Archivi del mese: maggio 2012

Solidarietà di cittadini della Diocesi di Trapani a Mons. Micciché

 Pur se consapevoli che queste righe possano essere non lette e probabilmente neanche essere tenute in considerazione, riteniamo tuttavia un nostro diritto/dovere esprimere il nostro immenso rammarico e il nostro grande e deciso disappunto per la rimozione dell’Eccellentissimo Vescovo Mons. Francesco Micciché dalla Sua Sede episcopale di Trapani, in seguito alle tristi vicende a danno del Vescovo, della Diocesi tutta e a discredito della Chiesa universale.

 Siamo un nutrito gruppo di fedeli laici, impegnati attivamente nella pastorale diocesana e nell’apostolato.

   In questo momento il titolo che ci sta più a cuore e che santamente ci inorgoglisce è l’essere cristiani autentici, “Amici” del nostro Vescovo, profondamente vicini a Lui in questo tristissimo momento, pronti ad asciugare le Sue lacrime e a sostenerLo soprattutto con la nostra preghiera e il nostro purissimo e disinteressato affetto.

   Come con forza sottolineato in una precedente missiva, nell’estate scorsa, al Nunzio Apostolico di allora, Mons. Bertello, forse cestinata o mai pervenuta alla Sua attenzione,la Diocesidi Trapani ha vissuto quattordici anni di grazia sotto la guida esemplare del suo Vescovo, che si è speso per essa puntando da subito diritto contro mafia e massoneria, poteri forti che opprimono la nostra Città, a costo della Sua stessa vita, ha dato uno scossone spirituale a questa Città assopita nelle coscienze,  ha inneggiato alla vita e non alla morte, ha promosso progetti culturali in ogni campo, ha insegnato come vivere santamente a servizio dei fratelli, ha donatola Suavita a Cristo e alla Sua Chiesa, consumandosi senza risparmio alcuno delle Sue energie fisiche e spirituali.

   In questi giorni in cui lo Stato urla a gran voce la legalità e la continua voglia di combattere i poteri forti che impediscono la libertà ai cittadini tutti, ci sembra assurdo il fatto che il nostro Vescovo, contrariamente a quanto si afferma, venga duramente e ingiustamente colpito dalla Sua stessa Chiesa per essersi mostrato cittadino onesto e per aver tutelatola SuaDiocesida loschi affari sui quali sta indagandola Procura. Possaalmeno la giustizia civile renderGli soddisfazione appurando pienamente la verità e facendo pagare i veri responsabili di tanto male!

   E che dire della relazione del Visitatore Apostolico, Sua Eccellenza il Vescovo Mogavero?

Null’altro che anch’Egli dovrà rendere conto al Signore di quello che ha scritto nella sua relazione e  pregare perché… come ognuno di noi … si converta e viva… L’inferno, purtroppo, esiste…!!!

Non ci scandalizziamo certo per quanto sta accadendo. E’ successo tante altre volte nella vita della Chiesa, santa e peccatrice…

   Pensiamo solo ai nostri giovani, a quei giovani che il nostro Vescovo ha tanto amato e cercato di avvicinare alla Chiesa di Cristo, ai nostri Seminaristi, ai giovani Sacerdoti da lui ordinati in questo tempo di grazia, ma anche a qualunque fedele che, con cuore umile, si era posto fiducioso alla sequela di Cristo e che adesso si sente tradito e deluso dai suoi stessi fratelli in Cristo.

   Se la fede non vacillerà, come auspichiamo, a causa della incessante tentazione di satana, che ha vinto per adesso la sua battaglia,  riusciremo di certo a rinnegare noi stessi, portarela Croce  e seguire Cristo.

   Non sono gli onori, né la carriera, né gli applausi che ci interessano, ci interessa solo una vita cristiana coerente, degna di essere vissuta come la sta vivendo il nostro Vescovo, che, mai sceso a compromessi con i potenti di turno, a testa alta e con grande dignità, non da perdente, ma vincitore in Cristo, risorgerà con Lui.

