Il via alla speculazione edilizia: il sacco di Vulcano

 (da Michele Giacomantonio, Navigando nella storia delle Eolie, Pungitopo 2010)

     Checchino Vitale                
La politica di oggi è indubbiamente figlia delle vicende del dopoguerra e soprattutto dell’arivo del turismo alle Eolie. Era quella l’epoca del Sindaco Checchino Vitale, della Cassa del Mezzogiorno, dei primi passi della Regione Sicilia.

La storia degli anni sessanta e settanta ed in parte, forse, degli stessi anni ottanta, è la storia di come una grande intuizione, quella del turismo naturalistico e culturale, venga drammaticamente travolta e tutto si tramuta in speculazione e distruzione di molte delle peculiarità del paesaggio e della cultura eoliana. La lunga testimonianza di De Pasquale che abbiamo voluto raccogliere mette l’accento su un grande peccato dell’amministrazione di quel periodo: la mancanza di programmazione.

“Alle isole Eolie – ha scritto Cavallaro – non si è potuta realizzare una pianificazione urbanistica malgrado che da tempo se ne avvertisse la inderogabile necessità: vani furono i tentativi negli anni 1959, 1969 e 1973. Soltanto il 3 novembre 1975 [l’era Vitale era già conclusa ], in seguito alle costanti pressioni di taluni ambienti culturali è stato adottato per il Comune di Lipari il programma di fabbricazione con relativo regolamento edilizio per porre fine alla speculazione immobiliare che durante questi ultimi anni aveva compromesso parte dell’isola di Vulcano.

La mancanza di strumenti urbanistici ha dato luogo, in particolare modo dal 1964 inpoi, ad una consistente richiesta di aree che di conseguenza ha determinato insediamenti senza una logica urbanistica ed ambientale.[1]”

Più volte abbiamo fatto cenno ad un convegno sulla tutela e lo sviluppo del territorio tenuto a Lipari nel dicembre del 1974. Bisogna dire che il tema dello sviluppo e della tutela ambientale delle isole minori era stato aperto dalla Associazione “Italia Nostra” con un seminario dal titolo “Strumenti per la tutela delle Isole Eolie” tenuto il 9 giugno del 1973 aTaormina. A Taormina fu forte la denuncia delle speculazioni edilizia che deturpavano il territorio, e soprattutto quello dell’isola di Vulcano. Anzi in alcuni momenti si rischiò la rissa personale come nello scambio di epiteti fra il prof. Meli, incaricato della relazione di apertura, e il Sindaco di S.Marina Salina Liberatore Giuffré, ma anche – forse in toni più contenuti – fra Meli e il Sindaco Vitali[2].

Per questo gli amministratori liparesi tentarono una risposta col convegno di Lipari dal tema “Tutela e sviluppo socio-economico delle Eolie” con la partecipazione di numerosi parlamentari nazionali e regionali, tra cui il Presidente della Regione e l’Assessore on. Piersanti Mattarella al convegno prese parte anche “Italia Nostra” che ribadì le accuse al modello di sviluppo che si era affermato nelle isole.

Alcuni anni dopo, nel 1981, Italia Nostra curò un quaderno sulle “Isole minori: cultura e ambiente”, nel qualeAngelo Raffatorna sul tema della speculazione e vuole verificare se negli ultimi anni fosse cambiato qualcosa.

“Non è necessario – afferma avviando l’indagine – soffermarsi a lungo sulle ragioni che hanno reso tanto lenta l’approvazione di uno strumento urbanistico essenziale per la difesa delle peculiarità ambientali, ma che sarebbe stato di ostacolo alle iniziative speculative di proprietari terrieri e di imprenditori dell’edilizia e del turismo. Sta di fatto che fra il gennaio 1970 ed il novembre 1974 ottennero la dichiarazione di abitabilità ben 2.227 vani, di cui solo 841 nell’isola di Lipari, la più estesa e popolata, e 1.117 inquella di Vulcano, la cui superficie è inferiore di 1.700 ettaria quella di Lipari e la cui popolazione era un ventesimo di quella dell’isola maggiore… Nello stesso periodo  il comune rilasciava 418 licenze edilizie, un terzo delle quali per la sola isola di Vulcano”[3].

E’ a questo punto che l’analisi di Raffa si ricollega al fenomeno dell’emigrazione e delle case abbandonate o cedute per pochi spiccioli ed a quello del turismo.

“Verso la metà degli anni ’50 l’interesse di ricchi turisti alla ricerca del paradiso perduto, venne favorito dalla larga disponibilità di case abbandonate, spesso ruderi, e di terreni incolti in posti panoramici, lasciati disponibili dalla popolazione emigrata. L’indice di abbandono delle abitazioni, infatti, nel comune di Lipari era nel 1951 del 25,5%, nel 61 del 30, 6%. Tali immobili furono facilmente acquistati da parte dei turisti non solo per la deruralizzazione che li aveva liberati degli abitanti, ma anche perché erano concentrati nelle mani di pochi benestanti e notabili indigeni che spesso li avevano acquistati a bassissimo prezzo ( il presso del biglietto di viaggio per l’Australia o l’America), o addirittura gratuitamente per usucapione o ne disponevano in base a procure loro rilasciate dagli emigrati”[4].

