 e poi nel 1622 qualificandosi come devozione a Maria SS. Del Terzito.

Sul finire del VI secolo ed all’inizio del VII le tribolazioni e le paure prodotte dalle dominazioni barbariche e dalla guerra goto-bizantina parevano sopite ed a Lipari gli insediamenti umani – seppur radi e di scarsa rilevanza- cominciarono a diffondersi fuori dal Castello, riprese l’economia rurale a monte della Città, nella conca di Vulcanello come si chiamava l’attuale Piano Greca sino alle quote più alte di Castellano. Così nel corso del VII secolo nelle campagne liparesi dovettero essere più d’uno gli insediamenti monastici regolari. Monaci orientali i quali forse non erano basiliani, ma che alle regole del grande maestro S. Basilio Magno (329-379) in qualche modo si ispiravano nella loro vita comunitaria e di cui rimangono diversi toponimi di provenienza levantina…..

 La nascita dello stabilimento termale

 …..Della possibilità di creare uno stabilimento per potere fruire dei “bagni a vapore” di San Calogero[3] a Lipari se ne parlava da tempo. Era una tappa obbligata per i visitatori che dalla seconda metà del 700 erano venuti alle Eolie. Le aveva visitate Jean Houel nel 1778, Déodat de Dolomieu nel 1781, Lazzaro Spallanzani nel 1788, William Henry Smyth  probabilmente nel 1814, ecc. Il canonico Carlo Rodriquez, nel 1841 scriveva :”(…) per tradizione di venerandi vecchi di questo paese è mirabile la varietà di morbi per esse curati. Ed in tempi non ai nostri lontani di Sicilia, Calabria, ed altre parti vedeansi ragguardevoli personaggi qui venire afflitti da diverse malattie, e per queste acque sanarsi. Ed è sconfortevolissima cosa il dire, che non più a noi recarsi da vicini, o lontani paesi si veggono degli ammalati per la incuria dei nostri naturali, i quali fanno un abbandono deplorabile giacere i nostri bagni”.[4]

Finalmente  nel bilancio del 1864 del Comune di Lipari ,nelle voci del passivo, compare la voce: “Per la restaurazione dello Stabilimento dei Bagni di San Calogero secondo il piano d’arte di Maestro Antonio Fraumeni di Giuseppe… L. 8.287,50”. L’anno successivo, per il solo 1865, si preventivano L. 15.500.

Il primo stabilimento nell’epoca moderna, degno di questo nome, fu ultimato intorno al 1867. Nel corso del 1872, l’Amministrazione guidata dal Sindaco Mariano Amendola, affidò gli incarichi a dott. Giuseppe Cincotta e Giuseppe Arrosto per le analisi mediche e chimiche delle acque. Il dott.Cincotta, medico di Lipari affermò che le acque erano utilissime nelle varie forme di dispepsie acide; bevuta in maggior proporzioni – 4 o 5 bicchieri – determina una blanda purgazione per cui se ne raccomanda l’uso “agli individui abitualmente stitici e  agli emorroidari”; utili anche contro “il crampo dello stomaco ed i catarri gastrici ed enterici cronici”. Adoperate in forme miste cioè di bevanda e di bagno sono “indicate nei casi di stasi biliari, ingorghi ed eperemie epatiche e calcolosi epatiche”. “Le acque in parola, adoperate variamente or a bagno in vasca, or a doccia nei punti meglio indicati del corpo, giovano a guarire la debolezza nei genitali dell’uomo, e la sterilità della donna. Sono indicate per quelle malattie della pelle che vanno intese col nome di eczemi, erpeti, psoriasi, prurigo, pitiriasi, pachidermie circoscritte, piaghe ulcerose di antica data. Quest’acqua (…) svolge un’azione elettrica speciale sull’organismo, un’azione biologica complessa che accelera e modifica il ricambio mollecolare; per ciò stesso è indicata nelle infezioni e discrasie croniche, come: sifilide, scrofolosi, polisarcia, diabete, reumatismo e gotta. L’uso della stufa è giovevolissimo nei casi di corizza e catarri cronici del laringe e dei grossi bronchi; infine nelle miositi, artriditi, sciatica, nevralgie e paralisi d’indole reumatica”[5].