   Grazie se siamo stati onorati di esser stati letti fino alla fine, e, uniti nella preghiera comune al Cielo tutto per la nostra Chiesa, porgiamo cordiali saluti

                                                                     nomi e cognomi dei firmatari

 

Il Vescovo a cui non mancava la voce

Domani , domenica di Penttecoste, verrà distribuito in tutte le chiese di Lipari un numero speciale del giornalino della Caritas di Lipari “In rete” dedicato interamente a Mons. Francesco Miccicché in cui gli si esprime solidarietà e si ricorda il grande contributo da lui portato alla vita morale, religiosa e sociale della nostra comunità. Il giornaletto potrà essere scaricato direttamente da questo sito:

Numero speciale ” In rete”

Solidarietà degli eoliani a Mons. Francesco Miccicché

Diverse lettere di solidarietà sono state rivolte a Mons.  Francesco Miccicché. Anche noi non abbiamo voluto fargli manzare il nostro sostegno e il calore della nostra vicinanza. Chiunque voglia associarsi a questa iniziativa che parte da un gruppo di sacerdoti e di laici può comunicarci la sua adesione e noi la aggiungeremo in calce alla lettera                                            

A S.Ecc. Rev.ma   Mons. Francesco Miccicché –  TRAPANI

 Eccellenza Reverendissima,

 abbiamo appreso dai giornali del gravissimo ed immotivato provvedimento che l’ha rimosso da Vescovo della diocesi di Trapani che ha colpito Lei ma anche tutti coloro che hanno avuto la fortuna e l’onore di poterLa conoscere ed apprezzare. Il ricordo di Lei e della Sua opera pastorale è ancora forte e vivo nelle isole Eolie.

 Nel 1989 la nomina di un vescovo pure ausiliare ma con la destinazione ad occupare stanzialmente la antica sede vescovile di Lipari venne accolta subito da tutti gli eoliani con grande soddisfazione e forti manifestazioni di gradimento in una realtà che aveva subìto l’accorpamento della diocesi a Messina e S. Lucia del Mela. Soddisfazione e gradimento che non poterono non accrescersi via via che veniva evidenziandosi come il nuovo vescovo avesse la formazione, la cultura e l’intuito per rappresentare una guida sicura per il popolo eoliano.

 Subito fu chiaro che Lei portava nelle Eolie la lezione del Concilio radicata in una fede viva in Gesù Cristo che ridimensionava il devozionalismo di cui era satura la religiosità di queste isole, ed insieme ad essa la fiducia nel ministero dei laici e alla loro partecipazione piena alla missionarietà della Chiesa Predicò dai pulpiti e testimoniò nella vita quotidiana che il cristianesimo non può limitarsi alla preghiera ma deve incarnarsi nella storia incidendo nel tessuto sociale e nella vita politica.

 Certo questa visione della fede e del ruolo della Chiesa, da noi, viene subito a confrontarsi con una vita sociale apparentemente pigra ma investita da processi sotterranei anche intensi di trasformazione ed omologazione che rischiano di spazzare via ogni tradizione ed ogni valore.  Nel turismo più che una grande occasione di sviluppo e di benessere per tutti si scorge piuttosto l’occasione per accaparrare e moltiplicare risorse. Inoltre si insinuava  nel pensare comune l’idea che se il turismo portava ricchezza allora i suoi stili di vita non possono che essere superiori a quelli  conosciuti nelle ristrettezze. I valori dell’accoglienza, della parola data, dell’unità della famiglia cedevano il posto ad un individualismo edonistico che primeggia su tutto e su tutti. Persinola Chiesarischiava di trasformarsi in un assemblaggio di riti popolari come le decine e decine di feste che si svolgono in ogni frazione con processioni, canti in piazza e giochi pirotecnici che rasserenano e tranquillizzano, con l’elargizione di qualche lira e l’accompagnamento di una processione, la coscienza dei singoli.

 Anche la politica sottostava a questa crisi anzi ne era un volano moltiplicatore. In una comunità caratterizzata dalle solidarietà corte la politica non ha mai rappresentato un grande valore. Amministrare non ha mai significato concretizzazione di un progetto, si è amministrato mediando fra gli interessi forti e si è sempre chiesto il voto per amicizia o per interesse. Col tempo essendo cresciuti gli interessi e cominciando le Eolie a divenire appetibili, le mediazioni degli interessi si erano spostate altrove, a Messina, a Palermo, a Roma, dove operavano i padrini potenti. Il voto è sempre più diventato merce di scambio.

