L’Eucarestia: “Fate questo in memoria di me”.

 “… il Signore Gesù nella notte in cui veniva tradito, prese del

  pane  e, dopo aver reso grazie, lo spezzò, e disse: ”  Questo          

   e’ il mio corpo, che e’ per voi, fate questo in memoria di me”. 

   Allo stesso modo, dopo aver cenato prese anche il calice

   dicendo: “Questo calice é la nuova alleanza nel mio sangue                          

   fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me”. Ogni  

   volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo

    calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli

     venga”. (1 Cor. 11, 23-26).

L’eucarestia centro della comunione ecclesiale

L’Eucarestia nel suo senso più vero e più pieno è – unitamente alla Parola, alla carità fraterna e alla preghiera – il centro della comunione ecclesiale e  la massima espressione della fede. Gli Atti degli Apostoli ricordano che i credenti della prima comunità cristiana “erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At, 2.42).

L’eucarestia è il momento in cui ringraziano Dio per la creazione,  il momento in cui partecipiamo al sacrificio di Cristo, e quindi il momento in cui cooperiamo con Dio alla costruzione del Regno. Per questo si può  parlare di questo sacramento come dell’officina, del laboratorio del Regno.

La consapevolezza che l’Eucarestia, come culmine della liturgia, è un ringraziamento a Dio per la creazione è presente alla Chiesa fin dai padri come  Sant’Ireneo e  Sant’Ippolito di Roma che parlano dell’ offerta delle primizie delle creature di Dio.

“Le nuove  formule offertoriali della liturgia cattolica – osservava Max Thurian, monaco di Taizé ed osservatore al Concilio Vaticano II, in un libretto del 1982[1] – sono molto ricche di significato. Il pane è frutto della terra, il vino frutto della vite; l’uno e l’altro sono frutto del lavoro dell’uomo; li presentiamo a Dio dell’universo perché diventino pane della vita e vino del regno eterno, il corpo e il sangue di Cristo. La liturgia indica qui un duplice passaggio: il frumento e la vite sono stati lavorati dall’uomo per dare origine al pane e al vino; l’uomo li offre al creatore, affinché  mediante il suo Spirito li trasformi per farne il corpo e il sangue di Cristo. Questo duplice passaggio della creazione è espresso dall’offertorio e dalla consacrazione”.

L’offertorio, osserva ancora Thurian, è un momento importante della celebrazione eucaristica perché qui si manifesta il legame fra l’ordine della creazione e l’ordine della redenzione che verrà manifestato nel memoriale sacrificale. E,  aggiungiamo noi, nell’ordine della redenzione c’è anche la costruzione del Regno.

All’offertorio, quando la chiesa depone sull’altare i beni materiali e spirituali dei fedeli, essa realizza la sua povertà: “non le rimane altro che riporre questa miseria – dice Thurian – nelle mani del Cristo che, assumendola nel suo stesso sacrificio presentato come intercessione, ne fa una vera lode, una preghiera efficace, un sacrificio valevole ‘per lui, con lui, in lui’”[2].

Non si tratta di ripetere il sacrifico di Cristo che è un evento unico. Si tratta di renderlo operante, qui ed ora, dilatando con i nuovi apporti, i confini del Regno.

L’Eucarestia è, aggiungiamo, un sacramento trinitario che l’assemblea chiede al Padre in forza della Parola vivente di Cristo ed in virtù della potenza dello Spirito Santo: “Ora ti preghiamo umilmente – recita il sacerdote all’inizio della preghiera eucaristica III – : manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo, perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri. Nella notte in cui fu tradito…”.