Il dott. Giuseppe Arrosto di Messina prima di entrare nel merito delle analisi da lui compiute e dei risultati acquisiti fa alcune osservazioni generali che ci sembrano di un certo interesse. Innanzitutto descrive il nuovo stabilimento “spazioso e comodo …sorge meraviglioso in mezzo a quegli alti burroni nati sulle vomitate lave dell’estinto vulcano”. Quindi parla delle acque. “L’acqua sorge limpidissima dalle fessure dell’interno della Grotta in grande abbondanza e caldissima, capace a cuocere le uova, ed in pochi minuti indurirle. L’uomo che entra in quella caverna di forma simile ad una stufa, tollera con piacere la elevata temperatura che i vapori conservano diffondendosi in quel ristretto spazio, in modo da produrre in pochi minuti un sudore abbondante. Tornando fuori, l’uomo grondante di sudore invece di sentirsi rilasciato nelle forze, viceversa sentesi rinvigorito… Le acque raffreddate conservano la loro trasparenza, non svolgono alcun odore, manifestano al gusto un senso leggermente salato e di amaro”.[6]

Quando lo stabilimento fu completato inizialmente venne gestito dal Comune direttamente per circa 8 anni, poi il Consiglio comunale del 7 novembre 1878, sindaco Filippo De Pasquale,  delibera di darlo in gestione al dott. Francesco Genovesi – che già aveva aperto uno stabilimento idiopatico a Messina in corso Cavour – con un canone di 500 lire all’anno. “Il consiglio considerato che per il numero scarso di bagnati che son venuti in questo ultimo anno il Comune poco ha ricavato, e che cedendola al detto Genovesi per anni dieci ne farebbe rialzare l’importanza  ed il valore delle acque e quindi aumenterebbe  il concorso dei bagnati e grande vantaggio ne ricaverebbe il paese dall’affluenza dei forestieri, ad unanimità di voti ha deliberato…” .

Il Genovesi mantenne la gestione per circa 8 anni su un trend di prestazioni di qualità con tutti i conforti desiderabili per i degenti sia a livello di prestazioni medico assistenziali che di ristoro. Il pranzo era differenziato nei costi e probabilmente anche nel servizio fra prima e seconda classe comunque il menù offriva una varietà di pietanze amplissima fra sartù, timballi, pasticci e torte e poi vini da pasto, da dessert, marsala, rosolio, granite, sorbetti ecc.[7]. Forse si può capire come le entrate non riuscivano a coprire le spese e così il Genovesi fu costretto a rinunciare. Il Consiglio Comunale nella seduta del 18 aprile 1887, sindaco Ferdinando Paino, “considerando che l’attuale stato di cose non può continuare perché lo stabilimento andrebbe a deperire e gli abitanti non avrebbero neanche il vantaggio dei bagni restando quasi chiuso”, scioglie il contratto ma il contenzioso prosegue per diversi anni anche in Tribunale fino a quando non si arriva ad una transazione nel consiglio comunale del 23 giugno 1895. Intanto lo stabilimento era tornato alla gestione diretta, poi , con atto dell’8 maggio 1892, lo stabilimento viene dato in locazione alla signora Giovanna d’Amico, vedova Picone per la durata di sette anni ed un canone di lire 300 per i primi due anni e 350 per le annualità successive. Ma anche questa gestione si dimostrò deficitaria. La signora pagò la prima rata semestrale ma ritardò la seconda e fu necessario ricorrere ad un atto stragiudiziale. L’inadempienza si ripetè alla terza rata e si decise per la risoluzione anticipata del rapporto alla fine del 1893. Anche qui strascichi giudiziari.

Nel 1896 la giunta presieduta  dal Sindaco avv. GiuseppeLa Rosadecide di riaprire i bagni tramite la gestione diretta nominando un custode dello stabilimento per il servizio interno ed esterno dei bagni. Si prevedono tariffe differenziati per i forestieri ed i paesani.

Anche la gestione diretta dovette essere deficitaria  e nel quinquennio 1900-1905 la perdita sarebbe stata di 387,86 cioè77,57 inmedia all’anno. Nel 1905 si tornerà alla gestione in concessione ai farmacisti Luigi Mancuso e Nunzio Esposito di Domenico.

Intanto nella notte fra il 3 ed il 4 agosto del 1888 il cratere di Vulcano sussultò violentemente. Le manifestazioni vulcaniche durarono per diciotto mesi con colonne di fumo che si levavano dal cratere, bolidi enormi che venivano lanciati in mare e nei pressi del porto, nuvole ci cenere che cadevano sulla città e le campagne di Lipari. I risultati dell’eruzione non hanno ripercussioni solo sulla clientela delle terme che veniva dall’esterno ma anche sulla stessa acqua termale per la quale si innesca un lento processo di progressivo abbassamento della temperatura come d’altronde si ha una attenuazione, e qualche volta la scomparsa, dei fenomeni di vulcanesimo secondario delle isole di Lipari e Salina[8]. In particolare a Lipari si estingue la sorgente termale di Acquacalda, si attenua e si restringe l’ampia area fumarolica di Piano Greca…..

 Il rilancio delle terme

…Il 28 dicembre del 1908 nasce con l’evento drammatico del terremoto di Messina….Non causò seri danni nelle Eolie questo terremoto se non alcune crepe e lesioni ai fabbricati ma le provvidenze varate dal Governo invogliarono parecchi proprietari a portare migliorie ai loro stabili. Qualcuno ingaggiò anche artisti per decorare pareti e soffitte.

