Archivi del mese: dicembre 2014

Mons. Francesco Micciché al Dott. Giacomantonio

Mons. Micciché
Carissimo e stimatissimo dottor Michele, la sua lettera al Santo Padre è un balsamo salutare per il mio cuore ferito da infami calunnie, è una dolce carezza che allevia il mio dolore e mi dà la bellissima sensazione di non essere solo e abbandonato. Alla vigilia della solennità liturgica dell’Immacolata concezione non poteva esserci per me regalo più bello. Grazie di vero cuore. La ringrazio per l’affetto, la stima, l’amicizia che mi ha sempre manifestato fin dai tempi del mio servizio pastorale nelle Isole Eolie. Il mio grazie a lei va anche per la sua fedele e intelligente collaborazione alle varie iniziative che in quel periodo assai fervido abbiamo intrapreso, iniziative che hanno avuto dei risvolti positivi non solo per le Eolie, ma anche per tutta la provincia di Messina. La nostra azione attraverso la scuola di formazione al socio-politico ha varcato allora i confini della Sicilia e ha avuto un eco nella stampa nazionale e nella televisione . Ho nostalgia di quei tempi e mii rifugio spesso nel ricordo. Le chiedo la carità di ricordarmi al buon Dio nelle sue preghiere perchè mi dia forza e coraggio di affrontare la dura battaglia della vita e mi tenga forte nella fede. L’abbraccio con affetto e di cuore la benedico, oggi celebrando la divina Eucaristia insieme a lei porterò all’altare la sua carissima moglie che dal cielo continua ad essere per lei compagna fedele e angelo buono.

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Lettera aperta a S. Santità PapaFrancesco riguardo al Vescovo Micciché

Lettera aperta a S. Santità Papa Francesco sulla vicenda del Vescovo Francesco Micciché

Francesco e Micciché
Santità,
Lei conosce la vicenda di monsignor Francesco Micciché già Vescovo di Trapani inopinatamente e traumaticamente deposto, proprio al culmine della sua azione pastorale, con grande sconcerto di un grande numero di cittadini e cristiani. Cittadini e cristiani che hanno avuto modo di conoscere il Vescovo Francesco prima nella Arcidiocesi di Messina, Lipari e S.Lucia del Mela come vescovo ausiliare e poi in quella di Trapani. Nelle isole Eolie ha lasciato un ricordo forte ed indelebile contribuendo significativamente al rinnovamento religioso di queste isole ed al passaggio da una religiosità legata alle feste ed alle tradizioni popolari ad una fede adulta capace di misurarsi sui problemi sociali e politici.
Non spetta a me entrare nel merito dei fatti accaduti e sindacare i comportamenti delle autorità ecclesiastiche in questa vicenda, anche se le notizie che sono trapelate creano sconcerto e grande tristezza. Dov’è la Chiesa profezia di un mondo caratterizzato dalla fraternità e dall’amicizia civile? Dov’è la Chiesa che non giudica e sa ascoltare tutti a cominciare da chi è impegnato in situazioni difficili? Quella che si intravvede, in questa vicenda, è invece una chiesa dell’omertà e del silenzio, una chiesa che si chiude a riccio e crede di potere risolvere tutto al proprio interno senza dare conto a nessuno. Una chiesa che non ha capito come oggi l’opinione pubblica non è un male ma un valore. Altrimenti non si è una comunità ma un regime.
Santità,
l’impressione che si ha è che i comportamenti di questa vicenda siano tutti in controtendenza non solo rispetto alla Sua azione pastorale che il mondo intero ha imparato a conoscere ed apprezzare in questi ventuno mesi del Suo pontificato, ma anche con la Chiesa emersa dal Concilio Vaticano II.
Lei non ha pensato due volte a compiere scelte coraggiose e fortemente innovative con grandi ripercussioni a livello mondiale. Certo questa vicenda ha dimensioni al più regionali eppure ci sembra che non sia meno importante per la Chiesa ed il popolo di Dio. Dissolvere le ombre che si sono formate, ricostruire con coraggio e carità la verità dei fatti, ripristinare la giustizia, non è cosa da poco anche se riguarda solo una diocesi.
Santità.
Lei ci insegna che il fare un passo indietro, il tornare sui propri passi non sempre è segno di debolezza, ma molte volte è dimostrazione di forza. Quella forza che ci viene dal Signore che fa nuove tutte le cose, anche i comportamenti tradizionali, anche le prassi consolidate.
Ecco Santità, rinnovi il comportamento della burocrazia vaticana, chieda che si riverifichi tutta la vicenda e se non ci sono, come in molti crediamo che non ci siano, responsabilità del Vescovo Francesco Micciché gli si dia la possibilità di riprendere la sua azione pastorale. E così si darà anche al Popolo di Dio che è in Sicilia, e che da questa vicenda è rimasto ferito, la gioia di far parte di una comunità viva dove si può anche sbagliare ma dove non si ha paura di verificare i propri passi ed, eventualmente, di riconoscere gli errori.
Con infinita umiltà da un cristiano come tanti che, giunto a settantaquattro anni, ama la Chiesa ogni giorno di più.
Michele Giacomantonio – Lipari

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