L’eucarestia, laboratorio del Regno

Sul “Regno di Dio fra vita terrena e vita eterna” ci siamo intrattenuti due mesi fa e quindi faccio riferimento a quella relazione[3]. La resurrezione di Gesù – dicevamo allora – ha rivoluzionato l’aldilà realizzando appunto quel Regno di Dio di cui parlava proclamando : “Convertitevi perché il Regno di Dio è vicino”.  E in che cosa è consistita questa rivoluzione? Con la Resurrezione prima e l’Ascensione dopo Cristo inaugura il nuovo Paradiso che non è abitato solo da angeli ed arcangeli ma dagli uomini con i loro valori, la loro storia, la loro cultura. Con l’Ascensione il Regno di Dio si insedia nel Paradiso.

Tutto l’universo aspetta – scrive  S. Paolo – con grande impazienza il momento in cui Dio mostrerà il vero volto dei suoi figli. Il creato è stato condannato a non aver senso, non perché l’abbia voluto, ma a causa di chi ve lo ha trascinato. Vi è però una speranza: anch’esso sarà liberato dal potere della corruzione per partecipare alla libertà e alla gloria dei figli di Dio. Noi sappiamo che fino ad ora tutto il creato soffre e geme come una donna che partorisce. E non soltanto il creato, ma anche noi che abbiamo, le primizie dello Spirito, soffriamo in noi stessi perché aspettiamo che Dio, liberandoci totalmente, manifesti che siamo suoi figli.” (Rom. 8, 18-23).

Questo quando tutto sarà compiuto e non ci sarà più distinzione per gli uomini fra la vita terrena e la vita eterna. Ma già oggi il Regno di Dio è in mezzo a noi, lo ha detto Gesù (Lc. 17,20) . Già oggi possiamo operare per la sua costruzione, per la sua realizzazione. Questo è il grande messaggio portato da Gesù e che la sua morte e resurrezione hanno reso possibile. Ma come?

Come matura il Regno di Dio su questa terra? Come opera Dio attraverso la Parola ed il Soffio? Che contributo possono dare gli uomini? Nell’incontro a cui ho fatto riferimento dicevo che per capire questo è utile riflettere sullo Spirito Santo, sulla santità e sull’Eucarestia. Sullo Spirito che soffia dove vuole, alimenta il discernimento, e costruisce continuamente patti di pace fra gli uomini; sulla Santità che è un ponte fra il già e non ancora e quindi l’Eucarestia che è il sacramento costituito da Gesù nell’ultima cena, l’ultimo atto prima di affrontare la Passione e la Croce. Oggi riflettiamo in particolare sull’Eucarestia.

Ripartiamo dalle parole di Gesù come c’è le ricorda Paolo che probabilmente è il testo più antico: “Questo è il mio corpo,  che è per voi: fate questo in memoria di me… Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue : fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me” (1Cor. 11,23-25). Ed anche Matteo, Marco e Luca che riportano la formula (Mt. 26,26-28; Mc. 14,22-24; Lc. 22, 19- 20) ribadiscono questi tre punti: la donazione della vita per gli uomini, la richiesta di ripetere il rito  in sua memoria, e, a proposito del calice, la sottolineatura che esso  è simbolo della nuova alleanza che Dio stabilisce per mezzo del  sangue di Cristo.

Torneremo in seguito sul significato della donazione nell’Eucarestia, qui è importante sottolineare come essa rappresenti il cuore del sacramento. La donazione che Cristo fa della sua vita alla quale noi ci associamo ponendo sull’altare il nostro impegno per la giustizia, la pace, la solidarietà e la fatica, le sofferenze il dolore patito per questo impegno fino ad essere disposti a donare la nostra vita come ha fatto Gesù. Senza questa disposizione non c’è eucarestia, non partecipiamo al sacramento.

E’ quanto si evince anche dalla seconda parola : memoria.  Che cosa significa “fate questo in memoria di me?”. Un semplice ricordo? Molto di più. Il memoriale costituisce l’attualizzazione dell’opera di Dio e nello stesso tempo è il ricordo orante al Padre di quanto Gesù ha fatto, affinché continui oggi la sua opera[4]. Affinché continui questo grande pellegrinaggio verso la pienezza dei tempi raccogliendo il materiale per il Regno.

