Più forte della morte è l’amore

Ricordo di Aida nel primo anni versario del suo transito.

Lipari 2 dicembre 2011 – 2 dicembre 2012

Il Cantico dei Cantici recita che forte come la morte è l’amore ma Gesù di fronte alla tomba dell’amico Lazzaro ha  mostrato che l’amore è più forte della morte e la vince. E’ stato il primo segnale. Poi è venuta la Resurrezione è la dimostrazione che la vita eterna era possibile anzi che con la Sua resurrezione si era aperta una pagina nuova nel creato: la vita umana diveniva eterna.  Chiunque crede in me, dice Gesù, avrà la vita eterna (Gv 3, 15).

Piccola mia,

E’ passato un anno da quando il 2 dicembre dello scorso    anno    il tuo cuore ha cessato di battere all’Ospedale   di Lipari. Un anno  difficile, per molti  versi  terribile  per  la  mancanza  della  tua  presenza, della tua tenerezza, del tuo amore. Un anno in cui   almeno cento volte   al giorno il pensiero che  tu te ne eri andata per sempre si è presentato alla  mia mente colpendomi come un pugnalata provocando tristezza, sgomento, pianto. Ma tutte le volte, amore mio, io ho cercato di reagire con due ragionamenti che sono venuto sviluppando ed  approfondendo giorno dopo giorno. Il primo: io non ti ho persa per sempre ma tu sei andata avanti precedendomi in Paradiso. Il secondo: perché

rattristarmi al   pensiero che    non ci sei più e non   invece  ringraziare il Signore perché ci sei stata, hai vissuto, ci siamo amati? Ora, piccola mia, in questa ricorrenza del tuo dies natalis, voglio riflettere su questi pensieri perché possano essere di conforto a me e chi, come me, vive nella    sofferenza per la dipartita di una persona cara.  Io non ti ho perso ma tu sei andata avanti. C’è una bella             poesia attribuita a S.Agostino, ” La   morte non è niente”. che dice:

“La morte non è niente.  Sono solamente passato dall’altra parte:  è come fossi nascosto nella stanza accanto.  Io sono sempre io e tu sei sempre tu.  che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.  Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;  parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.  Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.  Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,  di quelle piccole cose che tanto ci piacevano  quando eravamo insieme. 

Prega, sorridi, pensami!  Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:  pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.  La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:  è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. 

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?  Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. 

Rassicurati, va tutto bene.  Ritroverai il mio cuore,  ne ritroverai la tenerezza purificata.  Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:  il tuo sorriso è la mia pace. “.

È vero, questo  dovrebbe essere il sentimento  profondo   ed  immediato del  cristiano che  crede veramente che Cristo é risorto ed ha sconfitto la morte. Ho pensato molto in questi mesi al Paradiso. E’ una realtà su cui non riflettiamo mai abitualmente come obbedendo ad un principio di saggezza non scritto che  delle cose che non si conoscono e’  meglio non discutere. Ma  non è vero che del

Paradiso non  sappiamo  niente. Sappiamo  quello che  il Signore  ci  hai rivelato e non e’ poco. Bisognerebbe rifletterci di più perché la  nostra   vita  e’  troppo  appiattita  sulla   realtà terrena e la morte ci spaventa. San Francesco invece  aveva imparato ad amarla e la chiamava sorella. Bisognerebbe immaginare il Paradiso come un luogo di serenità e di pace in cui  ritrovare  Aida. Quando ci provo, Signore, mi figuro il giorno della mia morte Signore, quando la mia anima col mio corpo trasfigurato vengono verso di Te ed Aida e’ al tuo fianco e Tu dici sorridendo :”Ecco  ora siete nuovamente  insieme”.  E penso, Signore, che  prendo Aida per  la mano  e ci mettiamo   subito   ad organizzare la ricorrenza del nostro matrimonio che quest’ anno non abbiamo potuto festeggiare. Non e’ una  ricorrenza qualsiasi, e’ la ricorrenza organizzata  nell’ eternità per eternità. Un grande banchetto come quelli di cui parli nei vangeli quando ti  riferisci  all’aldilà. Un  banchetto che  parte  dal  terrazzo della casa di Pianoconte dove