 E’ questa l’immagine delle Eolie che si presenta a Mons. Miccicchè appena giunge a Lipari. Più che i travagli della transizione egli scorge un piano inclinato dove tutto sembra scorrere inesorabilmente verso la dissipazione. Su chi fare conto? I preti sono ormai quasi tutti anziani, presi per lo più in una piatta routine liturgica, con scarso interesse non solo per la vita sociale ma per lo stesso impegno pastorale che non sia quello delle funzioni e delle processioni. La partecipazione dei laici – al di là della organizzazione delle feste padronali – è scarsa  e si esaurisce quasi completamente nella esperienza rituale delle confraternite o neocatecumenale delle comunità di preghiera. Da dove cominciare? Dal mondo politico che forse è il più compromesso ma che indubbiamente avrebbe strumenti per incidere?

 Ed è proprio “agli Amministratori di Lipari , a quanti servono il Comune e lo Stato, a tutti gli uomini di buona volontà che vivono nelle Isole Eolie” che il nuovo Vescovo indirizzò la sua prima lettera pastorale l’11 luglio 1989, festa di San Benedetto Abate, patrono di Europa. La lettera iniziava con un riferimento ad Isaia: “Per amore di Sion non tacerò” e così il titolo della pastorale, ciclostilata e diffusa in centinaia di copie a cura delle ACLI locali, diventa “Per amore delle Eolie non tacerò”.

Quando la lettera venne letta nelle chiese, durante la messa domenicale, fu subito polemica. Aveva riferimenti forti oltre che alla Bibbia, alla costituzione conciliare Gaudium et Spes ed alle encicliche sociali pontificie. Ma non è per questo che crea scandalo e meraviglia. Sono piuttosto alcune frasi dette “sine glossa” che chiamano in causa gli amministratori locali ma anche alcuni politici originari delle Eolie che da Messina, Palermo o Roma tirano le fila della politica locale.

Era indubbiamente ad essi che faceva riferimento quando sollecitava i liparoti a ritornare “ a ragionare con la propria testa, a compiere libere ed autonome scelte, a non fare il gioco di “potenti” pupari che certamente non vogliono il bene delle Eolie, ma si servono delle isole per i loro illeciti profitti”. E più avanti: “Non è pensabile che possano esistere elementi che mettano in ginocchio un paese con la loro infida politica di ostruzionismo, di presunta legalità, di perbenismo stucchevole. Il popolo benpensante rifiuta presenze di principotti che gestiscono la cosa comune con metodi feudali”.

 Ma più che una lettera di denuncia e di invettive – come molti subito la considerarono –   questa  di Mons. Miccicchè appare, a rileggerlo oggi, soprattutto un accorato appello.

“Cari politici di qualunque colore e corrente voi siate, nel nome di Dio vi supplico di ‘smetterla di divorarvi a vicenda’ (Gal 5,15), guardate come si è ridotto il tessuto sociale; fate in modo di ricucirlo, adoperatevi per fare rivivere la speranza nel cuore di tanta gente, la fiducia nelle istituzioni, la volontà fattiva nell’interesse di tutti…Il terreno infido dei favoritismi, la corsa sfrenata al denaro, intrecciano una rete di rapporti squallidi tra le persone che diventano vittime del ricatto, compromessi in un illecito che a Lipari è diventato purtroppo legge”.

 Un appello forte a cui seguì un attività pastorale conseguente e coerente. Il convegno rivolto ai giovani, il corso di formazione alla politica, l’attenzione si problemi della pomice ed alle esigenze delle maestranze, la preoccupazione per i problemi della casa che diede vita ad un’altra lettera pastorale.

 Queste alcune iniziative che avviarono nelle Eolie un clima nuovo sia a livello sociale come a livello ecclesiale. E non possono non ricondursi a questo clima anche il rifiorire dell’associazionismo laicale, le nuove vocazione sacerdotali, i cambiamenti nella vita politica ed amministrativa. Una vera e propria primavera la cui memoria e crediamo anche i suoi effetti si estendono fino ai nostri giorni.

 Questo è stato Lei, Eccellenza per le Eolie, e in questi giorni di sofferenza vogliamo farle sentire vicino il nostro affetto e la nostra gratitudine sicuri che se gli uomini, come spesso accade, non sapranno riconoscere i suoi meriti saprà farlo il Signore che tutto vede e tutto conosce.