Infine la nuova alleanza. L’Antica alleanza era quella delle tavole della legge date a Mosé sul Monte Sinai. La nuova alleanza è quella sancita attraverso la passione morte e resurrezione di Gesù che apre la strada al progetto trinitario. Il progetto trinitario che ha per obiettivo  di creare un nuovo rapporto dell’uomo con Dio che lo fa “simile a lui”( 1Gv. 3,2). Questa è la nuova alleanza. L’Eucarestia è uno strumento, la via principale, che Gesù ha scelto per coinvolgere gli uomini nella costruzione del Regno di Dio a cominciare dalla vita terrena.

L’Eucarestia, sacramento della fraternità

A ben vedere la via dell’Eucarestia ha una dimensione orizzontale ed una dimensione verticale. La dimensione orizzontale[5] è data dai rapporti con gli altri uomini qualificati dalla donazione fino alla donazione della vita, come ha fatto Gesù. “ Il corpo di Cristo ci è dato – scrive Arturo Paoli[6] – perché noi tutti lo assimiliamo e formiamo una comunità”. Gesù nella sua esistenza con la pratica della dimensione conviviale ( frequentazione delle abitazioni, partecipazione ai banchetti, condivisione dei pasti nei prati…) ha inserito nei rapporti umani l’esperienza di una fraternità aperta a tutti anche ai pagani (Mc 7, 24-30) e, “scandalosamente” ai peccatori e a gente non rispettabile in genere.  I discepoli che Gesù sceglie inaugurano un movimento credente che si caratterizza per la fraternità universale, promuovendo un modo di essere uomini e donne capaci di condividere tutto, nella gratuità e senza imposizioni. In questa fraternità il banchetto eucaristico ha un posto centrale come profezia e narrazione di un mondo nuovo, metafora escatologica di un mondo differente, annuncio e in qualche modo anticipazione del Regno. Rappresenta la speranza che l’amore può modificare le strutture di ingiustizia, di morte , di disprezzo per gli ultimi. Questo era ben presente alla Chiesa primitiva. “Tutti coloro che erano diventati credenti – si legge negli Atti degli Apostoli – stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno” (2, 44-45).

“Fate questo in memoria di me”. E la stessa notte in cui lo tradiscono, convoca i fratelli a tavola e qui, al centro della celebrazione, trasforma la violenza in gratuità e il tradimento in accoglienza, offre loro l’unità e la vita del suo corpo”(X. Pikaza, Questo è l’uomo. Manuale di Cristologia, Borla, Roma 1999 p.408).

L’Eucarestia, sacramento della donazione

La dimensione verticale dell’Eucarestia è data dal rapporto della comunità con il Signore tramite il sacerdote. Il pane e il vino posti sull’altare rappresentano l’offerta della comunità che il Cristo trasformerà nel suo corpo e nel suo sangue. Più precisamente il pane rappresenta tutti gli sforzi che gli uomini compiono per promuovere nel mondo la giustizia, la solidarietà e la pace; il vino rappresenta la fatica, la sofferenza, il dolore pagati per questo impegno. Ecco questo la comunità degli uomini, legati dalla fraternità, riuniti intorno all’altare offrono sotto le sembianze del pane e del vino: il loro contributo all’edificazione del Regno alla creazione di relazioni, esperienze, istituzioni, strutture fondate sulla convivialità e l’accoglienza. E questo in ogni chiesa, in ogni comunità, ovunque si celebri l’eucarestia. Donano, nel solco della memoria di Cristo, tutti se stessi come sacrificio vivente (Rom.12,1.2) e Cristo tutto benedice e mentre accoglie tutto come materiale per la costituzione del Regno, a sua volta, offre all’uomo se stesso, sotto le sembianze del pane e del vino, perché l’uomo trovi la forza di continuare a lottare.

Sono due gli aspetti che emergono in questo ragionamento: i beni della terra che vengono trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo; la dimensione escatologica del sacramento.