A questa fase caratterizzata dall’acquirente diretto che si compra e si fa ristrutturare la casa ne segue un’altra, quella della intermediazione  e speculazione immobiliare sempre più organizzata. Sono nati così complessi residenziali specialmente  a Vulcano, nelle località di Porto e Vulcanello, dove esistevano proprietà fondiarie  meno frammentate delle isole Eolie, in possesso di poche famiglie.

“Fra queste, – incalza Raffa – la famiglia di un cittadino che ha ricoperto la carica di Sindaco per 23 anni ha venduto lotti di decine ed anche centinaia di migliaia di metri quadri a imprenditori che hanno ottenuto prontamente le licenze, hanno lottizzato, costruito e venduto centinaia di appartamenti, in luoghi dove quindici anni fa non esisteva neanche una casa[5]”.

E così oltre alla mancanza di programmazione, intrecciata e connessa con questa, vi è un altro grosso peccato contro il proprio territorio di cui si è ammantata l’amministrazione liparese nel corso di quegli anni e cioè l’aver praticato una politica di mediazione fondata sul consenso e, potremmo aggiungere, sull’alimentazione di un tessuto di piccole clientele e favori.

Che si commettevano degli abusi edilizi come anche che si compissero usurpazioni al demanio comunale necessariamente gli amministratori hanno dovuto accorgersene ma, sostiene Raffa, “non hanno voluto fermarle, perché timorosi di scontrarsi con gli interessi di gruppi di potere, o anche di una crescente massa di cittadini amministrati dei cui consensi avevano bisogno”[6].

E come non le hanno volute vedere gli amministratori dell’arcipelago, non hanno voluto vederle anche gli entri preposti al controllo, dalla Sovrintendenza all’Assessorato regionale.

“La commissione edilizia ha dato pareri positivi, la Sovraintendenzaha rilasciato nulla-osta, il sindaco ha firmato licenze edilizie, l’assessorato regionale, sollecitato ad intervenire anche da Italia Nostra, in qualche caso ha fatto orecchio[7] da mercante, in altri ha ingiunto al sindaco di ritirare licenze illegittime in tempi brevissimi, ma è poi rimasto passivo di fronte alle inadempienze del sindaco”.

E non si creda che questi processi fossero tipici solo del Comune di Lipari, in qualche modo essi hanno investito, anche se in misura minore, anche i comuni di Salina. Infatti nel dicembre del 1978 nel piccolo comune di S.Marina Salina, la commissione edilizia ha esaminato ed approvato un centinaio di progetti e il sindaco ha iniziato a rilasciare licenze edilizia senza neanche attendere il parere della Sovrintendenza. Nel comune di Malfa con abitanti pressoché dello stesso numero e cioè intorno ai 700, alla vigilia dell’adozione dello strumento urbanistico, e cioè nel maggio del 1977, sono stati presentati alla commissione edilizia più di cento progetti, che solo un intervento, sollecitato alla Presidenza della regione ed alla giunta regionale, è riuscito a bloccare[8].

Un processo che si è arrestato dopo le denuncie del 1974? Niente affatto. “Nel 1975 – continua Raffa – in una sola seduta, nell’imminenza della votazione del programma di fabbricazione, la Commissioneedilizia emise il fantastico numero di 140 pareri favorevoli”[9]. Questo al Comune di Lipari.

Fra il 1974 ed il 1978 la massa di interventi privati di trasformazione del territorio messi in moto, calcola Raffa, ammontava almeno a 2.400 iniziative nelle Eolie di cui ben 1.242  solo a Lipari e50 aSalina, in attuazione della legge regionale 38/78 che contemplava provvidenze per la popolazione colpita dal terremoto dell’aprile 1978. Un’altra grande occasione per incrementare licenze e concessioni è stata la legge regionale n. 7 /1980 che proponeva una sanatoria per l’abusivismo edilizio in nome del “riordino urbanistico ed edilizio”.


[1] C. Cavallaro, Evoluzioni e prospettive…, op. cit., pag. 61.

[2] Si vedano le cronache ed i commenti pubblicati da il Notiziario delle Isole Eolie, giugno1973. In particolare l’articolo dell’ing. Augusto Merlino.

[3]A. Raffa, Le Trasformazioni dell’ambiente naturale e sociale nelle isole Eolie, in “Quaderni di Italia nostra”n. 18, 1981. pag. 184.

[4] Idem, pag. 185.

[5] Idem, pag. 188. Il cittadino a cui si riferisce Raffa è naturalmente il Sindaco Francesco Vitale.

[6] Idem, pag. 190.

[7] Idem, pag. 191.

[8]A. Raffa, Le trasformazioni…, op.cit., pp. 193-194.

[9] Idem, pag. 184.

 

Una risposta a “Il via alla speculazione edilizia: il sacco di Vulcano

  1. Leggere tutto ciò fa capire come la mancata programmazione dello sviluppo edilizio già dagli anni 60 ha devastato e trasformato l’assetto naturalistico delle eolie. Ma la cosa più grave è che una classe politica dominante ha inculcato nella società una cultura illecita e illegale dell’edilizia che ancora oggi come un macigno ci trasciniamo, senza renderci conto che come un cancro sta divorando “la valenza” di queste isole, che sta nella particolarità e straordinarietà del suo territorio.
    Salvatore Agrip.

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