Possono la cultura e la storia divenire leva di turismo?

 Possono la cultura e la storia essere una leva per il turismo o devono rimanere, necessariamente, riserva di caccia per studiosi ed iniziati? Questa è la prima scommessa con cui vogliamo fare i conti preparando il Grande evento culturale del 2013.

Tutti sanno che Eolo comandava i venti e che diede un otre ad Ulisse che doveva garantirgli il ritorno ad Itaka. Tutti, basta essere andati alla scuola elementare. Non tutti sanno invece che il nome Lipari deriva da Liparo che era il suocero di Eolo. Non tutti, anche fra gli eoliani. Così non tutti, anche fra gli eoliani, sanno che la stufa di San Calogero ha circa 3.500 anni perché l’hanno realizzata i greci prima del 1430 a.C.. Così non tutti sanno, anche fra gli eoliani, che sul Castello prima che sorgesse la Cattedrale e le altre chiese, molto prima c’erano dei templi dedicati a Efesto il dio del fuoco conosciuto anche come Vulcano, ad Eolo, forse anche uno ad Apollo ed uno ad Afrodite che era la dea della bellezza che i romani chiamarono Venere.

I liparesi erano molto devoti ad Apollo tanto che dopo la vittoria contro gli etruschi e la cattura di venti navi, che diede a Lipari il controllo su tutto il Tirreno nelle prime decadi del V secolo a.C., inviarono a Delfi all’oracolo di Apollo venti statue votive, una per ogni nave che avevano catturato. Comunque il prestigio dei Liparesi sui mari non è legato solo a questo periodo della Lipara Cnida ma comincia fin dal tempo dell’ossidiana e poi con gli Eoli, gli Ausoni e prosegue con i Cnidi cioè un periodo che va dalla preistoria fino al III secolo a.C. quando o liparesi vengo sconfitti e distrutti dai Romani. Lo testimoniano tanti reperti archeologici e testimonianze a cominciare dal celebre dipinto di Thera (Santorini) che raffigurerebbe la rocca di Lipari con le due marine addirittura nel XVII secolo a.C. alla Repubblica di Platone  nella quale, secondo alcuni, il celebre filosofo si sarebbe ispirato al sistema sociale della Lipara Greca.

E proprio agli epigoni  di questa lunga storia fortemente segnata dalla cultura greca (degli Eoli, degli Ausoni e dei Cnidi) Lipari potrebbe avere vissuto una straordinaria stagione felice nella quale nacquero e proliferarono superbi luoghi votivi, sorsero splendidi teatri all’aperto dove si rappresentavano le commedie e le tragedie nei dei più grandi autori greci da Eschio a Menandro,da Aristofane ad Astidamante, erano diffuse le botteghe d’arte nelle quali tenevano scuola maestri di pittura, scultura e decorazione come il celebre Pittore di Lipari o l’altrettanto celebre pittore di Cefalù che produssero ceramiche caratterizzate da una vivacissima policromia. Questi maestri artigiani non ci lasciarono solo splendidi crateri ma anche piccolo terracotte figurate: maschere dei personaggi del teatro, statuette di attori ma anche statuette di belle ragazze che rispecchiavano i costumi, le mode, le pettinature, gli atteggiamenti della vita quotidiana. Una stagione felice in cui non doveva essere raro incontrare per le vie della città, intenti a disputare con la gente comune, Menandro e Senofane di Colofone che frequentava Lipari sebbene temesse i vulcani, Glafiro di Cappadocia, Aristippo il fondatore della scuola Cirenaica, Zenone di Elea senza dimenticare Ebro di Lipari ricordato da Orazio.

E’ possibile risvegliare queste memorie sopìte e forse mai venute alla luce in cinque giornate di primavera non solo con conferenze e tavole rotonde ma anche con recitazioni, danze per le strade animate da giovani in costumi ma coinvolgenti gente eoliana e turisti, percorsi da caccia al tesoro per riscoprire le tracce di questo mondo scomparso da millennni, mostre nei musei ma anche per le strade di pittori locali e di ragazzi delle scuole coinvolte in questa rivisitazione e poi il premio letterario, il gemellaggio con le isole greche, gli accostamenti della cucina locale a quella greca nella saga del mussaka e della parmigiana.

Lo ripetiamo: questa è la scommessa del grande evento. Una scommessa che si gioca su due fronti. Il fronte interno dei liparesi perché diventino più consapevoli della loro storia e quindi delle virtù dei loro progenitori e sappiano tradurla in capacità di accoglienza, comunicando ospitalità e rispetto per gli ospiti. Il fronte eterno: quello degli ospiti perché siano incuriositi dalla nostra storia e si confrontino sull’impegno di ricercarne le tracce sul territorio, nei monumenti, ma anche nei comportamenti degli indigeni.

2 risposte a “Possono la cultura e la storia divenire leva di turismo?

  1. Pingback: Possono la cultura e la storia divenire leva di turismo? |

  2. Dott. Giacomantonio tutto il mio plauso per la pregevole iniziativa, ci vuole proprio una ventata di storia e cultura di cui siamo ricchi e possiamo “venderne” più di qualsiasi altri. Dopo l’abbuffata di carnevalate varie ci vuole proprio un sostanziale cambiamento strategico per salvare queste isole dai “nuovi vandali”, se posso essere utile mi faccia sapere, avrei qualche idea.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...