Perché il libretto “Vi racconto una storia…infinita”

 

     La nostra fede è una storia 

Questo libretto nasce dagli incontri di catechesi per adulti che quest’anno la Parrocchia di San Pietro ha tenuto in occasione dell’anno della fede. Abbiamo rivisitato i più importanti misteri della fede dall’Incarnazione, alla Resurrezione, al Regno di Dio, all’Eucarestia, alla vita eterna, allo Spirito Santo, alla Misericordia di Dio. Io mi sono impegnato a studiare ed approfondire questi temi per esporli poi in alcuni incontri tenuti, per lo più, nella chiesetta del Pozzo.

Devo confessarvi che per me è stata una esperienza illuminante. Anche se di teologia mi sono sempre occupato fin dal tempo dell’Università quando alla Cattolica diedi quattro esami di teologia e morale, non mi erano mai parsi così chiari e conseguenti i legami fra questi misteri e la fede e l’esperienza di tutti i giorni. Più studiavo e approfondivo più si disegnava dinnanzi alla mia mente un quadro lineare e coerente che faceva giustizia di una cultura religiosa parcellizzata dove spesso non vi é rapporto alcuno fra l’incarnazione, l’eucarestia, la devozione per i santi e ancora di più quella per i morti. Mi sono detto che forse molta ignoranza religiosa dipende dal fatto che la gente non riesce a comprendere la sua fede come un tutto ed inserire le sue pratiche – le preghiere, la messa, le novene, i battesimi, le esequie dei propri congiunti – in un contesto generale capace di dare a queste un senso.

Così ho provato a delineare questo contesto ma dovevo farlo con linguaggio semplice che potessero capirlo tutti anche i ragazzi, anche i miei nipoti più piccoli. Mi ha aiutato in questo il fatto che la nostra fede non è una teoria che può essere compendiata in ipotesi, tesi, postulati ma è una storia che si svolge nel tempo, oltre il tempo e traversa tutta l’eternità. Ha un inizio ma non ha una fine. E’ la storia di Dio ma è anche quella degli uomini.

E’ una storia piena di fascino e ricca di bellezza come è bello e affascinante il creato. E anche se di questa storia noi riusciamo a coglierne solo una piccola parte già questa parte ci lascia intravvedere l’impronta e la mano di Dio.

Per raccontare questa storia è quindi innanzitutto necessario individuare il filo che lega tutto: la Trinità, Gesù, la sua resurrezione, l’opera dello Spirito, fino al culto dei santi e dei morti.

 

2.     Le idee forza che animano questa storia

In questa ricostruzione della storia mi hanno illuminato e guidato alcuni punti focali, alcune idee-forza. Eccoli:

         Questa storia non ha un protagonista unico ma la Trinità. Già un vescovo teologo, Bruno Forte, aveva scritto un libro su “La Trinità come storia”, ora sviluppando il discorso dalla creazione ai giorni nostri ed …oltre, questa azione trinitaria si rivela costantemente: prima della creazione dell’uomo, nelle vicende dell’Antico Testamento, nella missione di Gesù, dopo l’Ascensione, nella costruzione del Regno. Chi legge il libretto si trova subito di fronte a questa realtà e forse comincerà a capire come questo mistero è essenziale e fondamentale per tutta la grande avventura della creazione.

         Dio è misericordia assoluta fino allo svuotamento di sé per farsi comunione. Anzi svuotamento e corresponsabilizzazione dell’interlocutore sono lo stile di Dio come ci appare sia nella creazione della comunione intertrinitaria, sia nella ricerca continua di un libero coinvolgimento dell’uomo, al di là dei fallimenti, nel suo disegno.

Questo essere misericordioso di Dio si rivela nella Bibbia sempre di più via via che ci si approssima alla “pienezza dei tempi” cioè all’Incarnazione. Una delle pagine più struggenti della misericordia di Dio la troviamo nel profeta Osea (11,8-9). Israele per quello che ha fatto meriterebbe di essere abbandonato al suo destino nelle mani dei suoi nemici ma Dio osserva che il suo cuore non glielo permette perché il suo amore è troppo forte. E Dio conclude dicendo che lui è misericordioso non malgrado sia Dio ma proprio perché è Dio. La misericordia cioè è propria di Dio.

         Questo discorso sulla misericordia di Dio rimanda alla teologia della kenosis che ha una ascendenza antica ed il riferimento più importante è a alla Lettera ai Filippesi di Paolo dove l’apostolo dei gentili dice :”Cristo spogliò (svuotò) se stesso” (2,7); è stata incarnata da mistici come Francesco che si spogliò di tutto per essere  come Cristo (alter Christus) e servire Madonna Povertà; ma è stata riproposta negli ultimi decenni da una scuole ecumenica di teologi fra i quali ricordiamo l’ortodosso russo Serge Bulgakov, il cattolico tedesco Hans Urs Balthazar, il protestante sempre tedesco Jurgen Moltmann.

Si deve a questi teologi ed in particolare a Moltmann e Balthazar la ricostruzione del drammatico dialogo sulla croce di Gesù col Padre riflettendo a partire dal salmo 22 (“Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”).

         Lo stile dello svuotamento di Dio si completa nella ricerca  e nel rispetto della libertà dell’uomo. Una libertà che Dio giudica essenziale per averlo come interlocutore e condividere con lui il Regno e la divinità. Ed è proprio per dimostrare che l’uomo è capace di rispondere a Dio nella libertà che il Figlio si incarna ed accetta la passione e la morte in croce. Ed è proprio perché Maria ha saputo accettare nella libertà di divenire la madre del Figlio che grandi cose ha compiuto in lei l’onnipotente.