I beni della terra e del lavoro dell’uomo vanno ben al di là come abbiamo detto e come ci ricorda la costituzione conciliare Gaudium et Spes all’art.39 che richiama anche la loro dimensione escatologica: ”I beni, quali la dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà, cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li troveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati , allorquando il Cristo rimetterà al Padre il regno eterno e universale”.

Tutto il creato, commenta Bruno Forte, è in un certo modo presente nel pane e nel vino dell’Eucarestia, “elementi della natura , coltivati dall’uomo”: le realtà creaturali e l’azione umana nell’universo vi sono comprese. Siamo di fronte ad radicale apertura e chiamata alla gloria. L’universo nella sua pienezza si muove ed è attirato verso la trasformazione escatologica, significata al presente nella conversione eucaristica[7].

Questa prospettiva che vorrebbe affrancare l’Eucarestia dalla pietà devozionale e aiutarla ad avere quel respiro cosmico voluto da Cristo mi rimanda ad una delle più belle ed ispirate pagine del gesuita scienziato Pierre Teilhard de Chardin con cui apre il suo saggio “La Messa sul Mondo”:

Poiché ancora una volta, o Signore, non più nelle foreste dell’Aisne ma nelle steppe dell’Asia, sono senza pane, senza vino, senza altare, mi eleverò al di sopra dei simboli sino alla pura maestà del Reale; e Ti offrirò, io, Tuo sacerdote, sull’altare della Terra totale, il lavoro e la pena del Mondo”.

Conclusione

 Il cristiano vive la sua esperienza terrena sapendo che può contare sulla compagnia di Gesù, in ogni momento. Lo ha detto lui che rimarrà con noi fino alla fine dei tempi. Gesù è con noi quando in due o tre saremo riuniti nel suo nome, quando leggiamo e proclamiamo la Parola, è presente nei poveri e nei sofferenti che incontriamo sulla nostra strada, è presente nei sacramenti a cominciare dal battesimo… Ma è stato ricordato che la presenza nell’eucarestia è unica.

Florenzia aveva capito questo pienamente e poneva l’eucarestia al centro della sua giornata dividendola nell’attesa prima e nel ringraziamento poi, della sua celebrazione. E così da centro della sua giornata diventava anche centro della sua esistenza.

L’unicità della presenza del Cristo nell’eucarestia sta, come ha sempre predicato la Chiesa, nella presenza reale. Sant’Ignazio di Antiochia, che visse nella seconda metà del primo secolo, diceva che “l’eucarestia è la carne del salvatore nostro Gesù Cristo, quella carne che ha patito per i nostri peccati e che il Padre, nella sua benevolenza ha resuscitato”[8] . E questa è stata la fede che la Chiesa ha continuato a professare nei secoli. Il Concilio Vaticano II nella “Gaudium et spes” , afferma, che un pegno della speranza del Regno e un alimento per il cammino “il Signore lo ha lasciato ai suoi in quel sacramento della fede nel quale gli elementi naturali coltivati dall’uomo vengono trasmutati nel Corpo e nel Sangue glorioso di lui, in un banchetto di comunione fraterna che è pregustazione del convivio del cielo”[9].


[1] M.Thurian, Il mistero dell’Eucarestia, Ed.Paoline, 1982.

[2] M. Thurian, idem, pag. 42.

[4] M. Thurian , op. cit. , pag.25 e ss.

[5] Per la stesura della dimensione orizzontale ho fatto riferimento, in particolare, a C.Donolo, L’esistenza eucaristica di Gesù di Nazaret.

[6] A. Paoli, Il difficile amore. Un uomo scendeva, Cittadella Editrice, Assisi 2008, p.73.

[7] B. Forte, La Chiesa nell’Eucarestia, D’Auria, Napoli, l975, pag.305 – 306.

[8] S. Ignazio d’Antiochia, Le lettere, Ed. Paoline, Roma, 1980, pag. 95.

[9] Gaudium et spes, n. 38.

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