Aida visse, da bambina,  estati felici fino al terrazzo della Serra dove  io trascorrevo, dalle   zie, buona parte  delle mie estati. Un  banchetto a cui partecipano tutti i nostri morti che io ricordo ogni giorno nell’ Eucarestia a cominciare   da Saverio, Gabriella e Mimmo grande e poi mia mamma, mio papà, zia Tete’, Frenze, Attilio, Maria, Delia, Tino, i fratelli di mia madre e le loro spose, i fratelli e le sorelle di mio padre con sposi e spose, i nonni: Michele, Domenico,  Carmela, Angelina,  Marietta, Vincenzo, Giovannino con  nonna  Francesca che morì   giovane  probabilmente anche lei di tumore, e

nonna Mariannina, e poi zia Anna, zia Sara, zia Pina,  Eugenio,  zio Bartolo, zio Vincenzino di sant’ Anna; e quindi gli amici da  Ivana e Franco  a quelli delle ACLI e infine alcuni ospiti che sono nel mio cuore come il cardinale Martini,        padre Pio Parisi, Florenzia, Giuseppe Sinopoli,  prefetto Profili.  Tutti al nostro banchetto, al nostro tavolo. E sul finire della cena arrivano anche Gesù e sua mamma Maria, come a Cana, e Gesù sorridendo mi chiede ” manca  il     vino?”. Così mi raffiguro una  giornata  nella  vita eterna : “gioia  piena  alla tua presenza /dolcezza senza fine alla tua destra”.

Il secondo pensiero: Aida non mi e’ stata tolta, mi  stata donata per cinquatatré anni. E’ la preghiera di lode  che elevo al  Signore tutte le mattine:

“Io Ti lodo e Ti ringrazio  Signore, perché hai fatto nascere Aida, dotandola di quelle virtù, di quei valori e di quei sentimenti che l’hanno fatta apprezzare e amare quanti l’hanno conosciuta.

Io Ti lodo e Ti ringrazio Signore, per avermi fatto conoscere Aida e avermela fatta amare.

Io Ti lodo e Ti ringrazio Signore, per aver fatto si che  Aida corrispondesse al mio amore che  è andato via via approfondendosi e rafforzandosi.

 

Io Ti   lodo e Ti  ringrazio Signore, perché dopo otto anni di fidanzamento hai benedetto le nostre nozze ad  Assisi  il 27 giugno del 1966 nella chiesetta di San Damiano.

Io Ti lodo   e Ti ringrazio    Signore, perché ci  hai donati 45 anni di matrimonio tutti vissuti nella serenità e ricchi di momenti di gioia e anche di felicità. Certo non sono mancati difficoltà, problemi, malattie ma tutto abbiamo  affrontato  insieme, man  nella mano, facendoci forza e coraggio a vicenda.

 

Poi Signore è arrivata la   grande malattia che è durata due anni. Due anni duri, sofferti ma anche ricchi di speranza ed attesa in  cui è venuta crescendo la preghiera e la capacità di penitenza cercato modificare mio temperamento divenendo  più mite ed  umile di cuore ,più  misericordioso e compassionevole. Non so se ci sono riuscito Signore, ma comunque io Ti lodo e Ti ringrazio perché in questi due anni mi  hai dato una disponibilità di tempo e una sicurezza economica come mai era stato prima nella mia vita, che hanno permesso dedicarmi ad  assistere Aida a tempo  pieno  e di ricercare per le lei le migliori cure oggi possibili.

Infine Signore è arrivato il 2 dicembre dello scorso anno e Tu ti sei preso Aida malgrado le mie preghiere e la grande attesa, fino all’ultimo giorno, di un miracolo. Ma certo Signore le  Tue vie non sono le nostre vie, l’hai detto. Io speravo che tu conservassi Aida per questa vita, Tu invece avevi un disegno diverso e più ampio e guardavi  oltre, alla vita eterna.

Ed infatti io credo, Signore, che Aida sia oggi nel Tuo Regno, a fianco a Te, perché ha sofferto molto, perché  mite, compassionevole, misericordiosa.

Quello che chiedo, sinceramente, è che al più presto, oggi   stesso se vuoi, io possa raggiungerla in Paradiso.

Michele

 

 

Le foto, esclusa quella iniziale e quella finale, sono tutte tratte dal nostro viaggio negli Stati Uniti e nel Canadà del marzo 2009.  La foto iniziale è una costruzione di fantasia, quella finale è stata ripresa nel giardino dell’Ospedale San Raffaele durante la tomoterapia ( marzo 2011).

 

 

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