Terza Parte. Una battuta d’arresto o una sconfitta?

PARTE TERZA

 Una conclusione.

 Una battuta d’arresto o una sconfitta?

Ancora una volta, forse per l’ultima volta, il Gabbiano dalla barba grigia sentì il bisogno di ritirarsi sul Monte Sant’Angelo a riflettere. Era l’Avemaria, come dicevano i vecchi, quando le campane della chiesa annunziavano l’ora dei vespri. Lipari era già avvolta nell’ombra della sera mentre il sole, alle spalle del Gabbiano, infuocava ancora l’orizzonte là dove si scorgevano le sagome di Alicudi e Filicudi. 

Diverse volte il gabbiano era volato sulla cima più alta dell’isola, alle spalle della cittadina che ha lo stesso nome, là dove ancora si indovinavano i segni dell’antico cratere vulcanico. Vi tornava nei momenti importanti e decisivi e questo era un momento importante della propria vita ma anche della vita di tante altre persone perché di fatto si concludeva una esperienza amministrativa durata dieci anni ed oltre. Di questi anni almeno sette erano dedicati pressoché interamente al grande progetto delle Eolie.

“È stata una bella e grande scommessa ed una avventura emozionante”, commentò il Gabbiano dalla barba grigia.

“E’ stata una dura sconfitta” replicò il Corvo nero carbone.

“Se è stata una sconfitta lo si vedrà fra alcuni anni. Ho imparato che nella società i processi una volta innescati non appartengono più a chi li ha promossi. Vanno avanti anche indipendentemente da lui soprattutto se l’idea è ricca di fascino e di suggestione”.

“Siamo sempre bravi ad addolcire le pillole quando sono amare. Il fatto è che un processo è stato interrotto in maniera traumatica proprio quando era giunto nella fase cruciale di traduzione in fatti concreti”.

“Questo è indubbio. Bisogna vedere se quello che si è riusciti comunque a fare ha la forza di durare fruttificando oppure viene assorbito e normalizzato nel tran tran di sempre. Ho testimoniato un modo diverso di fare il Sindaco alle Eolie che difficilmente potrà essere dimenticato e cancellato. La programmazione come metodo, le relazioni semestrali, la trasparenza nei rapporti con i cittadini e per le missioni, una iniziativa dispiegata sullo scacchiera internazionale oltre che regionale e nazionale, sono tutte cose con cui dovranno fare i conti i miei successori”.

“Come al solito in te manca l’autocritica. Se tutto andava bene perché il progetto è fallito o, comunque, ha subito un grave colpo traumatico? Sempre colpa degli altri, o del destino cinico e baro?”.

“Ciò che va salvaguardata è l’idea forza di uno sviluppo sostenibile, solidale e trasparente di queste isole, facendone uno dei crocevia del Mediterraneo per  cultura, per qualità ambientale, qualità sociale. Ma al di là di questa
idea di fondo molte cose devono essere riviste nella riproposizione e nella declinazione del progetto. Non ho mai detto di non avere compiuto errori, anche se i più gravi non sono forse quelli che mi attribuiscono. Per esempio ha dato molto rilievo alla riqualificazione e valorizzazione del capitale fisico trascurando sia il capitale umano, sia il capitale sociale”.

“I soliti discorsi difficili che la gente non capisce. Gestire un comune non è come scrivere un libro di sociologia…”

“Lo so bene ma c’è il momento dell’analisi e quello della divulgazione. L’analisi ha bisogno di operare sulla base di concetti che riassumono la realtà altrimenti ci si disperde nell’elencazione dei casi ed al massimo si fa letteratura. Il capitale fisico sono le risorse economiche e naturali che queste isole dispongono, il capitale umano sono le competenze e le professionalità a disposizione del territorio, il capitale sociale è quel tanto di cultura e di finalità condivise che in un territorio sono maturate. È indubbio che la mia attenzione sia stata soprattutto rivolta a migliorare il capitale fisico (smaltimento rifiuti, risorse idriche, energia alternativa, beni culturali, beni naturalistici ecc…), un po’ meno alla formazione per fare crescere le professionalità – anche se sforzi in questa direzione non sono mancati – e probabilmente molto poco alla crescita del capitale sociale. Riproporre oggi l’esperienza alla luce di quanto è successo vorrebbe dire capovolgere i gradi di attenzione fra questi tre comparti. E al primo posto viene indubbiamente il capitale sociale”.

“Ma tu non ti eri proposto come il Sindaco della gente con un movimento che doveva coinvolgere la gente nella gestione della cosa pubblica?”

“ Sìi ma questo proposito si è perso per strada anche perché – e non vuole essere per niente una giustificazione – una cosa io potevo fare mentre il progetto pretendeva che si amministrasse aprendo strade nuove, che si coltivasse il movimento, che si coinvolgesse continuamente la gente”.

“Allora la responsabilità è dei tuoi collaboratori”.

“Non dico questo. Dico che abbiamo sottovalutato il fatto che un processo così complesso come quello che ci eravamo proposto, non poteva essere l’opera solo di un capo per quanto carismatico fosse, ma di una équipe di eguali tutti responsabilizzati allo stesso modo. È mancata la squadra. E questa non è colpa di qualcuno in modo specifico, è colpa di ciascuno (a cominciare da me che dovevo saperlo avendolo teorizzato per anni alle ACLI) ed allo stesso tempo di nessuno. Quando si parla di carenza di capitale umano non si fa solo un discorso professionale ma anche politico. Nelle Eolie c’é troppa gente che sa criticare ma pochissima che si impegna a fondo per risolvere un problema. E quando si trova qualche persona di buona volontà, si scopre che ha bisogno di esperienza per fare bene….”

“Non capisco il ragionamento. Che cosa dovevate fare allora? Aspettare che maturasse il capitale umano e poi quello sociale per impegnarvi ad amministrare?”

“I tempi della politica non sono quelli degli uomini e della società. Ci era stata data un’ occasione che non potevamo ricusare. Dovevamo necessariamente scendere in campo. Non farlo avrebbe voluto dire rendersi corresponsabili moralmente delle omissioni e di quant’altro degli anni passati. Ma bisognava avere l’umiltà di riconoscere che questa non era e non poteva essere l’Amministrazione della grande svolta ma, più concretamente, quella che metteva in campo le premesse per le Eolie dello sviluppo sostenibile, solidale e trasparente.”

“Cioè ti senti un pò come Mosè…”.

“Non provocarmi sui paragoni biblici. Comunque come a Mosè – facendo le debite proporzioni – a me è stato dato solo il compito di aprile la strada verso la terra promessa… Per questo ho parlato di scommessa e non di sconfitta. Questa strada è stata aperta? Le Eolie andranno avanti o si fermeranno nel binario morto? Questo lo vedremo nei prossimi anni. Intanto è giusto riprendere i fili della grande scommessa e raccontare questa avventura verso le Eolie del domani”.

 

 

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