Ci benedica, Eccellenza

Mons. Francesco Micciccé e le Eolie

Diverse persone che ieri ho incontrato, in particolare i giovani, mi hanno chiesto di sapere qualcosa di più di Mons. Micciccé di cui hanno letto sui giornali e che hanno “scoperto” essere stato Vescovo di Lipari. Si, ho detto, è stato vescovo di Lipari in un periodo  vivace della nostra vita politica e sociale e non un vescovo qualunque. Così ho deciso di pubblicare alcune pagine di un mio libro sulla mia amministrazione “Sette anni da …gabbiano”, ancora inedito. Pagine che parlano appunto di Mons. Miccicché. 

( da Michele Giacomantonio, Sette anni da …gabbiano, inedito)

 Mons. Francesco Miccicché, era il nuovo vescovo ausiliare della Diocesi di Messina, Lipari, Santa Lucia del Mela, nominato nei primi mesi del 1989 ed insediatosi a Lipari nella funzione di Vescovo di Lipari.

Da  qualche annola Diocesidi Lipari era stata accorpata a quella di Messina e Lipari aveva smesso d’essere sede vescovile.

La nomina di un vescovo pure ausiliare ma con la destinazione ad occupare stanzialmente la sede vescovile di Lipari viene accolta da tutti gli eoliani con grande soddisfazione e forti manifestazioni di gradimento. Delegazioni di amministratori e di popolo si recano a salutare il presule designato a Monreale, la sua Diocesi di appartenenza, e  molti di più saranno le autorità, i fedeli ed i curiosi che andranno ad assistere alla sua consacrazione. Questa nomina appare come una parziale correzione del provvedimento di accorpamento della vecchia diocesi e quindi in qualche modo il riconoscimento di uno speciale privilegio per le Eolie nella nuova diocesi. In oltre il nuovo vescovo è giovane, è colto e, cosa che non guasta, è anche di bell’aspetto. Sono gli elementi che suggestionano le intelligenze ed infervorano gli animi. Così l’accoglienza a Lipari  e l’insediamento in Cattedrale vede le folle delle grandi occasioni. (leggi tutto)

Lino Natoli e la solidarietà a Mons. Francesco Miccicché

Leggo sui blog eoliani la bella lettera con cui Lino Natoli esprime la solidarietà a Mons. Francesco Miccicché che la Santa Sede ha rimosso, senza giustificazione alcuna, da vescovo di Trapani. Condivido e sottoscrivo riga per riga quanto dice Lino e mi piacerebbe che i miei concittadini che hanno conosciuto Mons. Miccicché si associassero in questa solidarietà. Personalmente devo a Mons. Miccicché la mia decisione di tornare a vivere a Lipari per contribuire allo sviluppo di queste isole. Riporto di seguto la lettera di Lino Natoli.
 

Eccellenza Reverendissima, apprendo da organi di stampa che le autorità vaticane hanno assunto la gravissima decisione di rimuoverla dal suo incarico di Vescovo della diocesi di Trapani. Si tratta di un provvedimento incomprensibilmente violento che colpisce la sua persona, la comunità trapanese ma anche tutti coloro che negli anni hanno avuto la fortuna e l’onore di poterla conoscere ed apprezzare…..” (leggi il seguito della lettera)

 

Mercoledì 16 alle ore 19.30 all’Hotel Filadelfia: auto convocazione iscritti e candidati PD

Il mio “consiglio al nuovo Sindaco” nel quale suggerivo di ripristinare l’incompatibilità fra la responsabilità di assessore ( e soprattutto di vice Sindaco) e Consigliere comunale , ha avuto un buon riscontro. Il rischio che confondendo i ruoli operativi con quelli di programmazione e soprattutto di controllo si indebolisse l’Amministrazione è risultato convincente. Ma in agguato dietro questa norma scellerata vi sono anche altri rischi: come quello ad esempio di creare due categorie di Consiglieri: quelli che possono abbinare la posizione in giunta con la responsabilità di consiglieri ( seria A) e quelli invece che sono solo consiglieri (serie B). E lo stesso vale perla Giuntacol rischio che in serie B viene a trovarsi il Sindaco per primo.