         Ed è proprio questa fondamentale richiesta di libertà da parte di Dio che mi ha fatto scegliere a proposito dell’esperienza terrena di Gesù l’ipotesi più difficile anche se è ormai molto diffusa fra i teologi: l’ipotesi di Gesù che nasce senza la consapevolezza di essere il Figlio e che, sotto l’assistenza dello Spirito, va scoprendolo nel corso della sua esistenza. Infatti se avesse avuto coscienza della sua divinità come avrebbe potuto di mostrare che l’uomo nella sua umanità è capace di raggiungere vette sublimi e di corrispondere liberamente al disegno di Dio?

         Ma forse l’idea forza più innovativa è quella che riguarda il Regno di Dio. Ormai sono diversi i teologi che parlano di centralità del Regno nella predicazione terrena di Gesù e mostrano come si tratti di un messaggio fortemente innovativo che va oltre l’idea di Paradiso. Il Regno di Dio di cui parla Gesù ha alcuni caratteri peculiari: a) è aperto a tutti gli uomini che fanno la volontà del Padre; b) di esso nella prospettiva della Parusìa farà parte la creazione come ci ricorda Paolo nella Lettera ai Romani (8, 18-23); c) non solo la natura ma anche i valori e le opere buone dell’uomo che come ci insegna il Vaticano II (Gaudium et spes, 39) ritroveremo “purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre il regno eterno ed universale”; d) infine questo Regno è già misteriosamente presente oggi fra noi per cui non solo si può dire che la vita eterna comincia già qui ma che noi possiamo con la nostra attività renderla sempre più ricca ma anche  più presente e prossima.

3.     Questa storia stimola una spiritualità coerente 

Accettare questa idea di Regno di Dio è importante per almeno due ordini di motivi con riferimento alla nostra spiritualità. Il primo motivo è che se è vero che quello che realizziamo sulla terra, anche sul piano sociale e politico, non è indifferente per l’aldilà perché – come ci insegna la Gaudium et spes , 39 – il progresso terreno “nella misura in cui può contribuire ad ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio”, allora il parlare di vita eterna non può più essere considerato un discorso di evasione dalle responsabilità temporali ed umane ma apre un orizzonte nuovo che sollecita maggiormente il credente a impegnarsi sui temi della società con uno sguardo che sempre lo sospinge oltre l’orizzonte.

Il secondo motivo è che se è vero che la nostra spiritualità può gettare un ponte fra vita terrena e vita eterna rendendo quest’ultima più prossima, allora occorre sottoporre alcune nostre pratiche ad una verifica serena e severa per vedere quanto operano in questa direzione. Mi riferisco in particolare ai quattro percorsi di cui ho parlato nel libretto: la preghiera, l’amore per i defunti, la santità e l’eucarestia.

Bisognerebbe riflettere sull’importanza e probabilmente sulla centralità nella vita del credente di una preghiera che emerge dalla meditazione sull’esperienza quotidiana e vuole ricercare in essa, tramite il discernimento spirituale, i segni dello Spirito e l’utilità per il Regno di Dio.

Bisognerebbe riflettere sul culto dei defunti se esso è solo pratica consolatoria o invece è un cammino complesso e difficile che ci aiuta a inoltrarci, fin da ora, sulle strade del Regno interloquendo costantemente con compagni che già vivono nel Regno.

E lo stesso per il culto dei santi. Bisogna riflettere quanto esso è parte di un cammino verso la santità a cui siamo tutti chiamati e quindi il loro culto è ricerca di un modello che vogliamo seguire e che ci aiuta nel cammino verso il Regno o solo richiesta di grazie e di favori tutta chiusa in una pietà devozionale.

Ed infine l’eucarestia che è il sacramento più importante per aprirci le strade del Regno perché è l’offerta comunitaria del nostro lavoro e del nostro impegno che vogliamo che il Signore accolga e trasformi nel suo corpo e nel suo sangue e quindi che accetti di renderli parte del suo Regno. Per questo l’eucarestia è il laboratorio del Regno.

 

4.     Quel “si” di Maria

C’è un ultimo punto di cui parlare e riguarda la riflessione su Maria. Bisogna dire che questo libretto è stato scritto in tre fasi. La prima sotto l’entusiasmo dei primi incontri quando mi sembrava che il disegno fosse chiaro e facile da riportare, nel suo insieme, sulla carta. Ma giunto alla esperienza terrena di Gesù mi sono incagliato e la stesura è rimasta ferma per alcuni mesi. Poi dopo l’incontro dei primi di novembre sulla vita eterna e vita terrena improvvisamente le idee si sono schiarite ed ho finito il lavoro in una giornata.

Il libretto è stato visto, corretto e stampato ma rimaneva un punto di cui non ero soddisfatto, quello su Maria. E’ stata la sera del 7 dicembre durante la celebrazione della messa all’Immacolata che durante l’omelia del Parroco, improvvisamente, stimolato da una frase, ho preso a ragionare sull’importanza notevole del “si” di Maria, perché è stato quel “si” a rendere possibile l’incarnazione. Mai Dio avrebbe fatto violenza su una creatura anche per uno scopo così sublime e decisivo per il creato. Maria ha risposto liberamente ed in piena consapevolezza dei rischi che la sua decisione comportava. Per questo è stata ripiena di grazia. Era scontato che Maria dicesse “si”? Assolutamente no anche se Dio, per cui tutto è presente, anche il futuro, conosceva già il “si” di Maria e per questo non solo l’ha fatta nascere senza peccato ma ha permesso l’incarnazione del Figlio.

Senza il “si” di Maria non sappiamo ( e forse non ci interessa nemmeno saperlo) quale sarebbe stato il futuro della storia infinita. Basta non darlo per fatto scontato, per un assenso dovuto da una creatura al suo creatore. E’ stato invece un atto grandioso che, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere giunto dopo vari tentativi falliti…

 

 

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