In quel tempo si riparlò anche dello sviluppo delle Terme di San Calogero. Abbiamo detto che nel 1905, il Comune aveva ricevuto una nuova proposta di gestione, quella dei farmacisti Luigi Mancuso e Nunzio Esposito. Il contratto fu firmato il 12 luglio del 1906 e la durata della locazione era prevista per trent’anni con possibilità di recesso ogni cinque anni con disdetta un anno prima della fine del quinquennio. Per i primi dieci anni non vi era canone di affitto ed in seguito il canone era crescente dalle trecento lire dell’undicesimo anno alle millecento lire l’anno del sesto quinquennio. Inoltre  i concessionari si impegnavano a investire nello stabilimento in restauri, migliorie compreso la strada che porta a mare lire novemila e cinquecento. Vi erano tariffe agevolate per gli utenti liparesi e per i poveri.

Noi ci proponevamo – scriverà Luigi Mancuso – un programma molto esteso: migliorare, trasformare, perfezionare, ingrandire tutto lo Stabilimento, provvedendo fin dal primo anno a tutte quelle opere indispensabili che la scienza Balnoterapeutica moderna imponeva ed esigeva; un po’ di eleganza e comodità in tutte le sale; comodità e completa aereazione nei camerini da bagno, nella sala per le docce e per la stufa; trasformazione delle vasche poiché quelle esistenti erano veramente un’ironia…Ci proponevamo di impiantare una sala elettroterapica, applicata alla idroterapia…, aggiungendovi la kinesiterapia, con l’obiettivo di impiantarvi qualche altro ramo di terapia fisica, e tutto ciò oltre le modifiche, secondo le esigenze dell’igiene moderna, che si rendono necessarie ed indispensabili ad ogni stabilimento termale[9].

L’obiettivo era di far diventare Lipari “una stazione climatica di prim’ordine” capace di attrarre forestieri e stranieri. Ed, infatti, dopo due anni lo stabilimento, per la bontà delle sue acque verniva ritenuto fra i migliori d’Italia, poi però giunsero le difficoltà. Prima il terremoto di Messina che blocca il flusso di utenti da quella città, poi la guerra, poi la crisi…

Dopo ben venticinque anni di lavoro, di sacrifici, di stasi prodotte dal terremoto, dalla guerra, dalla crisi economica, di angherie subite da parte di varie amministrazioni, una fra le quali, veramente assillante, per l’andamento dello Stabilimento, siamo stati costretti a rinunciare alla concessione, notificando l’atto di rinuncia e domandare il risarcimento di quello che si era speso in più a beneficio dello Stabilimento, collaudando i lavori eseguiti di cui lo stesso ha usufruito e continua ad usufruire”.

Già una volta nel 1921 c’era stato un contrasto fra concessionari delle terme e amministrazione comunale. Dovendo realizzare dei lavori si chiede la riduzione del canone e la regolarizzazione degli arretrati attraverso la compensazione fra canoni dovuti e lavori fatti. Ma il Comune non volle sentire ragioni e quindi si chiese la rescissione del contratto con disdetta anticipata. Ma poi nel 1923 grazie alla mediazione del commissario prefettizio si venne ad una amichevole composizione. Ma dieci anni dopo la rottura diviene insanabile. Nel 1934  il Comune torna alla gestione diretta.

Nel contratto del 1906 si era parlato anche di una rotabile da Pianoconte a San Calogero.Ma la rotabile non si fece [10].

Per altri quarant’anni lo stabilimento continuò ad operare ed ospitò numerosi pazienti di Lipari ma anche forestieri. Vi accudivano, per conto del Comune,Angelo Favaloroed il figlio Bartolo che facevano da infermieri e da custodi.

 

 

 


[1]           L. Bernabò-Brea,M. Cavalier, Le terme di San Calogero, in Arcipelago , VII, 1983, n.3, p.5..

[2] G.Iacolino, Le isole Eolie…,op.cit. ,pag. 135-145.

[3]              Per questo paragrafo ho largamente attinto a G.La Greca, Le Terme di San Calogero, Milazzo 2004.

[4]              Breve cenno storico critico sull’isola di Lipari, Palermo 1851.

[5]              G.La Greca, Le Terme di San Calogero, Milazzo 2004, pp44-45 ; G.Cincotta, Rendiconto dei morbi che richiedono l’acqua di S.Calogero, Messina 1872.

[6]              G.La Greca, op.cit., pp. 45-46.

[7]              F. Genovesi, Notizie sulle acque termo-minerali e sulla grotta o stufadi S. Calogero in Lipari, Messina 1879, pp.59-51.

[8]              Da una dichiarazione di L. Bernabò Brea e M. Cavalier riportata in G.La Greca, op. cit., pag. 49.

[9] L. Mancuso, Terme di San Calogero – illusioni e delusioni”, Lipari 12 gennaio 1931. Stralci in G.La Greca, Le terme di San Calogero, op. cit., pp. 70-74.

[10] Si farà solo ai primi degli anni 60.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...