Qualcuno ha osservato che se un consigliere ha avuto un ottimo esito elettorale e la legge lo permette non vede nel cumulo alcuno scandalo. Prendiamo il PD, viene detto, dove i due consiglieri che concorrono per la vice sindaca tura insieme hanno ottenuto più della metà dei voti dei partiti, perché non dovrebbero essere premiati? Il premio lo hanno già dato a loro gli elettori che li hanno chiamati a svolgere il ruolo per cui hanno chiesto il voto: quello di programmazione e di controllo. Gli elettori non hanno detto che questi sono divenuti i padroni del partito monopolizzando tutte le cariche. Il partito continua ad esistere con la sua autonomia e deve ascoltare tutti gli iscritti e tutti i candidati. Iscritti e candidati che non solo hanno consentito al partito di superare lo sbarramento per ottenere i consiglieri, ma hanno permesso di presentare le liste giacchè due soli nomi non sarebbero stati sufficienti.

Ripeto osservazioni che in moltissimi hanno condiviso salvo i dirigenti locali e provinciali del partito e questo apre un problema grave e delicato. Un problema di democrazia interna e di concezione della politica. Per questo, dopo avere a lungo riflettuto, ed avere invano atteso un riscontro da parte dei dirigenti ( faccio pur sempre parte del Direttivo) alla fine ho deciso di “metterci la faccia” e ho proposto a iscritti e candidati una auto convocazione. Ed a questo proposito ho lanciato un appello: ci vediamo mercoledì 16 alle ore 19.30 all’hotel Filadelfia per discutere del ruolo che il PD deve avere nella nuova amministrazione ma anche sulla democrazia interna al partito.

Ho deciso di lanciare io l’appello come uno dei componenti più anziani del partito e perché non sono in corsa ( lo dico ai soliti maliziosi) per nessun ruolo amministrativo che non sia quello di, se me lo chiedono, dare consigli a titolo gratuito.

 

Il dibattito su Facebook sull’autoconvocazione

Un consiglio al nuovo Sindaco: ripristini l’incompatibilità fra Giunta e Consiglio comunale

 Dopo il brillante successo elettorale, per il nuovo Sindaco si apre una fase difficile che riguarda l’insediamento e soprattutto la formazione della squadra con cui dovrà amministrare. Siamo convinti  che Marco Giorgianni saprà scegliere con saggezza e ponderazione i componenti della Giunta ma forse è importante  partecipargli alcuni consigli e considerazioni che derivano dall’esperienza. La nuova legge elettorale ha abolito l’incompatibilità fra consigliere comunale e membro di giunta. Sinceramente mi sembra un errore perché inficia quella sana dialettica fra organi di gestione ed organi di indirizzo e di controllo che il legislatore del 1993 aveva voluto introdurre ma può avere l’effetto di produrre guasti gravi soprattutto quando il Sindaco non fa parte del Consiglio Comunale come nel nostro caso.  Il rischio più significativo è legato alle funzioni.La Giunta, che deve rispondere totalmente e solamente al Sindaco, deve assumere ogni giorno responsabilità esecutive mentre il Consigliere Comunale ha, nelle funzioni di indirizzo e controllo, una prospettiva più di lungo periodo. L’assessore che è anche consigliere viene ad essere ad un tempo controllore e controllato mentre il Sindaco rimane sempre e solo controllato. Controllato dal Consiglio ma anche di parte ( o anche di tutta se tutti gli assessori fossero ad un tempo consiglieri comunali)la Giunta.  Unasituazione paradossale che qualche volta potrebbe portare l’Assessore -Consigliere persino  in conflitto con lo stesso Sindaco. Questo che è vero per qualsiasi assessore è tanto più vero per il vice Sindaco che dovrebbe essere l’alter ego del Sindaco, l’uomo in cui il primo cittadino deve riporre la massima fiducia e che invece, giocando sul doppio ruolo, potrebbe essere tentato di assumere un ruolo di preminenza.

Ma la legge non dice che il consigliere nominato assessore deve rimanere per forza tale. Dice solo che può non dimettersi. Ed allora, questo è il mio consiglio, il Sindaco riproponga con forza e chiarezza questa incompatibilità che ha lo scopo di rafforzare la sua Giunta anche sotto l’aspetto della disponibilità:chi vi entra deve garantire un impegno totale, preminente anche nei confronti della propria attività professionale. E lo ripeto, anche sotto questo aspetto, il ragionamento vale per tutti ma soprattutto per il vice Sindaco che non può configurarsi assolutamente come un ruolo part-time.